Dieci regole di scrittura.Pillole di Ufficio Stampa a cura di Giorgio Vizioli

Lug 6th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Editoriale


La scrittura non è una scienza esatta. E, se l’uso della lingua è corretto dal punto di vista sintattico e grammaticale (e naturalmente ortografico!), vige la massima libertà.

Tuttavia, bisogna anche tenere conto del fatto che all’interno di ogni mondo, di ogni ambiente professionale, esistono regole di scrittura che devono essere seguite, per accreditarsi e dialogare con i propri interlocutori professionali; e ciò è tanto più vero in ambito giornalistico, dove la parola e il linguaggio sono ferri del mestiere.

Per questo motivo, ecco un piccolo decalogo, orientativo, di regole formali.

1) Limitare, se non escludere del tutto, l’uso delle virgolette, che possono dare impressione di mancanza di coraggio e di autorevolezza: se si ritiene di usare una determinata espressione, o una metafora, o un aggettivo o un avverbio per rendere un concetto, lo si può fare senza schermarsi dietro le virgolette;
2) Semplificare le cifre: se per il contesto in cui scriviamo non è indispensabile l’indicazione di un dato numerico preciso fino al dettaglio, è meglio arrotondare la cifra, in modo che il lettore abbia subito un’idea dell’entità di cui stiamo parlando, naturalmente aggiungendo le locuzioni “oltre”, “quasi”, “poco meno” o “poco più” a seconde che si sia arrotondato per eccesso o per difetto: Milano ha oltre un milione e mezzo di abitanti, non 1.523.765…
3) Le migliaia vanno indicate con il termine mila e non con i tre zero: 200 mila e non 200.000.
4) Le valute vanno indicate dopo la cifra e con il nome per esteso: 300 dollari, non 300 $ o $ 300…
5) I numeri fino a dieci devono essere scritti per esteso in lettere e non in cifre: sette e non 7.
6) La “d” eufonica deve essere aggiunta ad articoli e preposizioni solo se la vocale seguente è la stessa.
7) Non usare la forma verbale “dichiara” per supportare una dichiarazione all’interno di un comunicato: è meglio sostituirla con “spiega” o “commenta”, all’inizio, oppure, procedendo, si possono utilizzare “ribatte”, “aggiunge” o ”conclude”, a seconda del tenore delle dichiarazioni stesse.
8) Non si usa più anteporre l’articolo determinativo ai nomi delle aziende: non si dice “la Fiat”, ma “Fiat”, “la RAI” ma “RAI”, concordate al genere femminile.
9) Non si deve dare nulla per saputo: ogni nome di persona, a meno che non sia famosissimo (per esempio Adriano Celentano) deve essere seguito dalla carica o dalla qualifica; viceversa non si devono mai mettere titoli di studio come dottore, ingegnere, ragioniere e anche professore.
10) Per le città straniere si utilizza sempre il nome in italiano, quando esiste; New York, New Delhi etc invece si scrivono con il nome originale.

Giorgio Vizioli. Giornalista e comunicatore, dal 1990 titolare dell’Agenzia Studio Giorgio Vizioli & Associati di Milano (www.studiovizioli.it), ha ricevuto il Premio “Ufficio Stampa di Eccellenza 2019” del GUS (Giornalisti Uffici Stampa) Lombardia
Membro del Comitato Direttivo del ClubMC
giorgio.vizioli@studiovizioli.it
www.studiovizioli.it

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