Dopo le scorte, dal grocery robot alla spesa robot

Mag 22nd, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News


Non è tutt’oro quel che luccica? L’agroalimentare è tra i settori meno colpiti dall’emergenza, ma anche in questo comparto il lockdown ha creato qualche difficoltà. Secondo dati ISTAT, a marzo a parità di giornate la produzione ha registrato un calo del 6,5% rispetto allo stesso mese del 2019. I timori riguardano soprattutto l’export: dal 2008 a oggi era praticamente raddoppiato (+98%) fino a rappresentare quasi un quarto del fatturato totale, 40 miliardi di euro su 140. Si stima che ora il 30% di questo valore possa essere a rischio.

Tra scorte, fatto in casa ed e-commerce

Potrà il consumo interno compensare almeno in parte? Un buon indicatore sono le rilevazioni periodiche dell’Osservatorio Italiani.coop, che dà origine all’ormai tradizionale rapporto. Tra il 24 febbraio e il 15 marzo, infatti, le vendite totali hanno registrato un +14,6%. Nelle prime tre settimane (dal 24 febbraio al 15 marzo) l’ansia di far scorta di conserve ha fatto schizzare le vendite di verdure (+65%), pasta (+53%), riso (+48%) e olio (+35%). L’attitudine alla lunga conservazione ha riportato nei carrelli beni di lontana memoria quali le conserve di carne, come quella in scatola (+62%), e le minestre liofilizzate (+37%).

Mentre diventava chiaro che la quarantena si stava prolungando, ma gli approvvigionamenti sarebbero comunque rimasti costanti, l’incremento si è fatto più moderato attestandosi in un totale di otto settimane (dal 24 febbraio al 19 aprile) al +5,6%. Sempre secondo Coop, a sostenere le vendite il food confezionato (da solo fa un +10,3% per tutto il lockdown) mentre i freschi e freschissimi, partiti a doppia cifra, perdono nel passaggio dalla prima alla seconda fase parte del loro slancio e si assestano a fine periodo con un +6,9%.

Uno sguardo al futuro (prossimo e non solo)

Quali sono gli scenari che ci aspettano nella seconda metà dell’anno? Quali di queste tendenze sono probabilmente destinate a consolidarsi?

In un’ampia indagine sui comportamenti di acquisto, l’Osservatorio Havas Commerce ha chiesto ai consumatori anche quali fattori considereranno maggiormente dopo la fine dell’emergenza. Due i principali mood che emergono: una sostanziale prudenza e una maggiore consapevolezza. La stragrande maggioranza, l’85,3% degli intervistati, dichiara che presterà attenzione soprattutto al prezzo e l’80,3% alla sicurezza degli alimenti, in particolare l’assenza di antibiotici e pesticidi. Interessante notare però che in terza posizione si trovano a pari merito la provenienza da filiere locali (75,0%) e il rispetto di impiegati e lavoratori nel processo di produzione (75,7%). Seguono, sempre in parità, prodotti realizzati nel rispetto benessere animale (71,5%) e provenienti da filiere etiche (71,2%).

La maggioranza relativa dei consumatori (46%) ritiene che dopo la fine dell’isolamento la propria situazione economica sarà peggiore che prima dell’emergenza e il 35% uguale, di conseguenza non stupisce che il 64% dichiari che farà attenzione alle spese, anche se dovrà rinunciare a prodotti che lo rendono felice.

Più nel medio termine, Euromonitor ha indagato come l’emergenza abbia alterato il corso delle tendenze 2020.

L’analista internazionale si aspetta che molti consumatori sceglieranno un almeno parziale auto-isolamento anche dopo la fine delle restrizioni. Il Beyond Human, ovvero il ricorso a tecnologie automatizzate, si sta quindi concentrando sui pagamenti contactless e i servizi di consegna con droni e veicoli a guida autonoma.

La casa rimarrà l’hub dei consumi e molti prodotti dovranno adattarsi a un modello multifunzionale che superi la distinzione tra lavoro e leisure. La permanenza in una casa iperconnessa accrescerà i timori per la privacy e le aziende dovranno essere più prudenti nelle loro richieste di raccolta dati. Tra i trend che escono invece confermati, la crescente personalizzazione, che però sarà declinata non solo in termini di prodotto ma anche di disponibilità di servizi di prossimità, e una comunicazione sempre più rapida che, in un mare di iperinformazione, punta a catturare il cliente nell’arco di pochi secondi. Ma che integrerà sempre più i valori nella propria narrativa.

E ancora più in là? Forse arriverà prima del previsto il momento in cui, come nella recente serie TV Upload, andando a fare la spesa troveremo alla cassa un braccio robot. Secondo un altro analista internazionale come Kantar, negli USA nella grande distribuzione sta già crescendo il ricorso ai grocery robot: sia per garantire il distanziamento sociale, sia per ridurre i costi di gestione. Per ora sono utilizzati in particolare per le pulizie, le consegne a domicilio e operazioni ripetitive, per esempio in magazzino. Ma, chissà, forse presto alla cassa una AI ci parlerà attraverso un touchscreen.

Tra poco la spesa ce la porterà a casa un robot. Non è fantascienza, come si legge su L’Arno.it: a Peccioli, piccolo comune nella provincia di Pisa, la sperimentazione è già iniziata e sta dando buoni risultati.

Se vi capita di passare da quelle parti potrete notare MoBot, il carrello della spesa robotico che viene azionato da una app installata sullo smartphone. Si possono trasportare merci di vario tipo da (e per) qualsiasi punto del paese.

Sviluppato da un’azienda spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con il coinvolgimento del suo Istituto di BioRobotica, Mobot presto lavorerà in totale autonomia al servizio dei cittadini. Inizialmente li seguirà, trasportando al posto loro la spesa. In futuro, invece, si sposterà dal parcheggio multipiano del paese rifornendo i negozi.

Rispetto ai primi tempi in cui fu presentato Mobot è diventato “adulto”. La app che lo governa, infatti, è in grado di stimare il tempo di arrivo dal momento della chiamata. Inoltre il robot può adeguare la propria velocità all’andatra dell’utente.

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