È in Giappone l’ultima frontiera della gig-economy: il commesso a ore

Gen 8th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Sotto le feste i lavori part-time sono maggiormente richiesti, dato che i negozi hanno bisogno di personale extra per fronteggiare l’aumento di clienti. Nessuno però era mai arrivato alla proposta della catena di minimarket giapponese Lawson che ha lanciato dei turni di lavoro part-time aperti a tutti.

In pratica, chi ha un po’ di tempo libero durante la giornata e vuole guadagnare qualcosa può andare a lavorare in uno dei numerosi esercizi commerciali dell’azienda nipponica.

Una trovata fra gig-working e possibilità lavorativa in tempo di crisi che ha lasciato perplessi i giapponesi, un popolo che ha un rapporto quasi di riverenza verso il lavoro.

Come spiegano i siti locali, Lawson ha iniziato a offrire nei suoi franchise shops dei posti di lavoro occasionali e part-time che possono essere occupati solo tre ore prima dell’inizio del turno, al fine di coprire assenze improvvise dei dipendenti assunti regolarmente.

Il programma è stato introdotto in via sperimentale in 500 negozi nell’area metropolitana di Tokyo e il progetto è quello di far sì che tutti i 15mila negozi della ditta sparsi nella nazione lo sfruttino.

Le attività Lawson sono dei cosiddetti convenience stores, ovvero piccole botteghe che vendono generi di prima necessità, in particolare cibo e oggetti di uso comune come fazzoletti, cerotti e giornali. Aperti per 24 ore al giorno, sono stati fra i più frequentati durante la pandemia.

In Giappone il numero di vittime da coronavirus, dopo un iniziale contenimento, è in aumento e i disagi si osservano anche nella rigorosa società giapponese. L’economia locale ha subito un inevitabile calo e ciò ha portato molte persone a perdere il lavoro. Per questo le candidature a impieghi per commessi nei convenience stores sono aumentati e da qui nasce l’idea di Lawson di proporre dei turni una tantum.

Chi desidera presentarsi, deve registrarsi sulla piattaforma online della ditta: i requisiti sono minimi, dato che si tratta di un impiego facile che può essere svolto da chiunque. Se un lavoratore non si presenta due volte per un turno, viene eliminato dal database dell’azienda.

Poiché i negozi sostengono direttamente i costi delle assunzioni, il servizio è meno costoso rispetto all’utilizzo di un’agenzia interinale.

In un primo esperimento cui hanno partecipato tre negozi nelle prefetture di Kanagawa e Saitama, tutti i dieci turni “aperti al pubblico” sono stati occupati in breve tempo. Ma l’iniziativa non è piaciuta a tutti.

Come riporta il sito Soranews24, sui social sono piovute le critiche: “È impossibile formare qualcuno per il lavoro in un minimarket in così poco tempo”, “Sembra un modo perfetto per qualcuno di stare alla cassa e rubare soldi” e “Come faranno a tenere traccia di tutti coloro che devono pagare?” sono alcuni degli status in risposta alla news.

Se il test dovesse venire ripetuto in altre nazioni del mondo, si potrebbero analizzare al meglio i pro e i contro di tale novità. Per ora gli aspetti negativi, dall’assenza di uno stipendio fisso fino alla facile sostituzione di un impiegato, fanno impaurire i lavoratori dei negozi, già minacciati dall’arrivo dei robot.

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