E’ meglio essere grande o piccolo? Big Data vs Small Data

Set 8th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Marketing


Oggi l’azienda danese di mattoncini colorati gode ottima salute e pochi ricordano che agli inizi degli anni 2000 ha seriamente rischiato il fallimento.

Ho sentito raccontare questa illuminante case history durante la presentazione del corso dell’Università Bocconi sui BIG DATA.

Spesso nel mondo del marketing le nuove tendenze diventano delle mode e ci si affida ad esse senza valutarle criticamente.

Il sogno di qualunque responsabile del marketing è trovare la formula magica che impedisca di sbagliare, anche se la storia ci ha insegnato che non ne esistono.

Quando, negli anni ’90, ha cominciato a prendere piede l’uso dei Big Data, l’atteggiamento è stato di grande entusiasmo.

Finalmente avevamo accesso a miliardi di statistiche e informazioni, che potevano giudaici nelle decisioni strategiche.

Era rassicurante pensare di delegare le decisioni più complicate alle statistiche, ma anche le statistiche vanno interpretate.

Questa è la lezione che ha imparato a proprie spese Lego, colosso multinazionale fra i più floridi al Mondo, che nei primi anni del 2000 ha rischiato di chiudere bottega.

A seguito di uno studio era emerso che i consumatori moderni avevano una soglia di attenzione bassa e si concentravano pochissimo sulle attività che svolgevano.

L’azienda decise quindi di seguire questo trend, rendendo la propria linea di prodotto più smart, meno complicata, più veloce da ultimare.

Solo perché secondo le ricerche questo era ciò che il mercato chiedeva.

Il risultato fu che nel giro di soli due anni Lego perse quasi il 30% di fatturato, un crollo così importante che fece barcollare il colosso danese.

Per capire dove stessero sbagliando avviarono una campagna di interviste, che fu fondamentale per la sopravvivenza dell’azienda.

Durante una di queste interviste, l’analista notò che il ragazzo intervistato non prestava nessuna attenzione e continuava a guardarsi le scarpe.

Sembrava la classica reazione annoiata, ma l’intervistatore volle vederci più chiaro e gli chiese perché stesse guardando le sue vecchie scarpe consumate.

Il volto del giovane si illuminò e rispose che erano il suo orgoglio, un trofeo e mostrò le foto delle sue spettacolari evoluzioni sullo skateboard, parlandone con entusiasmo per parecchi minuti.

A quel punto era chiaro cosa mancasse ai nuovi prodotti Lego: non c’era nessuna sfida nel realizzarli e quindi nessun gusto nel farlo.

Renderli semplici non li aveva resi moderni, li aveva resi noiosi.

La linea venne interamente cambiata in base a questo suggerimento, comparvero confezioni sempre più complicate, con pezzi sempre più piccoli e strani, e le vendite decollarono.

Quest’aneddoto è stato raccontato da Martin Lindstrom, considerato uno degli esperti di Marketing più influenti al mondo.

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Fortunato Monti
Web & Social Marketer & Content Creator
fortunato.monti@gmail.com

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