Ecco le opinioni degli italiani dopo due mesi di guerra secondo Nando Pagnoncelli (Ipsos)

“La preoccupazione degli italiani per la guerra continua a rimanere elevata, secondo le statistiche l’85% si dichiara molto o abbastanza preoccupato. Di conseguenza si può dedurre che le notizie e le immagini del conflitto non hanno finora determinato processi di assuefazione. L’inquietudine è da ricondurre più alle conseguenze economiche (49%) che al rischio di un’estensione del conflitto che possa coinvolgere anche l’Italia (31%)”.

Lo sostiene Nando Pagnoncelli, sondaggista e accademico.

“Sulle cause delle ostilità, un italiano su due ritiene che la Russia abbia fin dall’inizio avanzato pretesti infondati per giustificare le proprie mire espansionistiche, mentre il 30% è del parere che la Russia abbia ragione a sentirsi minacciata dalla NATO e, tra questi, il 7% giustifica l’invasione. Da notare che il 20%, nonostante il profluvio informativo, non è in grado di esprimersi sui motivi del conflitto.

Quanto alle sanzioni imposte dall’Ue e dall’Italia alla Russia, il 51% si dichiara d’accordo nonostante le misure adottate comportino il rischio di un aumento dei prezzi di alcuni prodotti e del costo dell’energia. Uno su tre (32%), viceversa, è contrario, e il restante 17% non prende posizione in proposito” scrive Pagnoncelli in un suo editoriale per il magazine digitale Inpiu.net.

“Ma da che parte stanno gli italiani? Il 54% dalla parte dell’Ucraina, il 7% sta con la Russia e quasi 2 su 5 (39%) dichiara esplicitamente di non sostenere nessuno dei due Paesi. Tenuto conto delle modalità con cui si è sviluppato il conflitto e della sproporzione tra le forze in campo, avremmo potuto aspettarci reazioni più univoche nell’opinione pubblica italiana, anche in considerazione della forza delle immagini di morte e distruzione che i mass media hanno diffuso.

Viceversa, una porzione tutt’altro che marginale di nostri connazionali non propende per una delle parti in guerra, riconosce alcune delle argomentazioni di Putin per giustificare l’“operazione militare speciale” e critica apertamente non solo l’invio delle armi all’Ucraina, ma anche le sanzioni alla Russia” continua il sondaggista.

“Tutto ciò è difficile da ricondurre ad un’unica motivazione, come pure è piuttosto riduttivo, quando non fuorviante, attribuire questi atteggiamenti ad una sorta di ribellione al cosiddetto mainstream, che secondo alcuni commentatori farebbe convergere i no-vax e i pro-Putin. Il paragone è sicuramente suggestivo ma, in realtà, le ricerche demoscopiche mostrano solo pochi punti di contatto tra i due fenomeni”.

“In particolare, ne emergono due: le modalità con cui le persone si informano e le condizioni economiche individuali, basti pensare che tra coloro che utilizzano quale fonte informativa prevalente i social media e i siti internet come pure tra i ceti meno abbienti, risulta più elevata la quota di coloro che “parteggiano” per la Russia nonché quella degli “equidistanti” dai due Paesi.

Ma non è certamente una novità il fatto che la diversa dieta mediatica e le diseguaglianze economiche contribuiscono ad acuire la divergenza delle opinioni, spesso a prescindere dal merito delle questioni” conclude Pagnoncelli

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