Elogio ai geni del marketing. Viva il marketing!

Ott 19th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing


Il marketing è una discliplina che si propone di risolvere i problemi delle persone e fare per esse un buon servizio.

Per esempio, ha eliminato uno dei principali stress di fanciulli e adolescenti, tanto che chi oggi frequenta scuole elementari, medie e superiori neppure conosce il termine ‘quattrocchi’. La pubertà è l’età delle tempeste ormonali, dove ogni problema diventa IL PROBLEMA.

L’umore è ballerino con picchi di onnipotenza e depressioni cosmiche. Con il fisico che muta velocemente, si ha difficoltà a riconoscersi e ci si confronta sistematicamente con gli altri per trovare conferme, conforto e rassicurazioni. E se si scopre una differenza rispettoA GLI ALTRI scatta il dramma.

Anche perché in questa marea di insicurezze imperversano i meccanismi ’selvaggi’ di presa in giro del DIVERSO. Come il quattrocchi, appunto: il ragazzetto/a costretto a indossare occhiali, per decenni vittima di scherno (il bullismo non è nato su Internet, Youtube e Facebook, c’è sempre stato).

Anche grazie al marketing, i bulletti antiquattrocchi non ci sono più. Facendo diventare gli occhiali un accessorio alla moda, gli ha tolto la “puzza” di malattia che prima aveva, alla stessa stregua di una stampella. Ora è quasi vietato non indossarli … (un eccesso).

Come è stato risolto il problema dei quattrocchi?

Il marketing è una disciplina che studia in modo approfondito il consumatore e il contesto in cui opera, oltre naturalmente agli aspetti tecnologici degli specifici settori.

Utilizzando gli strumenti del mestiere (analisi sociologica, psicologica, tecnologica, ecc.) in modo appropriato, gli esperti risolvono problemi reali ai consumatori, facendo ovviamente gli interessi dell’azienda per cui lavorano.

Quando ciò succede, i ‘geni’ del marketing, idealmente, seguono questo iter: studio di unproblema/bisogno, individuazione di un prodotto/servizio idoneo allo scopo, concepimento di una campagna di informazione efficace, per proporlo al pubblico. Nel caso dei quattrocchi:

1) individuazione del problema/bisogno:evitare il trauma di portare gli occhiali e le conseguenti prese in giro, che dissuadono dall’uso di un accessorio indispensabile alla vista e in definitiva alla buona salute;

2) concepimento di un prodotto idoneo allo scopo: montature colorate e di diverse forme studiate perché almeno una calzi a pennello sul viso e risponda al gusto di ognuno;

3) campagne pubblicitarie e informative ben studiate, sfruttando il nome di grandi stilisti per ‘marchiare’ occhiali e spot.

Le grandi firme, le regine del superfluo, in quest’occasione hanno risolto un problema concreto. Ma il loro marchio è servito solo perché dietro c’era sostanza e un patrimonio di credibilità.

Il marketing efficace e le campagne di pubblica utilità.

Ma non sempre il marketing fa un buon servizio ai consumatori. Molti ‘geni’ del marketing prima si inventano uno slogan accattivante, attorno a questo ci concepiscono un prodotto/servizio e poi si ‘inventano’ un bisogno.

Così nasce l’acqua che depura (come se ci fossero acque che fanno il contrario) o il conto corrente ricaricabile (solo per sfruttare la popolarità che la parola ha acquisito grazie alle schede ricaricabili dei cellulari).

Le amenità sono centinaia e aumentano sempre di più, visto che una volta appagati i bisogni primari, noi occidentali, per essere stimolati al consumo, veniamo presi per ‘i sensi’, è la comunicazione emotiva.

Nonostante questi rischi, un approccio marketing’ farebbe bene ad alcuni settori. Pensiamo ai servizi pubblici, sia erogati direttamente dagli uffici statali, comunali o regionali, sia da società controllate.

Oppure alle campagne di educazione civica. Non sono mancati tentativi. Sono molte le campagne di comunicazione lanciate per indurre i cittadini a comportamenti più responsabili.

In generale si tratta di iniziative quasi del tutto scollegate dal contesto organizzativo di chi le promuove e che mirano a suggerire/imporre comportamenti virtuosi, senza indagare fino in fondo la psicologia del destinatario del messaggio.

L’emblema, in negativo, di questo approccio, è la campagna che ogni anno la Rai rifila agli italiani per stimolarli a pagare il canone/imposta. Fior fiore di testimonial ripetono che la Rai è bella e buona. Ma la disaffezione aumenta. In questo caso, non tanto per la naturale avversione verso le tasse, ma per LA TASSA.

Infatti, non è credibile un messaggio se credibile non è l’oggetto pubblicizzato e le regole connesse. Il messaggio degli spot “la Rai è tua, la Rai è il servizio pubblico” stride troppo con la realta’ “la Rai è in mano alla partitocrazia”. E stride anche con le modalita’ vessatorie con cui gli uffici Rai tentano di costringere al pagamento.

Però il marketing in se stesso è più utile, necessario ed opportuno che inutile, facoltativo, marginale, opzionale ed inopportuno

Elogio dunque al marketing ed ai suoi geni!

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