Etichette sul cibo: col Nutri-score bocciati olio, prosciutto e parmigiano

Feb 12th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Il sistema francese Nutri-score per la lettura delle indicazioni nutrizionali, fa discutere: molti prodotti tipici nostrani risulterebbero poco salutari

Sta facendo discutere molto il sistema di etichettatura “Nutri-score”, ideato in Francia per semplificare la lettura delle etichette nutrizionali. Secondo molti, soprattutto in Italia, è un sistema di etichettatura poco preciso, che penalizzerebbe ingiustamente alcuni prodotti tipici della dieta mediterranea. L’opinione nel nostro Paese è condivisa da produttori, associazioni di categoria, dal ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, ma anche dal segretario della Lega Matteo Salvini, all’opposizione. Secondo altri, tra i quali anche alcuni esperti italiani, è un sistema più chiaro per mettere in evidenza quali sono gli alimenti di cui non abusare.

Capiamo meglio: cos’è il Nutri-score

Il Nutri-score è un “bollino” che riporta una scala di colori divisa in 5 gradazioni, dal verde al rosso, e una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E. Il sistema è stato adottato ideato da Serge Hercberg, nutrizionista dell’Università di Parigi, è adottato in Francia ed è gestito dalla sanità pubblica. Dal 2018 anche Belgio e Spagna lo stanno adottando e nell’ultimo anno anche Germania e Olanda.

Vengono valutate, all’interno di uno stesso alimento, le quantità di elementi “sani” e quelli non sani, penalizzando i grassi saturi, lo zucchero e il sodio quando sono presenti in elevate quantità, mentre ottengono giudizi positivi se ci sono elevati livelli di frutta, verdura, noci, oli di oliva, fibre e proteine. La quantità presa in considerazione sono 100 grammi di prodotto e si paragonano tipologie alimentari simili (ad esempio: bevande con bevande). Con questo criterio, molti prodotti tipici italiani finiscono per essere considerati poco salutari.

Penalizza alcuni prodotti e il Made in Italy?

Il giornale on-line Open ha fatto una prova andando a vedere se è vero che prodotti come la Coca Cola hanno bollino verde, come si è sentito dire, scoprendo che ad avere una classificazione positiva sarebbe solo la versione della bevanda senza zucchero, la “Coca Zero”, mentre la versione “classica” della bevanda, quella con gli zuccheri, risulta avere con il Nutri-score la valutazione peggiore: semaforo rosso, lettera “E”, ovvero “il peggio” tra le bevande.

Non si tratterebbe, secondo Open, di un complotto contro i prodotti italiani: anche diversi formaggi francesi hanno infatti avuto valutazioni negative.

D’altra parte, però, è vero che molti prodotti tipici italiani con questa scala avrebbero una valutazione negativa. Molti prodotti italiani con marchio di Denominazione di origine protetta (Dop) come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Olio di Oliva, Prosciutto di Parma, sarebbero tra i prodotti collocati nella zona tra l’arancio e il rosso.

Produttori e associazioni contestano che a penalizzare questi prodotti sia anche la quantità presa in considerazione per fare la valutazione: 100 grammi, quantità che spesso non è quella realmente consumata in un pasto, se pensiamo ad esempio all’olio o al formaggio sulla pasta. Il ministro Bellanova ha dichiarato “inaccettabile” avere un prodotto con il bollino Dop con a fianco una valutazione negativa riguardante la salubrità del prodotto.

Far fronte all’emergenza

Diversi nutrizionisti, anche italiani (cinque di loro hanno firmato anche un appello), insistono però sul fatto che sia necessario intervenire al più presto per dare indicazioni precise e chiare ai consumatori, perché anche in Italia i livelli di obesità soprattutto infantile sono ormai allarmanti, e che in questa battaglia il Nutri-score sia il sistema più valido. Secondo questa visione i prodotti non sarebbero penalizzati: semplicemente il consumatore sarebbe avvertito in modo chiaro che questi sono prodotti che vanno consumati con più moderazione.

La “Batteria” italiana

Esiste una controproposta italiana, ideata con il contributo dei ministeri della Salute, degli Esteri, dell’Agricoltura e dello Sviluppo economico e testato su alcune famiglie di consumatori dall’Università Luiss di Roma.

Si tratta della cosiddetta etichetta “a batteria”, che valuta non il singolo prodotto in sé, ma il suo ruolo all’interno della dieta. La parte “carica” della batteria rappresenta la percentuale di quel tipo di nutriente (grassi, zuccheri, sale…) contenuta in una singola porzione. Per non superare la quantità di assunzione giornaliera raccomandata, il consumatore deve prestare attenzione a non superare la “carica” della batteria nell’arco di una giornata.

Le critiche nei confronti di questi tipo di etichetta sono che questa sia di meno immediata comprensione e meno utile a capire le differenze tra i prodotti della stessa categoria.

Uniformità e chiarezza

Una cosa è certa: in Europa sulle etichette ci vuole più chiarezza e uniformità. Lo chiedono non solo i nostri ministeri e le nostre associazioni di categoria, ma anche il Parlamento Europeo, da entrambi gli schieramenti: il 12 dicembre scorso gli eurodeputati italiani Paolo De Castro (del gruppo Socialisti e Democratici) e Herbert Dorfmann (membro del Südtiroler Volkspartei e del Partito Popolare Europeo) hanno presentato una interrogazione unitaria al Parlamento per chiedere uniformità non solo nelle etichette nutrizionali ma anche nell’etichettatura d’origine degli alimenti, perché al momento sembrerebbe che ogni Paese si stia muovendo in autonomia e i consumatori rischiano di essere sempre più confusi.

Related posts:

  1. Tra cibo e regali, gli italiani sono al terzo posto in Europa per le spese natalizie
  2. Nel nuovo Osservatorio Immagino le etichette raccontano i consumi degli italiani partendo dal “gemello digitale” di ogni prodotto fisico
  3. Sempre più sostenibile, Amazon assegnerà etichette ai prodotti climate friendly
  4. Consumi a tavola, il cibo free-from e quello rich-in in costante crescita esponenziale