Foodvertising: il marketing da mangiare

BARILLA GUARDA AL FUTURO: PASTA 3D NEI RISTORANTI

AVVIATO IL PROGETTO CON LA TNO DI EINDHOVEN PER DOTARE I RISTORANTI DI STAMPANTI 3D DOVE I CLIENTI POTRANNO CREARE LA PASTA PREFERITA

Stanchi dei soliti formati di pasta? Volete sorprendere il vostro partner con un formato di pasta unico? Non dovrete aspettare ancora molto perchè Barilla ha avviato un progetto con una società olandese per poter dotare i ristoranti di stampanti 3D per stampare il formato di pasta preferito. La multinazionale emiliana, come riporta il sito specializzato 3dprinterplans.info, avrebbe già avviato il progetto con la società Tno di Eindhoven da un paio d’anni per la produzione di stampanti 3D specifiche per produrre pasta. In alcuni ristoranti olandesi l’apparecchio sarebbe stato installato da tempo in via sperimentale ed i tecnici starebbero ora studiando un modo per rendere il processo di stampa più rapido possibile.stampanti-3D-per-alimenti-pasta-Barilla

Secondo l’azienda i vantaggi della stampa 3D di cibo sono innumerevoli perché si ha la possibilità di personalizzare gli alimenti secondo le proprie esigenze (una persona anziana ha bisogno di meno carboidrati e omega 3 di un giovane o di una donna incinta) e in più la stampa tridimensionale consente di utilizzare al meglio e incorporare ingredienti proteici alternativi (dalle alghe alla barbabietola, persino gli insetti). Ultimo plus: la creatività. Si possono creare a piacere le forme più disparate, nel segno del più genuino food design.

Barilla non si è ancora espressa sui tempi, quanto agli utilizzi si pensa di installare le stampanti nella Gdo così come nei ristoranti, in particolare all’estero. Il cliente avrebbe la quantità di pasta che gli serve, nel formato desiderato.

Pronti ad andare al supermercato con la chiavetta usb con il disegno della vostra pasta ideale?

NUTELLA SULLA SCIA DI COCA-COLA: PACK CON IL PROPRIO NOME

ANCHE NUTELLA PROPONE CONFEZIONI PERSONALIZZATE CON IL PROPRIO NOME E LANCIA L’INIZIATIVA CON LA STORIA DI STEFANO

Anche Ferrero ha deciso di seguire le orme di Coca-Cola proponendo ai propri clienti vasetti di Nutella con il proprio nome. Lo spot che lancia l’iniziativa è molto accattivante: utilizzando l’immagine in nutesoggettiva rende lo spettatore protagonista della vita di “Stefano”  che viene chiamato in diversi modi durante le fasi della sua vita: Feffe dalla sorella, Bianchi (il cognome) a scuola, quattrocchi dal compagno di classe, “cuoricino” dalla fidanzatina e amore dalla moglie, non mancano i nomi sul lavoro, da “nuovo arrivato” a “capo” per concludere con la figlia che lo chiama “papà”. Lo spot si conclude con la voce fuori campo che dice <>. Uno spot sicuramente d’impatto per alcune scelte strategiche:                        1- aver scelto l’immagine soggettiva permette al telespettatore di immedesimarsi nel protagonista Stefano;                                                                                                       

2- la scelta dei momenti della vita da rappresentare è premiante poichè accanto a eventi classici come il matrimonio e il diventare genitori ci sono anche scene quotidiane come la cena al ristorante, il vaggio in taxi e la partita di calcetto; momenti in cui non sempre il protagonista della storia risulta “vincente” (scendendo dal taxi viene insultato dal motociclista, nella partita di calcetto viene espulso);                                                           

 3- lo spot evidenzia, tramite la storia di Stefano, come Nutella ti conosce da sempre e ti accompagna per tutta la vita, posizionandosi così come prodotto che può consumare chiunque e non solo i bambini;

 4- il prodotto apre e chiude lo spot: nei primi fotogrammi abbiamo il bambino Stefano sulla sedia che fa colazione con Nutella e la mamma che gli spettina i capelli, nell’ultima scena abbiamo Stefano uomo che mangia di nuovo Nutella con la moglie che gli spettina i capelli, questo sottolinea ulteriormente il fatto che brand è parte della tua vita fin da quando eri bambino, dà un senso di continuità alla storia e ti chiama per nome.

BARILLA: “NO A FAMIGLIE GAY NEI MIEI SPOT” E SUL WEB SI SCATENA IL TERREMOTO

LE PAROLE DI GUIDO BARILLA AL PROGRAMMA RADIOFONICO “LA ZANZARA” SCATENANO DURE REAZIONI SULLA RETE, GUERRA DI HASHTAG SUI SOCIAL NETWORK

Ormai lo si sa al tempo di internet e del web 2.0 qualsiasi cosa si dica viene subito amplificata e strumentalizzata, se poi a parlare è una persona importante come in questo caso e le sue parole danno adito a diverse interpretazioni si scatena un vero e proprio terremoto. Alla radice di tutto ci sono le parole di Guido Barilla, presidente della multinazionale dell’omonimo brand, che durante la trasmissione radiofonica “La zanzara” in onda mercoledì scorso su Radio 24 incalzato dal presentatore (Giuseppe Cruciani) sulla possibilità di BARILLA TORNA A PRODURRE SUGHI PER LA PASTA DOPO 40 ANNIinserire una famiglia omosessuale nei sui spot rispondeva dicendo che: «Noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi il concetto di famiglia è sacrale, rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. La salute, il concetto di famiglia. 

Non faremo uno spot gay perché la nostra è una famiglia tradizionale» e continua sostenendo che: «Non lo farei, ma non per una mancanza di rispetto agli omosessuali, che comunque hanno il diritto di fare quello che vogliono e ci mancherebbe altro, però senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica. Nella quale la donna, per tornare al discorso di prima, ha un ruolo fondamentale, è il centro culturale di vita strutturale di questa famiglia» a questo punto quindi il dialogo si inoltra su binari pericolosi con il conduttore che incalza Barilla su matrimonio gay e adozione da parte di coppie omosessuli.

La frittata è fatta e sul web si scatena il pandemonio. Su Twitter, rapidamente, l’hashtag #boicottabarilla è entrato tra i trend (sul fronte opposto l’hashtag di riferimento è #iostoconbarilla), su Facebook le campagne di comunicazione sulla pagina ufficiale sono state intasate di commenti nel medesimo senso. Il mondo dei consumatori si spacca in due, da una parte chi ritiene le parole di Barilla poco rispettose e omofobe e lancia azioni di boicottaggio, dall’altra chi rivendica al famoso brand il diritto di fare la propria campagna di marketing. Con i primi Aurelio Mancuso di Equality Italia: «Nessuno ha mai chiesto alla Barilla di fare spot con le famiglie gay, è evidente che si è voluta lanciare una offensiva provocazione per far sapere che si è infastiditi dalla concreta presenza sociale, che è anche un segmento importante di consumatori», in questa direzione si esprime anche  Alessandro Zan, deputato di Sel ed esponente del movimento gay, che rilancia l’idea del non acquisto: «Aderisco al boicottaggio della Barilla e invito gli altri parlamentari, almeno quelli che non si dimettono, a fare altrettanto». Ma c’è anche chi sostiene le parole di Guido Barilla come il Moige (Movimento italiano genitori) e l’onorevole Pdl Eugenia Roccella.
La notizia, nel frattempo, ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa da molte testate internazionali: dall’Independent a Le Monde fino all’Huffington Post (versione spagnola). Le aziende concorrenti di Barilla non hanno perso l’occasione per colpire ironicamente il famoso brand. Buitoni ha pubblicato su Facebook una foto con la didascalia «A casa Buitoni c’è posto per tutti», idem per Garofalo: «Le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta».

Visto il marasma mediatico creato, Guido Barilla si è trovato costretto a fare un passo indietro e ad ammettere che «In tutta la mia vita ho sempre rispettato ogni persona che ho incontrato, anche gli omosessuali e le loro famiglie, senza alcuna distinzione; non ho mai discriminato nessuno. Le tantissime reazioni in tutto il mondo alle mie parole mi hanno colpito e addolorato perché mi hanno fatto capire che sul dibattito riguardante l’evoluzione della famiglia ho molto da imparare»

Si tratta di un esempio paradigmatico di come nell’epoca del web 2.0 le parole vadano pesate con attenzione maniacale, specie se ti chiami Barilla e il tuo prodotto è diffuso in tutto il mondo. Personalmente non ritengo le parole di Barilla omofobe e offensive, certo è che davanti a certe domande tendeziose occorrerebbe più prudenza, senza per questo rinnegare le proprie idee, poichè la strumentalizzazione è dietro l’angolo e i competitors si sfregano le mani.

MILKA E LA SFIDA DELL’ULTIMO PEZZO DI CIOCCOLATO

IN FRANCIA MILKA LANCIA UNA SFIDA AI SUI CLIENTI: 13 MILIONI DI BARRETTE SENZA L’ULTIMO MORSO, AL CLIENTE SCEGLIERE SE RIAVERLO O DONARLO A QUALCUNO

“Osa essere tenero” è questo il messaggio che Milka ha trasmesso ai propri clienti francesi con una trovata davvero originale: l’agenzia di comunicazione Buzzman in collaborazione con il famoso brand ha deciso di mettere in vendita 13 milioni di barrette di cioccolato mancanti di un pezzo. Quando il cliente acquista la barretta può decidere se reclamare il pezzo mancante oppure se donarlo ad una persona speciale immettendo il codice della confezione, un breve messaggio e l’indirizzo del destinatario in un apposito sito (LeDernierCarré). Il pezzo mancante verrà così consegnato a una persona cara che non potrà essere che felice del singolare regalo.

“È TEMPO DI LIMONARE” CON LA NUOVA BIRRA DREHER LEMON RADLER

CLAIM ACCATTIVANTE PER UNA NOVITA’ FIRMATA HEINEKEN: ANCHE NEL BELPAESE ARRIVA LA DREHER LEMON RADLER CHE UNISCE AL PIACERE DELLA BIRRA IL GUSTO FRESCO DEL LIMONE

Un claim sicuramente curioso quello che all’inizio di queste estate è entrato nelle nostre case attraverso la pubblicità della birra Lemon Radler della Dreher, la voce infatti alla fine dello spot dice: “Nuova Dreher Lemon Radler, è tempo di limonare”. Si tratta di una novità firmata Heineken, prima azienda birraria nazionale e pioniera nell’innovazione, che affronta una nuova sfida e lancia sul mercato italiano un prodotto tutto nuovo per il Belpaese. Dreher Lemon Radler è una bevanda frizzante e rinfrescante, infatti, ha un sapore fresco e leggero: un mix due volte rinfrescante e naturalmente buono perchè aggiunge al piacere della birra il gusto fresco del succo di limone. Il Gruppo Heineken ha già lanciato Radler con successo in numerosi Paesi prima dell’Italia: si tratta di un progetto principalmente europeo, che negli anni passati è già stato sviluppato dalla Russia alla Polonia, dall’Austria all’Ungheria, e che è arrivato anche in Paesi africani come Congo, Burundi, Ruanda e Nigeria. Disponibile da quest’anno nel canale HO.RE.CA. e sugli scaffali dei principali retailer della grande distribuzione, Dreher Lemon Radler si presenta in confezioni da 33 clx3 e in lattina da 33 clx2, possibilmente vicino al brand madre Dreher. Il packaging di Dreher Lemon Radler, esalta la freschezza e la solarità del prodotto, sottolineandone il carattere moderno, innovativo e accessibile. La pubblicità sottolinea questa solarità e freschezza mostrando diverse coppie che si baciano in diverse situazioni sulle note di “Un bacio piccolissimo” di Robertino e alla fine l’immagine della lattina e bottiglietta di birra Dreher accompagnata dal claim sopracitato. Una trovata curiosa e simpatica per pubblicizzare una bevenda dissetante ed estiva rivolta ad un target giovane che finalmente potrà evitare di infilare lo spicchio di limone nello stretto collo delle bottiglie di birra per gustare i due sapori insieme. Chissà se berla sarà di buon auspicio, non rimane che provare!

FARSI IN DUE PER I CLIENTI: LA SHARING CAN DI COCA-COLA

IL FAMOSO BRAND PORTA LA COMUNICAZIONE NEL PACKAGING: VIDEO VIRALE DELLA LATTINA CHE SI DIVIDE IN DUE

Ormai Coca-Cola ci ha abituato a trovate di marketing singolari: come non ricordare le macchinette che richiedono un abbraccio? Oppure la recente personalizzazione del brand arrivata in Italia quest’estate con lattine che riportavano nomi comuni di persone? Da anni il brand è impegnato a veicolare e declinare in quante più forme possibili i concetti di condivisione e felicità, ma mai si era spinta a tanto. Con la sharing can, infatti, il famoso brand si fa in due per i suoi clienti: il video virale girato a Singapore mostra normalissime lattine da 330 ml che grazie ad una semplice rotazione e sollevamento ricavare due mini-lattine di coca-cola da condividere con chi si vuole. Divertente vero? Un perfetto esempio di come il packaging del prodotto si allinea perfettamente alla brand identity, la lattina, infatti, dividendosi in due consente di condividere con chi si vuole la gioia di bere Coca-Cola. Ancora una volta è il consumatore che si fa protagonista e portavoce dei valori del brand, infatti, è lui che acquistando la speciale lattina e condividendola con una persona importante dice a chi gli sta intorno che Coca-Cola è gioia e condivisione. Resta da capire se il prodotto sarà messo effettivamente in commercio.

L’INCONTRO TRA DUE BRAND OPPOSTI: BARILLA E MAC DONALD’S

DA MAGGIO PASTA BARILLA ALL’INTERNO DEI MAC DONALD’S ITALIANI, PER IL COLOSSO EMILIANO L’OBIETTIVO DI INTERNAZIONALIZZARSI SEMPRE PIU’ PER QUELLO STATUNITENSE QUELLO MIGLIORARE LA PROPRIA IMMAGINE IN ITALIA

Chiudete gli occhi per un attimo e immaginate di entrare in un Mac Donald’s per gustare il vostro panino preferito, quando siete alla cassa alzate lo sguardo per vedere le ultime novità e accanto ai soliti panini trovate l’immagine di un piatto di insalata di pasta Barilla…Uno scherzo? Assolutamente no, si tratta di una novità tutta italiana nata all’inizio dell’estate, frutto dell’accordo tra Mac Donald’s e Barilla. Come direte voi? Un marchio cbarilla-mac2on la reputazione di Barilla che si mette a vendere i suoi prodotti all’interno dei Mac Donald’s? Un’unione che non fa di certo bene al made in Italy, se pensiamo alla pasta Barilla subito ci viene in mente la qualità del prodotto, la sua tradizione e storia, lo slow food, mentre l’immagine di Mac Donald’s è associata al cibo spazzatura, al fast food. Da una parte c’è la volontà degli statunitensi di ripulire la propria immagine agli occhi del consumatore italiano, il cosidetto nutritional washing, e di aggiungere un prodotto che potrebbe avvicinare al fast food un nuovo target come quello femminile adulto. L’idea è quella di testare in Italia questo matrimonio fino alla fine dell’anno e poi valutare un’espansione in Francia, Portogallo e Spagna. A spiegare perché Barilla ha voluto questo matrimonio è Francesco Del Porto, direttore mercato Europa del gruppo. «Puntiamo a espanderci in tutto il mondo anche attraverso il canale della ristorazione veloce. Al contempo l’offerta di McDonald’s si avvicina sempre di più a un modello alimentare mediterraneo, equilibrato da un punto di vista nutrizionale e rispettoso dell’ambiente». Un matrimonio che suscita più di qualche perplessità: quali effetti avrà sulla brand reputation di Barilla questa scelta? Il ritorno economico giustificherà un peggioramento dell’immagine? Solo il tempo potrà dare le risposte a queste domande, certo è che vedere la pasta Barilla, simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea viaggiare mano nella mano con hamburger, salse, patatine e Coca-Cola in nome dell’interesse lascia l’amaro in bocca.

 

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