GREEN PEA: l’edificio futuristico dalla filosofia duty to beauty. Un esempio per Milano?

Inaugurato a Torino lo scorso dicembre, Green Pea è il primo Green Retail Parkal mondo, un edifico che si estende per ben 15.000 mq ed ospita 66 negozi, un museo, ristoranti e molto altro. Un luogo dove materiali sostenibili, vegetazione e luce naturale fanno da cornice a una nuova esperienza d’acquisto basata sull’attenzione all’ambiente. Qual è la filosofia alla base?

Dietro al progetto c’è Oscar Farinetti, già fondatore di Eataly, che ha raccontato la genesi dell’edificio e la filosofia che ne sta alla base. “Il 90% degli scienziati dice che il nostro modo di consumare è diventato incompatibile” ha affermato Farinetti, è quindi giunta l’ora di rivoluzionare il modo di agire e di pensare il consumo.

Una filosofia improntata alla durabilità, con lo scopo di promuove la convinzione che il ciclo di vita dei prodotti sia un aspetto che necessita di una particolare attenzione: bisogna creare oggetti che possano durare a lungo e che, una volta giunti a fine vita, possano essere riutilizzati o riciclati.

Il motto dell’intero progetto è from duty to beauty, cioè dal dovere alla bellezza, ed incoraggia l’idea che il rispetto dell’ambiente e i consumi sostenibili possano essere non solo un dovere morale, ma anche un piacere. Lo scopo è far sì che le persone si adoperino per fare scelte consapevoli, ridurre e differenziare i rifiuti, utilizzare fonti rinnovabili, insomma: prendersi cura del nostro Pianeta con piacere e coscienza, senza rinunciare al bello.

# Ma perché il nome Green Pea, pisello verde?

credits: valentinafarassinoarchitetto IG

Il piccolo legume è particolarmente legato alla Terra, vera protagonista dell’intero progetto. Infatti, non solo nasce dalla terra, ma è un prodotto che, come la Terra, è sferico, ha bisogno di acqua ed è verde, come il nostro Pianeta dovrebbe essere. Pertanto, ogni prodotto venduto all’interno di Green Pea è reso unico proprio dalla presenza di un piccolo pisello verde, a garanzia della sua produzione nell’armonia e nel rispetto della natura.

# La bellezza del legno e la solidità dell’acciaio rendono l’edificio Green al 100%

L’idea di rispetto ambientale e armonia con la natura contraddistingue l’intero progetto e, facendo da filo conduttore, lega l’architettura e il design dell’edificio ai negozi e alle attività presenti al suo interno.

Gabriele Gerbi, ingegnere ed energy designer del progetto, ha sottolineato come la sostenibilità ambientale andasse rispettata anche nella costruzione dell’edificio.

Molti di voi si ricorderanno le terribili tempeste che nell’ottobre del 2018 hanno distrutto le foreste della Val di Fiemme trentina e del Bellunese. Vi starete chiedendo cosa c’entrino, ebbene, sono proprio quegli alberi i protagonisti dell’esterno di Green Pea, con il legno di questi boschi sono state infatti create delle lamelle frangisole che ricoprono l’esterno dell’edificio.

La costruzione è inoltre sostenuta da uno scheletro d’acciaio, 100% riciclabile, ed è resa rigogliosa da un sistema di terrazze con piante ad alto fusto. Infine il tetto è stato trasformato anch’esso in un giardino attrezzato che ospita una serra bioclimatica.

L’edificio si sviluppa su cinque piani, ognuno dedicato ad un diverso settore: la casa, l’abbigliamento, l’energia, il movimento e il tempo libero. All’interno di Green Pea infatti si possono trovare non solo più di sessanta negozi, ma anche un museo, diversi ristoranti, una piscina, una spa e un luogo dedicato all’Ozio Creativo, dove ci si può riappropriare del proprio tempo con spensieratezza, stimolando la creatività.

All’interno del museo si può scoprire il funzionamento delle nuove fonti rinnovabili, impegnate proprio nella realizzazione del progetto. Green Pea è infatti alimentato da pozzi geotermici, pannelli fotovoltaici ed energia eolica, fonti energetiche che garantiscono un’alta efficienza e allo stesso tempo riducono le emissioni di CO2.

Un edificio a misura di ambiente che vuole essere da esempio per un nuovo modo di vivere in armonia con il Pianeta. Che ne dite, si potrebbe fare anche a Milano?

 

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