Hai trovato la cura? Il marketing dopo il Corona Virus

Giu 22nd, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing


Marketing dopo il Corona Virus: una ricerca di Comscore dichiara che per cambiare un abitudine, personale o di consumo, servono almeno sessantasei giorni. Dal primo caso di Covid-19 in Italia ne sono passati molti di più, e in effetti la pandemia e il conseguente lockdown hanno cambiato in modo significativo le abitudini di acquisto degli italiani. Una parte significativa della popolazione ha dovuto approcciarsi molto più spesso ( alcuni per la prima volta) all’acquisto online, e non solo per cose concrete e tangibili, ma anche per settori come intrattenimento o educazione.

Cinema chiusi, musei chiusi, niente turismo, niente campionato: il Covid-19 ha stoppato quella che viene chiamata economia dell’esperienza, ovvero tutte quelle attività che si basano sul far vivere un’esperienza al proprio cliente. E questo ha fatto emergere fortemente un lato di questa economia che fino ad oggi era ancora sopito, ma che nel futuro prossimo la farà sicuramente da padrone.

Parliamo dell’economia dell’esperienza virtuale. In questo senso la tecnologia ha fatto passi da gigante. Tra visori AR e VR sempre più commerciabili e accessibili a livello economico, non manca molto al momento in cui ci si immergerà a 360 gradi in un film o in un videogioco. O perché no, in un concerto. Durante il lockdown d’altronde abbiamo visto moltissime iniziative volte in questa direzione. Basti pensare a tutti i musei che hanno dato la possibilità di visitare le loro mostre online.

La parola utilizzata per racchiudere questo nuovo mondo di esperienze virtuali è un neologismo inglese: “Hometainment”, ovvero l’unione tra “Home” ed “Entertainment”, casa e divertimento. È molto probabile che il futuro di internet, che ormai è il nostro, si giochi tutto lì. E questo diventerà un’occasione di incontro sempre più frequente tra i brand e le mura domestiche del consumatore.

SHOP STREAMING, LE NUOVE TELEVENDITE

In Cina da qualche tempo è nato un fenomeno che probabilmente arriverà a breve anche qui, e che potrebbe essere uno dei nuovi trend del marketing post Covid-19 insieme all’Hometainment. Si tratta dello Shop Streaming.

Come funziona?

Sono dirette, come le dirette Instagram o Facebook, in cui un influencer di un particolare prodotto o settore merceologico ne mostra le qualità e caratteristiche. Proprio come le vecchie televendite, con la differenza che questo tipo di approccio è molto più potente nei confronti di un potenziale cliente, vista la presenza dell’influencer. In fondo è la stessa cosa del recarsi fisicamente in un negozio di fiducia, dove conosciamo il commerciante. E adesso che tra ingressi contingentati, regolamenti etc. comprare dal vivo è diventato più difficile si passerà al comprare “in diretta”? Staremo a vedere, ma è sicuramente un trend da tenere d’occhio e da sfruttare.

Tutti questi trend puntano in un’unica direzione: la ricerca di soluzioni per viaggiare e fare esperienze o acquisti senza il bisogno di uscire di casa. Questo perché la pandemia ha rivoluzionato soprattutto la nostra mobilità, nelle città e fuori.

E anche quei consumatori considerati “comuni”, vista l’impossibilità di riprendere a breve le abitudini precedenti (vista anche il minore potere d’acquisto causato dalla pandemia) è molto probabile che si convinceranno a sperimentare sempre di più l’online come base per il proprio shopping di beni non essenziali. Uno dei mercati che sta vivendo questa transizione in modo più rapido è quello della moda e del lusso. Acquistati online, questi beni “status symbol” risultano meno costosi e sostenibili.

ONLIFE

Quindi, cosa ci lascerà questa pandemia? Forse la necessità di trasformare il nostro tempo online in un tempo di qualità. Anche perché non manca molto al momento in cui sarà del tutto impossibile o insensato distinguere tra un tempo online e un tempo offline, e anche qui c’è una parola che descrive bene la situazione: Onlife, una vita perennemente online. L’abbiamo sperimentata tutti in quarantena, e anche ora che ne siamo usciti è innegabile che la strada del futuro ci stia portando in quella direzione.

È IL MOMENTO DI SALVARE IL PRESENTE

Questi trend si riferiscono a un futuro prossimo, ma che succede nel presente? Il Corona virus rappresenta, oltre a una tragedia immane, una crisi economica mondiale e senza precedenti nel dopoguerra. Il CERVED, una delle agenzie di rating e big data più importanti d’Italia, ha stimato una perdita di fatturato per le aziende italiane fino a 470 miliardi di euro nel 2020. E non è difficile che la situazione peggiori, visto che le nostre aziende sono state tra quelle che hanno subito una chiusura più prolungata, perdendo posizioni e subendo danni anche a livello internazionale.

Confindustria ha pubblicato un report che segnala una perdita del 10% sul PIL del primo semestre, del 6% sull’intero anno. Ogni settimana passata in lockdown ha rappresentato uno 0,75% in meno sul bilancio dello Stato. Il Fondo Monetario Internazionale ha infine dichiarato il danno ufficiale subito dal nostro Paese: -9,1% sul PIL. Siamo quelli che soffriranno di più in Europa, seguiti soltanto dalla Grecia.

Ecco perché al momento più che al futuro, che rappresenta comunque un’arma di rilancio, forse bisogna pensare al salvare il presente. Ma cosa dobbiamo salvare, la nostra azienda o i nostri clienti?

Qual è il patrimonio più importante che abbiamo? La risposta è semplice. Con un portafoglio clienti possiamo creare un’azienda da zero. Senza un portafogli clienti invece non c’è nulla da fare. Ecco allora la soluzione: è dal cliente che dobbiamo ripartire ed è il cliente la prima cosa che dobbiamo pensare di salvare.

CAMBIARE SIGNIFICA SALVARSI

Proprio come in natura, si salva chi si adatta. Molti sono i settori colpiti più in profondità da questa crisi, pensiamo al turismo, allo sport, al settore della mobilità per dirne solo alcuni. Altri però in realtà hanno ricevuto un impatto positivo: il delivery (qui un nostro articolo a riguardo), l’alimentare in generale, il digitale o il sanitario ad esempio. Quello che dobbiamo fare è una sorta di mappa del nostro business, capire come posizionarlo o indirizzarlo verso i settori più sicuri e floridi in questo momento, senza paura di cambiare.
Le cose da valutare in questo senso:

I costi del cambio di rotta, in termini di competenze dello staff e di riassetto aziendale
Tempi di realizzazione della riconversione
Reversibilità e sostenibilità del nostro nuovo modello di business
Il punto d’arrivo: come vedo la mia azienda tra cinque anni?

Questa crisi non è parabolica, non ritornerà sullo stesso punto da cui è partita. È più simile a una spirale, che ci porterà in un terreno sconosciuto. Non ci sarà un ritorno alla normalità, questa parola è da togliere dai dizionari ormai. Ma forse non sarà una dimensione di recessione o ridotta, anche se nei primi tempi potrà sembrarlo, bensì un nuovo campo da esplorare, con nuovi modi di fare business. Ecco allora che le aziende che avranno avuto il coraggio di diversificarsi, di interagire con il settore del digitale e con gli altri settori meno colpiti dalla crisi, avranno la meglio su tutte le altre.

via MADNESS EXPERIENCE

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