I “muri della gentilezza”, dove appendere abiti per chi ne ha bisogno

Gen 25th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Iran, Cina, India, Svezia, Italia. I muri appendiabiti si diffondono a macchia d’olio. Con una sola regola, la solidarietà, e un motto che li accomuna: chi ha bisogno prende, chi non usa più, lascia.

Non tutti i muri vengono per dividere, separare, schermarsi, annullare la pacifica convivenza. Esistono dei muri bellissimi che sono tutti da fotografare, che raccontano storie: di gentilezza, compassione e solidarietà, su cui si appendono abiti non più utilizzati da lasciare a chi ne bisogno, per permettergli di affrontare le temperature rigide.

Muri che si stanno diffondendo a macchia d’olio, dal più lontano Iran dove è partito il fenomeno alla Svezia, fino ad arrivare in Italia, dove i muri della gentilezza sono in aumento.

Monza e Bologna sono solo 2 esempi del fenomeno, il cui funzionamento è molto semplice: chiunque può prendere un cappotto se ne ha bisogno o lasciarne uno se non lo usa più.

Un muro della gentilezza è sbarcato anche a Milano, alle spalle del Cimitero Monumentale, con un ottimo riscontro delle tante cittadini e dei tanti cittadini di via Paolo Sarpi che hanno già provveduto a riempirlo di indumenti caldi, cappotti, scarpe, ma anche libri e beni di prima necessità per far fronte all’emergenza freddo. 24 ore su 24, sempre disponibili in qualsiasi momento della giornata.

Il muro milanese di via Luigi Nono, approntato e gestito da una particolare struttura, Il Tempio del futuro perduto, che raggruppa varie associazioni di solidarietà e cooperazione all’interno di una ex fabbrica. Gli operatori dello spazio garantiscono a chi arriva spinto dal bisogno, che insieme a vestiti e libri sarà possibile prendere anche sorrisi e abbracci, all’occorrenza.

Nello spazio della Fabbrica del Vapore, messo a disposizione dal Comune di Milano per progetti con finalità sociali, in realtà, sono già due anni che senzatetto e persone in difficoltà possono andare a disporre di vestiario e scarpe usate. Ciò che cambia, però, è il concetto del dono: rendendolo anonimo, in un certo senso, si tutela la persona che lo riceve, ponendo l’accento sul gesto amorevole e non sull’asimmetria tra chi dona e chi riceve.

Nella penisola, da Nord a Sud, da catania a Pistoia, da Bari a Trento esempi di muri della solidarietà stanno fiorendo rigogliosi, testimoni della voglia di solidarietà del paese bello e reale, esasperato dalle narrazioni continue di un paese cattivo. I muri si moltiplicano: a Pinerolo, inaugurato a Novembre con la collaborazione di studenti e studentesse del locale liceo artistico, a Prato, in stazione centrale, o a Palermo, nel quartiere Brancaccio. Che, però, è una sorta di armadio temporaneo, come un’esposizione. Ogni primo lunedì del mese l’associazione Uniamoci Onlus organizza un attaccapanni solidale per chiunque ne abbia necessità. Cittadini e cittadine del quartiere o homeless, non importa.

I muri della solidarietà sono arrivati anche in Campania, a Cerreto Sannita, grazie alla Caritas e alla locale diocesi, i cui muri ospitano cappotti, piumini e abiti invernali per difendersi dal lungo inverno. O a Bologna, in cui i muri della gentilezza non hanno posti specifici, ma possono essere anche delle grate da cantiere o delle transenne: disseminati un po’ ovunque in città, ogni punto utile a poter appendere degli abiti può diventare un wall of kindness.

Visione originale, che si lega alla vicenda del comune calabrese di Roseto Capo Spulico, in cui addirittura la gentilezza è un valore istituzionale, tanto da essere tutelata con un apposito assessorato. E proprio l’assessora alla Gentilezza, la giovanissima Francesca Perla, ha deciso di allestire un muro dove poter lasciare non solo vestiario e indumenti, ma anche giocattoli.

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