I 15 punti chiave per la società delle informazioni e delle relazioni del Manifesto di Fare Digitale

Ago 28th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Breaking News, Comunicazione, Marketing

«Una bussola per orientarci nell’impetuoso mare della digitalizzazione, una mappa con dei chiari punti di riferimento che ci possa aiutare a cogliere le opportunità e a diluire le complessità della trasformazione digitale»: è con queste parole che Gabriele Granato, presidente di Fare Digitale, ha presentato ufficialmente sul sito dell’associazione Il Manifesto di Fare Digitale.

In una società che vive nell’era digitale non ci si può che porre numerose domande, relativamente ai diritti, ai doveri, alle opportunità e alle potenzialità legate al digital.

Fare Digitale come baluardo di una nuova concezione del mondo digitale

È proprio in questo scenario e per fornire delle risposte, ma soprattutto per trovare delle soluzioni, che si innesta il progetto, quanto mai necessario e attuale, dell’associazione Fare Digitale.

L’obiettivo principale di Fare Digitale, ossia quello di diffondere e valorizzare la cultura digitale, si concretizza attraverso la promozione e l’organizzazione di incontri e dibattiti, iniziative di sensibilizzazione e formazione, studi e ricerche – come la recente mappatura degli Atenei italiani dove si studia il digitale –, il tutto grazie a dei gruppi di lavoro formati dai soci, volti a creare una rete di idee e interconnessioni, nonché ad agevolare e a migliorare la trasformazione digitale in atto.

Il Manifesto di Fare Digitale

Come tutte le iniziative che provino ad attuare un cambiamento radicale a partire dai sistemi di credenze sociali, Fare Digitale basa il suo operato su una comunanza di intenti e di valori che hanno trovato una sintesi per punti riportati in un manifesto. L’obiettivo de Il Manifesto di Fare Digitale è quello di rendere trasparenti sia i principi cardine su cui si basa la transizione digitale, sia i diritti a cui gli utenti dovrebbero aspirare nell’interazione con la nuova società delle informazioni e delle relazioni.

Il Manifesto di Fare Digitale, dunque, consta di quindici punti che esemplificano l’approccio e gli obiettivi del progetto.

1. Il digitale è un bene necessario e universale

Nella società odierna il digitale è a tutti gli effetti un bene primario essenziale, che probabilmente andrebbe inserito tra quelli considerati alla base della piramide dei bisogni, perché – come precisato dall’Associazione – seppur non sia ovviamente un bene fisiologico va contestualizzato nella società attuale in cui è un bene necessario e universale al pari di energia elettrica, acqua e gas, per esempio, e in quanto tale va garantito a tutti.

Probabilmente, tale considerazione è rafforzata dalle necessità dettate dalla pandemia che ha difatti evidenziato quanto sia rilevante il digitale per numerose attività quotidiane (istruirsi, lavorare, restare in contatto con i propri cari, ecc.).

2. Il libero accesso alla Rete e ai suoi contenuti è un diritto fondamentale

A rafforzare quanto espresso nel primo punto del Manifesto, il diritto di accesso alla Rete dovrebbe fondarsi sull’uguaglianza, sulla possibilità di essere posti nelle condizioni, anche tecnologiche e infrastrutturali, di poterlo fare.

3. Analogico e digitale si fondono dando vita alla società delle informazioni e delle relazioni

L’online non rappresenta una realtà virtuale a se stante e distaccata dal mondo reale: pur essendo immateriale, si contamina perfettamente con la quotidianità, alterando e influenzando notevolmente il modo di comunicare, di informarsi, di formarsi, di svolgere attività economiche, ecc.

4. I dati pubblici sono un bene comune e devono essere disponibili, aperti, interoperabili e disaggregati

Poiché si parla sempre più del concetto di cittadinanza attiva, per renderlo davvero possibile occorrerebbe rendere i dati pubblici – come si legge nella presentazione del Manifesto – «disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati e facilmente accessibili a ricercatori, decisori, media e cittadini».

5. Il digitale è un fattore di cambiamento, ma non è il cambiamento. Il mondo lo cambiano le persone

In un contesto in cui siamo praticamente onlife , non si può considerare il digitale quale motore principale del cambiamento: è solo uno strumento e la trasformazione digitale in atto rappresenta l’effetto principale dell’espansione della Rete nella vita di tutti i giorni; è fondamentale focalizzare l’attenzione sull’aspetto umano, in quanto sono le conoscenze e le competenze a rappresentare il pilastro determinante per attuare un radicale cambiamento.

6. La digitalizzazione è una priorità collettiva e deve ridurre le complessità, eliminare le barriere e generare opportunità sostenibili

Poiché parte di una realtà collettiva, tutti sono chiamati a comprendere le dinamiche della digitalizzazione. Si tratta di un processo che tocca le vite di ciascuno e nessuno deve provare la sensazione di essere escluso, perché nessuno lo è.

7. #FareDigitale significa generare – attraverso il digitale – maggiore valore per la comunità

La digitalizzazione dei processi esistenti non è sufficiente: occorrerebbe andare oltre, considerare le differenti opportunità offerte da un mezzo che ha specificità proprie. Il digitale, infatti, rappresenta un’opportunità di trasformazione economica e sociale, il cui centro è rappresentano dai cittadini e dalle imprese, e per questo l’ innovazione digitale deve essere potenziata con un fare concreto, per esempio mediante efficaci investimenti pubblici e condurre verso una riforma strutturale del Paese.

8. La cultura digitale è condizione necessaria per il #FareDigitale. È compito dell’istruzione pubblica creare le condizioni per stimolarla e svilupparla

È necessario promuovere una vera e propria cultura digitale che permetta di comprendere al meglio quali sono gli elementi principali (strumenti, logiche, linguaggi, ecc.) che caratterizzano questo mondo e, più in generale dunque, la complessità contemporanea. Data la sua importanza nel contesto attuale, la promozione di una cultura digitale dovrebbe partire dall’istruzione pubblica.
9. La scuola digitale è interconnessa, innovativa, inclusiva e fondata saldamente sulle relazioni umane

Il digitale è uno strumento volto alla connessione e all’inclusione. La scuola rappresenta il crocevia di questi principi: la digitalizzazione deve consentire alla stessa istituzione scolastica di divenire un luogo di maggiore apertura e inclusione. Per far ciò è necessario che le metodologie e le modalità di insegnamento si adeguino alla società contemporanea, adottando una visione maggiormente digitale, in maniera sostanziale e non solo formale.

Periodi di emergenza come quelli determinati dalla diffusione del COVID e il ricorso alla DAD hanno messo in evidenza la necessità di una digitalizzazione che tenga conto di varie necessità, come l’interazione, l’inclusione e l’innovazione.

10. Il lavoro digitale non è funzione del tempo e dello spazio, ma delle relazione di fiducia e dei risultati

L’organizzazione del lavoro digitale modifica i paradigmi di quello più tradizionale, spostando il focus dal processo all’obiettivo.
Si tratta, insomma, di ripensare la modalità lavorativa nella sua completezza, dagli orari al luogo in cui viene svolta l’attività, fino ai momenti di confronto e lavoro in team: un passaggio reale allo smart working e non soltanto un lavoro da remoto imposto da costrizioni esterne (per esempio dalle ondate pandemiche).

11. La lotta al digital divide – di natura tecnica, sociale e culturale – è una priorità da affrontare e vincere con decisione in ogni sede politica e istituzionale

Il digital divide porta all’esclusione dai benefici che, a livello tecnico ma anche sociale e culturale, derivano dall’accesso alla Rete. Per questa ragione va combattuto e superato, eliminando in questo modo la disparità esistente tra coloro che hanno accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso. È necessario però intervenire a diversi livelli, in diverse sedi.

12. La pubblica amministrazione deve essere accessibile, trasparente, amica di cittadini e imprese, capace di offrire servizi efficienti e innovativi

La pubblica amministrazione non può semplicemente fermarsi all’adozione di nuove tecnologie e all’integrazione del digitale. È necessario, infatti, che a essere rivisto (e in un certo senso ristrutturato) sia il rapporto tra Stato e cittadino. Oltre all’evoluzione e allo snellimento delle procedure, spesso macchinose e a tratti ingestibili, nasce l’esigenza di stimolare una digitalizzazione che porti alla creazione di una relazione «affettiva, paritetica» con i cittadini, eliminando barriere e distanze.

13. Lo sviluppo del terzo settore è direttamente correlato alle dinamiche inclusive e partecipative della trasformazione digitale

Tra le varie necessità vi è quella di portare a uno sviluppo del terzo settore seguendo competenze, strumenti e opportunità favorite e messe a disposizione dal digitale. Il tutto nel solco dell’inclusione e della partecipazione. I media digitali, infatti, consentono una maggiore apertura a tali aspetti.

14. È necessario favorire la messa in Rete dei territori per esprimere al meglio le specificità locali nel contesto globale

È necessario che i territori vengano considerati all’interno di una prospettiva digitale, favorendo in questo modo una promozione più ampia e la progettazione di un futuro basato sull’interconnessione, senza però perdere identità e tradizioni locali. La digitalizzazione in questo contesto può favorire uno sviluppo globale.

15. I luoghi di cultura non possono prescindere dal digitale per diventare punti di riferimento per il territorio e il turismo

È importante che il mondo della cultura si apra a una maggiore digitalizzazione, fondamentale per la salvaguardia del patrimonio culturale. Attraverso il digitale, infatti, è possibile puntare a promozione e conoscenza più ampie presso i pubblici di riferimento, ma anche a un loro maggiore coinvolgimento.

In sintesi, con questo Manifesto l’associazione Fare Digitale cerca di toccare i diversi settori e le varie tematiche che richiederebbero una maggiore attenzione e più riflessioni, con l’obiettivo di spingere a un cambiamento e a un miglioramento concreti dell’utilizzo del digitale in termini di accessibilità, fruibilità, semplificazione, inclusività.

Scritto raccogliendo le idee e le proposte di tutti i soci e lungi dall’essere una guida statica, il Manifesto di Fare Digitale verrà sottoposto a revisione nel corso del tempo – ogni due anni secondo l’ipotesi avanzata dall’associazione – poiché, come affermato ancora da Gabriele Granato, esso «ha la pretesa di cogliere gli aspetti fondanti dell’attuale società digitale mantenendo una flessibilità di fondo, che gli permette di adattarsi alle trasformazioni che ogni giorno si susseguono».

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