I marchi italiani piacciono a tutti: ecco le aziende italiane diventate straniere

Lug 13th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News


Il made in Italy non perde il suo appeal presso gli investitori ed imprenditori stranieri soprattutto in tempi di crisi

I brand italiani suscitano interesse all’estero sia per il loro fascino endemico ed intrinseco, sia per la loro convenienza economica( alcune addirittura sull’orlo del fallimento), sia per la delocalizzazione in paesi con minor imposizioni fiscali che permettono così di essere meglio osservate ed inglobate strategicamente in multinazionali che possono rafforzare la loro gamma di prodotti e la loro awareness sui mercati globali

È vero anche che l’Italia ha smesso da tempo di essere un Paese a forte vocazione produttiva, dato che molte attività sono state spostate verso Nazioni dove il costo del lavoro è più basso, e in cui molte delle regole della convivenza e della sopravvivenza sociale vengono scavalcate a favore dell’utile.

Il tessuto industriale regge ancora nel nostro Paese, ma è in stragrande maggioranza costituito da piccole e medie imprese e da un paio di grosse imprese ma c’è anche la componente delle partecipazioni straniere e questo è un tema che riprenderemo più avanti.

Quale sia la logica dei capi azienda è piuttosto comprensibile. La necessità del guadagno dovrebbe essere tra le prime attitudini, la stessa che spesso induce le proprietà ad acquistare all’estero piuttosto che a produrre in casa. Gli anglosassoni definiscono la dottrina ‘make or buy’: fai o compra.

Fiorucci, Versace e i gelati Motta. Negli ultimi anni sono state diverse le aziende del Made in Italy a essere rilevate da compagnie straniere. Il marchio italiano piace a tutti e a far gola non sono solo le marche di moda, ma tutti i settori. Dall’alimentare all’energia, i migliori “pezzi” italiani vengono arpionati e trascinati in acque straniere. Facciamo il punto su tutti i gioielli tricolore “perduti”.

Alta Moda e Lusso - Uno dei brand più in voga tra gli anni ’70 e gli anni ’90 è Fiorucci, fondata a Milano da Elio Fiorucci nel 1967. Nel 1990 viene rilevata dalla Edwin International, società giapponese di abbigliamento con diversi marchi di proprietà e licenza, poi dalla Itochu Corporation e infine dagli inglesi di Schaeffer. Le collezioni di Krizia sono invece passate a Marisfrolg Fashion Co. Non solo moda. Alle aziende straniere piacciono molto anche gli yacht. Quelli Ferretti sono di proprietà di Shandong Heavy Industry-Weichai Group.

Grande scorpacciata per il fondo francese Kering, che ha acquistato Gucci, Bottega Veneta, Pomellato, Dodo, Brioni e Richard Ginori. Dal 2012, la maison Valentino è nelle mani di Mayhoola Investments mentre Ferrè è passato nelle mani del Paris Group di Dubai. Anche La Rinascente appartiene alla compagnia thailandese Central Group of Companies. Tra i casi che ha tenuto alta l’attenzione degli italiani, c’è quello di Versace il cui brand è stato venduto allo stilista americano Michael Kors per la bellezza di 2 miliardi di dollari. L’altro grande colosso francese della moda, LVMH, è diventato proprietario di Loro Piana, Fendi, Emilio Pucci e Bulgari.

La giapponese Itochu Corporation ha fatto suoi altri marchi italiani come Mila Schon, Conbipel, Sergio Tacchini, Belfe e Lario, Mandarina Duck, Coccinelle, Safilo, Ferrè , Miss Sixty-Energie, Lumberjack e Valentino S.p.A. Quasi tutte queste aziende sono state poi rivendute sempre ad aziende straniere.

Anche l’Italia, seppur non con la stessa voracità, ha però acquistato un’azienda francese, la Moncler, che dal 2003 è di proprietà dell’italiano Remo Ruffini.

Cibo - Nel 1993, gli svizzeri della Nestlè decidono di acquistare Italgel ottenendo così Gelati Motta, Antica Gelateria del Corso, La Valle degli Orti e il gruppo che comprende Motta e Alemagna. Attualmente Nestlè oltre a Italgel possiede anche i surgelati e salse Buitoni e l’acqua minerale Sanpellegrino con le relative controllate (Levissima, Recoaro, Vera e Panna).

Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori sono di Lactalis, acquirente della Parmalat nel luglio del 2011, mentre gli oli Cirio-Bertolli-De Rica sono passati nel 1993 alla Unilever, che poi li ha ceduti nel 2008 alla spagnola Deoleo, già titolare di Carapelli, Sasso e Friol. Anche l’Eridania Italia, società leader nel settore zucchero italiano, è passata poi in mani francesi.

La Birra Peroni, comprendente i marchi Peroni e Nastro Azzurro, è stata fagocitata dal colosso giapponese Asahi Breweries, mentre la Star, proprietaria di diversi marchi come Pummarò, Sogni d’oro, GranRagù Star, è stata acquistata dalla spagnola Gallina Blanca del Gruppo Agrolimen.

Finanza - Anche in termini economici e finanziari, sono molte le società straniere che stanno fagocitando quelle italiane. Nel 2006, il gruppo Bnp Paribas acquisisce Bnl. Nel 2007, Credit Agricole prende il controllo delle banche Cariparma e Banca Popolare FriulAdria. Sempre nello stesso anno, Generali accetta l’offerta di Groupama per l’acquisto del 100% di Nuova Tirrena per 1,25 miliardi di euro. Anche Unicredit ha venduto Pioneer ad Amundi per un valore di 3,5 miliardi di euro.

Industria - Nell’industria, Italcementi è stata acquisita da HeidelbergCement. A Pirelli invece tocca andare in Cina. ChemChina è infatti il nuovo socio. A settembre 2016 la francese Suez ha acquisito parte di Acea mentre Magneti Marelli passa ai giapponesi di Calsonic Kansei.

Energia - In campo energetico, Edison ha piegato la bandiera tricolore a favore di un’altra: quella francese.

Trasporti - Nell’industria dei treni, il made in Italy non esiste più. La Fiat Ferroviaria è controllata da Alstom. AnsaldoBreda è stata invece venduta alla giapponese Hitachi da parte di Finmeccanica. Non è diverso per gli aerei, Etihad ha acquisito per tre anni Alitalia mentre la Piaggio Aerospace è dal 2014 in mano agli arabi di Mubadala. Per Lamborghini, invece la nuova casa è in Germania dove il padrone di casa è il Gruppo tedesco Volkswagen.

Articolo realizzato in collaborazione con il master biennale in giornalismo della IULM, contenuto a cura di Ilaria Quattrone.

Related posts:

  1. TikTok Creator Marketplace: ecco cosa possono fare le aziende italiane con questo nuovo strumento
  2. Pubblicità ai tempi del coronavirus. Le aziende italiane dimostrano solidarietà con i cittadini e i lavoratori
  3. Consumatori sempre più infedeli? Le aziende italiane corrono ai ripari
  4. ll consumo sostenibile è in crescita. Ecco come cambiano le nostre abitudini (e anche le aziende)