I Social simili a Clubhouse quali sono e perchè hanno successo

Apr 20th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Social Media


Non solo Clubhouse: il successo dei social con al centro la voce cosa ci dice della nostra vita online

Il successo di Clubhouse è stato tanto repentino, e in parte imprevisto, da convincere molti della possibilità che si trattasse dell’ennesima “bolla” come non ne sono mai mancate nella storia del digitale.

Se la ribalta della voce sembra tra quei social media trend 2021 che aziende, marketer e chiunque voglia fare business con il digitale non possono ignorare e, soprattutto, se in uno sforzo accanito di competizione non sembra esserci big tech che non stia investendo attualmente nello sviluppo di social simili a Clubhouse, in cui l’elemento vocale abbia un ruolo predominante, forse non deve trattarsi però né di una “bolla”, né di un fenomeno squisitamente momentaneo.

Il precedente illustre è quello dei contenuti temporanei ed effimeri “alla Snapchat”. Di tempo ne è passato da quando solo sul social del fantasmino si potevano creare snap temporanei e capaci, dopo un certo periodo, di autodistruggersi: allora fu Instagram a “copiare” Snapchat con contenuti che restavano visibili solo per ventiquattro ore, prima che praticamente ogni altro social reinterpretasse a proprio modo il format delle Storie.

Più di recente il successo di TikTok tra i giovanissimi della generazione z e della generazione alpha ha convinto i big del social networking a “copiare” all’app della cinese ByteDance almeno il formato verticale e un audio always-on: è così che sono nati, tra l’altro, gli Instagram Reels.

Perché nessuno sembra poter fare a meno di copiare Clubhouse

Secondo dei dati di App Annie, in un solo anno dal lancio Clubhouse ha quasi raggiunto la soglia dei 13 milioni di download: di questi almeno 435mila sono di italiani che passano nelle stanze di Clubhouse quasi ventiquattro ore al giorno, connessi come sono fino alle 4 di notte, come hanno sottolineato i due co-founder della piattaforma in una tappa del proprio roadshow.

Dopo il boom di iscrizioni non stupisce, così, che la corsa della maggior parte delle piattaforme sia a sviluppare social simili a Clubhouse e prodotti che soddisfino l’attuale piacere che gli internauti proverebbero per le interazioni con al centro la voce.

Tanto più che l’app di Paul Davison e Rohan Seth non è ancora “per tutti”. Non è solo perché, fin dall’inizio, ha strategicamente costruito parte del proprio successo proprio sull’esclusività di un’iscrizione possibile solo su invito, di una partecipazione limitata a cinquemila utenti per stanza e via di questo passo.

È soprattutto perché, nonostante a inizio 2021 i fondatori avessero annunciato una versione anche per Android di Clubhouse, l’app di fatto continua a essere disponibile al momento solo per utenti iOS per non inficiare la qualità del servizio e avere la possibilità di implementare più controlli e impostazioni di diverso tipo, si giustificano ufficialmente degli sviluppatori.

La semplice “assenza” dell’app da alcuni play store, prima ancora che le difficoltà nel trovare qualcuno con inviti a disposizione e che accetti di condividerli (gratuitamente verrebbe da aggiungere considerato che, in questi mesi, non sono mancate neanche vere e proprie compravendite di inviti Clubhouse), potrebbe dare insomma margine di successo ai tanti social simili a Clubhouse che stanno nascendo in questo periodo.

Da Facebook a Twitter, passando per Spotify e LinkedIn: ci sono sempre più social simili a Clubhouse

I primi rumor iniziati a circolare già a febbraio 2021, quando Clubhouse in Italia aveva appena cominciato a scalare la propria curva di rogers ed era popolato perlopiù ancora solo da marketer ed early adopter , sono stati quelli incentrati sulla possibilità che Facebook stesse lavorando a un prodotto rivale di Clubhouse.

Ad alimentarli era stato il lavoro di reverse engineering di alcuni ingegneri ma anche degli screenshot pubblicati tra gli altri da The New York Times e da testate di settore come TechCrunch.

Gli ultimi in particolare mostravano come potrebbe funzionare la nuova feature che permetterebbe di organizzare un broadcast audio in diretta su Facebook. Stando a quelle schermate, accedendo alle Rooms di Messenger, gli utenti avrebbero la possibilità di scegliere se iniziare una stanza video, come era stato unicamente finora, o mettere su una stanza audio privata e accessibile cioè a una lista ristretta e selezionata di amici o, ancora, se condurre una Room audio pubblica.

In quest’ultimo caso la stanza sarebbe accessibile a tutti e direttamente dal feed di Facebook, senza passare per Messenger, dal momento che agli host verrebbe fornito tra l’altro un Room Link da condividere ovunque vogliano, sui propri canali digitali.

Visivamente gli speaker della stanza verrebbero mostrati in alto nella schermata, con un’immagine profilo rotonda proprio come su Clubhouse, mentre agli altri partecipanti alla stanza sarebbe riservata la parte inferiore della stessa. Diversamente da quanto avviene su Clubhouse, che richiede che l’app rimanga in funzione, si potrebbe continuare ad ascoltare i live broadcast audio su Messenger Rooms anche qualora lo si chiudesse involontariamente o per continuare a scorrere il proprio feed principale su Facebook.

Più recente è la notizia del lancio di una versione beta di Hotline, un nuovo servizio di casa Zuckerberg che permetterà ai creator di rispondere in diretta alle domande degli utenti. Più che un semplice “clone” di Clubhouse così, almeno stando alle indiscrezioni circolate fin qui sulle testate di settore, Hotline sembrerebbe un incrocio tra le dirette Instagram e l’app di Davison e Seth.

Da Spotify a LinkedIn e passando per Discord, una delle app di messaggistica istantanea più in voga del momento, la lista di tentativi di imitare Clubhouse è ancora (molto) lunga. Competizione e necessità di continuare ad attrarre utenti a parte, nei progetti di ciascuna di queste piattaforme per mettere la voce al centro dei propri servizi non mancano considerazioni più strettamente legate a chi sono i loro principali iscritti, come e perché utilizzano quegli stessi servizi, cosa potrebbero aspettarsi da una versione audio-only o audio-first delle proprie piattaforme preferite.

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