Il Fatturato dell’industria al top dal 2000, cresce la fiducia

Nonostante un forte incremento del fatturato dell’industria, che a marzo ha raggiunto il livello più alto dal gennaio 2000, inizio delle serie storiche, e la fiducia di consumatori e imprese, Moody’s taglia le stime sul Pil italiano nel 2022 a causa di un’inflazione più alta trainata dai prezzi dell’energia e dell’attesa di uno shock sui redditi. Con la guerra ancora in corso e le tensioni per l’energia c’è ancora grande incertezza ma alcuni settori sono ripartiti a cominciare dal turismo che ha ripreso a popolare le città.

«Per l’Italia» afferma Moody’s nel suo Global Outlook di maggio «abbiamo rivisto al ribasso le nostre stime di crescita nel 2022 al 2,3% (3,2 previsto a marzo, ndr) per riflettere un’inflazione più alta trainata dai prezzi dell’energia e un più significativo shock ai redditi. Ci aspettiamo una contrazione dei consumi privati nel trimestre in corso e un rimbalzo sotto il potenziale nella seconda parte dell’anno in quanto la compressione sul potere di acquisto delle famiglie a causa delle elevate pressioni sui prezzi resta sostanziale. Prevediamo» scrivono ancora dell’Italia gli analisti «che la spesa in conto capitale resti il principale driver di crescita grazie al pacchetto Next Generation EU».

Secondo i dati diffusi dall’Istat il fatturato dell’industria è cresciuto a marzo al netto dei fattori stagionali del 2,4% in termini congiunturali con una dinamica positiva sia sul mercato interno (+2,6%) sia su quello estero (+1,8%) e del 21,4% in termini tendenziali sulla base dei dati corretti per gli effetti del calendario. L’andamento in valore però incorpora l’aumento sostenuto dei prezzi e se si guarda al volume il fatturato per il solo settore manifatturiero è diminuito dello 0,1% rispetto a febbraio ed è aumentato del 6,1% su marzo 2021.

Il fatturato dell’energia è aumentato del 12% su febbraio e del 61,9% su marzo 2021 mentre quello generale al netto dell’energia è aumentato dell’1,7% su febbraio e del 19,3% su marzo 2021. Su base tendenziale le variazioni sono positive per tutti i settori ad eccezione dei mezzi di trasporto (-13,9%) con il fatturato del tessile che segna un +25,3%, l’industria del legno un +38,7%, quella alimentare un +22,7%. Il fatturato di coke e prodotti raffinati segna un +65,5% mentre la metallurgia avanza del 35,2%. Nonostante la prosecuzione della guerra cresce la fiducia dei consumatori a maggio (da 100 di aprile a 102,7) e delle imprese (da 108,4 a 110,9).

L’indice per le imprese si riporta quasi ai livelli di febbraio, prima della guerra (era 111) mentre quella dei consumatori aumenta per la prima volta dopo quattro mesi di calo. Nella manifattura l’indice di fiducia cala da 109,9 a 109,3, nelle costruzioni scende da 160,6 a 158,7 mentre nei servizi aumenta decisamente passando da 97,2 a 103,6 nei servizi di mercato e da 103,6 a 105,5 nel commercio al dettaglio. Cresce soprattutto la fiducia nei servizi turistici con un aumento di quasi 10 punti (da 114,7 ad aprile a 124,5 a maggio). Per l’Istituto di statistica «si segnala un diffuso miglioramento di tutte le componenti ad eccezione delle attese sulla situazione economica generale e dei giudizi sulla possibilità di risparmiare in futuro». La Confcommercio segnala che la fiducia dei consumatori resta lontana dai livelli pre-Covid.

«Permanendo la fase di forte incertezza che caratterizza il quadro congiunturale, condizionato dalla ripresa dell’inflazione che deprime il potere d’acquisto della ricchezza liquida e dal perdurare delle tensioni geopolitiche» sottolinea «il clima di fiducia delle famiglie resta ben lontano dai livelli pre-pandemia. La situazione sul versante delle imprese, pur in presenza di diversi ostacoli allo svolgimento dell’attività produttiva, evidenzia un recupero dell’indice composito sui livelli di inizio 2022, soprattutto per gli operatori dei servizi di mercato, anche in virtù di una ripresa dei flussi turistici incoming».

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