Il futuro della pubblicità: top model avatar e virtual influencer ?

Apr 22nd, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


- La natura sempre più reale degli avatar digitali li ha resi oggi difficilmente distinguibili dalle
persone reali
- Un recente report di HypeAuditor, mostra un tasso di coinvolgimento sui social quasi tre volte
superiore rispetto agli influencer reali

Un futuro che ha molti potrebbe sembrare strano è stato illustrato durante l’ultima edizione del CES 2020 di Las Vegas. È stata una società che crea immagini in AI di modelli e modelle che possono essere personalizzati in termini di tratti somatici, colore della pelle e capelli, insieme al colosso dei cosmetici L’Oréal, ad evidenziare come l’intelligenza artificiale può essere sempre di più essere messa a disposizione dei brand per creare servizi fotografici senza avere bisogno di modelle e modelli in carne ossa.

La natura sempre più reale degli avatar digitali li ha resi oggi difficili da distinguere dalle persone reali. La tecnologia può realmente cambiare il modo in cui i modelli o gli influencer compaiono nelle pubblicità, nei post e nei contenuti dei brand e le modalità in cui vengono negoziati contratti e compensi.

Immaginiamo di essere un brand di moda che oggi decida di adottare per la sua strategia di comunicazione l’utilizzo di un influencer. La gestione di un influencer richiede costi organizzativi e tecnici come l’invio di capi, l’acquisto di biglietti per partecipare ad eventi, costi logistici e di trasporto.

Se invece scegliessimo un virtual influencer non dovremmo affrontare costi di gestione o spese varie, ma solo ed esclusivamente costi di produzione ed elaborazione grafica e un contratto on l’eventuale azienda che detiene i diritti del virtual influencer.

Esistono già tanti avatar e influencer virtuali che compaiono sulla copertina di riviste di moda internazionali nei feed di numerosi brand di moda.

Si chiamano Miquela, Noonoouri, Shudu, Imma e Daisy. Hanno volti riconoscibili e milioni di followers su Instagram. E ovviamente i loro outfit sono sempre perfetti.

Secondo quanto mostrato dal rapporto di HypeAuditor, hanno un tasso di coinvolgimento sui social quasi tre volte superiore rispetto agli influencer reali.

I virtual influencer sono il futuro della comunicazione?

Difficilmente 20 anni fa ci saremmo mai potuti immaginare che modelle o influencer virtuali avessero mai potuto sostituire top model reali nella comuniazione dei brand. L’industria della moda è certamente uno dei primi settori ad aver implementato l’utilizzo di virtual influencer nella propria comunicazione e strategia di marketing.

E sono sempre più numerosi i brand che iniziano a testare queste nuove forme di comunicazione soprattutto sui canali social.

Prima di considerare i pro e i contro dell’utilizzo di virtual influencer esploriamo alcuni esempi.
Daisy

Uno dei brand che sta utilizzando l’AI e ha creato un proprio avatar digitale è Yoox che ha sviluppato Daisy, protagonista principale dell’account instagram del famoso eCommerce di abbigliamento. Daisy sta impersonificando il brand cercando di avere un contatto diretto con i follower.

L’impressione guardando il profilo Instagram. È quello di seguire una vera e propria content creator che si cimenta in diverse attività quotidiane indossando i capi dei suoi brand preferiti.

Tuttavia quello che si nota visionando on più attenzione le caption dei post e i commenti degli utenti, i contenuti non generano grandissimo coinvolgimento e diversi utenti non sempre apprezzano la sue figura e le sue forme ancora non perfettamente umane.
Lil Miquela

Lil Miquela è stata una delle prime virtual influencer, tanto che oggi è ormai una star di Instagram. Oggi il suo seguito è impressionante con 1,6 milioni di follower e sta aprendo la strada a una nuova ondata di It Girl non convenzionali.

Dal 2016 ad oggi si è trasformata da un semplice pixel a una delle influencer più conosciute, conquistando il mondo della moda, della musica e dei social media. Ha collaborato con i più importanti brand come Prada, Samsung, Vetements, Chanel e tanti altri. Le descrizioni dei suoi contenuti sono molto dettagliate e personali, ricchi di emozioni personali e improntati alla scoperta di sé.
Colonnello Sanders

Gli avatar e i virtual influencer non hanno solo conquistato la curiosità dei brand di moda. Si stanno diffondendo nel mondo della musica e anche in quello del food.

L’esempio più significativo è quello del profilo Instagram di KFC. L’iconico colonnello Sanders, storico fondatore del marchio, è apparso per qualche settimana sotto forma virtuale con le sembianze di un influencer hipster.

I suoi contenuti sono irriverenti e attraverso classiche pose e situazioni in cui è facile ritrovare i veri influencer, svela i segreti del successo dietro alla sua figura e al brand KFC. Un esperimento che ha avuto un grandissimo successo dimostrato anche dell’engagement dei vari post. Una parodia dell’influencer moderno che ha permesso al brand di divertirsi e far divertire i suoi utenti.
Virtual influencer: reale opportunità o moda passeggera?

Una cosa è certa: il fenomeno è in grandissima crescita, così come i fan che seguono questi influencer del futuro. Non hanno solo apparenze normali, ma comunicano stili di vita molto vicini alla realtà.

È normale che nel lungo termine i dati permetteranno di capire se gli utenti, sempre più in cerca di autenticità e sincerità sui social, continueranno ad apprezzare queste figure virtuali.

Quello che possiamo affermare è che oggi non tutti gli avatar vengono percepiti come finti, poiché ognuno di loro è stato pianificato per sembrare un personaggio reale. Infatti nei loro account pubblicano in maniera costante contenuti anche attraverso le stories, vivono situazioni quotidiane reali, comunicano con gli utenti seguendo le caratteristiche di personas ben definite e pianificate a priori.

Le loro vite seppur digitali e studiate a tavolino, riescono comunque ad esprimere quei caratteri emozionali ed ispirazionali facendo in modo che i loro follower riescano in qualche modo ad immedesimarsi nelle loro situazioni quotidiane.

Tuttavia dall’altro lato possiamo sicuramente affermare che ancora oggi c’è sempre qualcosa di straordinariamente potente e coinvolgente nei contenuti realizzati da persone e influencer reali, che attraverso la loro personalità si collegano con il loro pubblico. Influencer virtuali come Lil Miquela possono essere creati per fingere di avere emozioni umane, ma questo potrebbe facilmente ritorcersi contro se il suo pubblico iniziasse a dubitare che quelle emozioni non siano sufficientemente reali.

È anche vero che i virtual influencer potrebbero apparire in diversi luoghi o eventi contemporaneamente, concedere in licenza le loro immagini e aumentare la quantità di contenuti prodotti in maniera esponenziale rispetto a un influencer reale.

Assisteremo a un futuro in cui i virtual influencer prevaricheranno su quelli reali? Molto probabilmente no, ma sicuramente continueremo ad avere una crescente coesistenza tra reale e virtuale.

di Emanuele Loiacono su www.ninjiamarketing.it

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