Il futuro della pubblicità…tra inquietante, incredibile ed iperpersonalizzata

Giu 5th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News, CATEGORIA B


Nulla si crea né si distrugge, ma tutto si trasforma. Specialmente in pubblicità. Ma la pubblicità del futuro si trasformerà parecchio, fino a sparire. Come? Ecco qualche scenario.

A meno di vent’anni dall’avvento di massa di Internet, Google e Facebook insieme gestiscono più soldi pubblicitari di tutti i mezzi di comunicazione stampata del pianeta.

Nel 2017, le entrate delle campagne pubblicitarie di Google hanno superato i 95 miliardi di dollari, mentre Facebook ha superato i 39 miliardi. È circa il 25 percento delle spese pubblicitarie in tutto il pianeta. Con queste premesse come sarà il futuro della pubblicità?

Il Social media marketing sparirà

Alimentato da piattaforme di e-commerce open source, dispositivi mobili e progressi nei metodi di pagamento online, il social media marketing ha sostituito praticamente l’intero settore della pubblicità tradizionale. Ci sono voluti meno di quindici anni.

E i numeri sono enormi. Nel 2018, l’industria pubblicitaria globale ha superato i 550 miliardi di dollari, portando la valutazione di Google oltre i 700 miliardi di dollari, e quella di Facebook oltre i 500 miliardi di dollari.

Tutto questo valore è alimentato da noi. Sissignore. Dai nostri click, dalle nostre ricerche, dai nostri gusti e antipatie, da ciò che desideriamo, da chi sono i nostri amici.

Ma l’avvento di nuove tecnologie nel settore farà cambiare ancora la pubblicità. Certo, è probabile che diventi un po ‘più invasiva e molto più personale. Eppure anche questa fase non durerà. Non molto tempo dopo, l’intero mercato del social media marketing svanirà. Quanto ci vorrà? Dico da 10 a 12 anni, e comunque meno dei 15 che sono stati necessari nella scorsa fase.

Pubblicità in realtà aumentata

La convergenza della connettività 5G, degli occhiali per realtà aumentata, dei micro sensori disseminati ovunque e della potente intelligenza artificiale, libererà la pubblicità ovunque. Come altre informazioni anche quelle promozionali saranno sovrapposte agli ambienti fisici.

In negozio…

Immaginate di entrare in un futuro Apple Store. Quando vi avvicinate al banco con i dispositivi, un avatar a grandezza naturale di Tim Cook si materializza per offrirti un tour delle ultime funzionalità del prodotto. Se deciderai di acquistarlo, vi sarà sufficiente un comando vocale per formalizzare l’acquisto.

… e a casa

Con i vostri occhiali VR/AR andate a pranzo da un amico. Mentre chiacchierate in cucina, siete colpiti dai mobili che ha appena comprato. I sensori nei vostri occhiali tracciano il movimento degli occhi, e l’AI del dispositivo valuta come “alta” la vostra attenzione.

Tramite la cronologia delle ricerche, l’AI sa anche che avete pensato di cambiare cucina anche voi. Poiché avete attivato nelle preferenze degli occhiali i consigli intelligenti, i prezzi del mobile, il design e le scelte di colore riempiranno il vostro campo visivo.

La realtà diventa il motore di ricerca

La prima versione di questa tecnologia è già disponibile. Conosciuta come “ricerca visiva”, la funzione è in forze a diverse aziende. Ad esempio, la partnership tra Snapchat e Amazon vi consente di puntare la fotocamera verso un oggetto e ottenere un link che mostra il prodotto o qualcosa di simile, pronto per l’acquisto.

Anche Pinterest ha degli strumenti di ricerca visiva, come Shop the Look. Vi piace un divano? Cliccateci su, e Pinterest vi troverà prodotti simili in vendita.

Google fa un ulteriore passo avanti. Dal 2017, Google Lens è un motore di ricerca visuale. Non si limita a identificare i prodotti in vendita: “legge” un intero paesaggio. Potete imparare tutto quello che volete: la botanica delle piante in un’aiuola, le razze di cani che giocano in un parco, la storia degli edifici che state inquadrando.

E che dire di Ikea? La sua app AR sullo smartphone vi permette di mappare il vostro salotto, creandone una versione digitale con dimensioni esatte. Avete bisogno di un nuovo tavolino? La tecnologia vi consente di provare diversi stili e dimensioni. La vostra scelta innesca un pagamento intelligente, e alla fine ci ritrovate il tavolino Ikea a casa. Certo, ora bisogna montarlo, ma l’app AR vi fornisce le istruzioni anche per questo.

Tutta questa proliferazione di strumenti per la ricerca visiva ha migliorato rapidamente il sistema. Man mano che le persone usano questi strumenti, l’intelligenza artificiale che li guida si addestra e si perfeziona. Nell’autunno dello scorso anno le ricerche visive hanno superato il miliardo di richieste al mese.

Pubblicità iper-personalizzata

Sono appena entrato per una passeggiata in un grande magazzino. Il sistema di riconoscimento facciale mi scansiona e sui miei occhiali VR campeggia una scritta, che compare a mezz’aria davanti a me. “Bentornato, Gianluca”.

Ho dimenticato di nuovo di cambiare le mie preferenze in “Non disturbare”. Un microsecondo dopo, i monitor TV del negozio lanciano l’assalto. È Charlie Chaplin quello che mi sta chiamando per nome dagli schermi? “Ciao Gianluca, dammi un secondo. La tua pelle è bianca come la mia nei film in bianco e nero. Perché non passi al colore con questa lozione abbronzante L’Oréal? Solo questo mese è in offerta col 25% di sconto”.

sono i personaggi delle serie che guardo a cercare di vendermi qualcosa (gli occhiali prendono le preferenze dal mio account Netflix). Altre volte sono i giocatori del Napoli, la mia squadra del cuore. Niente pace, insomma.

Vi sembra una fantasia lontana? Ne riparleremo.

L’era del Factotum virtuale e la fine della pubblicità come la conosciamo

I pubblicitari di tutte le epoche, me compreso, hanno sempre lo stesso obiettivo: farti conoscere un prodotto o un servizio. E fartelo conoscere bene, per convincerti ad acquistarlo. Per questo la pubblicità da sempre esalta i vantaggi: “compra Questo®, ti renderà bellissimo!” o “Quello®: per persone esclusive”. Il futuro della pubblicità potrebbe essere molto diverso, purtuttavia.

Ma che succede quando non siamo più noi a prendere le decisioni di acquisto? Questo è ciò che vedremo quando saremo aiutati da un factotum virtuale che ci farà da Assistente allo Shopping.

Immaginate un futuro nel quale diremo semplicemente: “Ehi GINO (il nome è casuale), comprami un dentifricio”. GINO guarda la TV? Ha visto una pubblicità di dentifrici? Ovviamente no.

In un nanosecondo, GINO considera le formulazioni molecolari di tutti i dentifrici disponibili, i loro costi, i feedback dei clienti e poi effettua un acquisto.

E in futuro non dovremo dirgli nulla. GINO controllerà i prodotti che consumiamo abitualmente (caffè, tè, deodoranti ecc.) e ordinerà le cose prima che finiscano.
Un assistente coi fiocchi. Anzi, coi filtri.

Che ne dite di acquistare qualcosa di nuovo? Quel drone che vostra figlia vuole per il suo compleanno? Basta specificare la funzionalità. “Ehi GINO, potresti comprarmi un drone per meno di 100 euro che è facile da far volare e scatta belle foto?”.

E gli abiti? GINO sarà meglio di Enzo Miccio. Ha a disposizione i nostri movimenti oculari mentre guardiamo le vetrine, ascolta le nostre conversazioni quotidiane per capire quello che ci piace. Conosce i nostri post sui social e quindi le nostre preferenze. Mette insieme i nostri gusti e gli abiti che stanno meglio con le nostre misure, e il gioco è fatto.
Niente pubblicità visibile.

In sintesi

Nel corso dei prossimi dieci anni la pubblicità del futuro sarà iper personalizzata, raccogliendo le nostre preferenze da una enorme massa di dati quotidiani e sovrapponendosi digitalmente al nostro mondo, grazie alla realtà aumentata.

Successivamente, andremo verso un futuro in cui l’intelligenza artificiale farà una parte (piccola? Grande?) delle nostre scelte di acquisto. Se lo vorremo, ci sorprenderà con prodotti e servizi che non sapevamo nemmeno di volere. Oppure gestirà solo la quotidianità.

In ogni caso, è un cambiamento che promette di cambiare tutti gli schemi conosciuti oggi.

Il futuro della pubblicità, in breve, potrebbe essere senza pubblicità.

di Gianluca Riccio su www.futuroprossimo.it

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