Il Giornalismo di Ieri, Oggi, Domani (18) ad opera di Biagio Maimone

Il Giornalismo Culturale
 
La democratizzazione della cultura attraverso il giornalismo 
 
Il giornalismo culturale si occupa di cultura in tutte le sue declinazioni. Esso rappresenta una delle forme espressive della cultura, che si esplicita mediante un contesto senz’altro delimitato in termini di spazio, come è uno spazio giornalistico, tuttavia di ampio respiro in quanto raggiunge un universo illimitato di lettori, che un evento culturale o un tema di natura culturale può non raggiungere, rimanendo nell’ambito di un saggio, o meglio di un libro, i cui tempi di diffusione non sono veloci come lo sono quelli giornalistici per loro intrinseca natura.
 
Il giornalismo trae le proprie origini dalle gazzette letterarie, che erano all’interno dei Monatsgespräche, in Germania, nel 1663, del Journal des savants e 
delle Nouvelles de la république des lettres, in Francia, nel 1665, del  Philosophical Transactions of the Royal Society, in Inghilterra, a decorrere dal 1665, e del  Giornale de’ Letterati, in Italia, nel 1668.
 
Si trattava di periodici, di riviste scientifiche che avevano al loro interno informazioni culturali di carattere generale e di filosofia.
 
L’Italia importa il modello della gazzetta  letteraria dando vita al succitato trimestrale romano “Giornale de’ Letterati”, nel 1668, che prosegue
con il veneziano “Giornale de’ Letterati d’Italia” nel 1710, promosso da Scipione Mafferi, Antonio Vallisneri e da Apostolo Zeno nella Repubblica di Venezia.
 
Il Giornale de’ letterati d’Italia trattava temi di varia natura, tra cui storia, teologia, scienza, diritto e cultura in termini generali.
 
Tra i suoi più autorevoli collaboratori vi era Giambattista Vico. Oltre a trattare svariati temi culturali la rivista riportava recensioni di alto valore, che ne decretarono il successo in breve tempo.
 
La terza pagina dei giornali italiani è dedicata al giornalismo culturale. Essa comparve nel 1901 su “Il Giornale d’Italia”, che era un quotidiano romano, 
il cui direttore era Alberto Bergamini .
 
Tra i giornali che maggiormente hanno diffuso la cultura si annovera il Corriere della Sera, fondato a Milano nel 1876.
 
Per esso hanno scritto Gabriele D’Annunzio, Benedetto Croce, Luigi Pirandello, Grazia Deledda, l’economista Luigi Einaudi, il giurista Francesco Ruffin.
Giovanni Spadolini, che, dal 1968 al 1972, è stato Direttore del Corriere, introdusse Dino Buzzati, critico d’arte, che determinò il record delle vendite
de “La Domenica del Corriere”.
 
Dal 1992 al 1997 Mieli, in seguito Direttore del Corriere della Sera, eliminò la terza pagina e collocò la cultura nelle pagine più interne.
Nel 2001, in occasione del 125º anniversario della nascita del Corriere, è stata creata la «Fondazione Corriere della Sera», il cui fine è quello di curare e
aprire al pubblico l’archivio storico del giornale, con l’intento di promuovere la  lingua e la cultura italiana, nella penisola e all’estero.
 
Lezioni e seminari sul giornalismo culturale sono tenute da  Giorgio Zanchini, giornalista e conduttore di Radio Rai, nell’Università di Urbino.
 
Con Lella Mazzoli dirige il Festival del giornalismo culturale di Urbino e Fano.
Con una prospettiva internazionale sono  stati istituiti programmi di studi in numerose università, tra cui nella Utrecht School of Journalism.
 
La cultura, quindi, trova una sua sede anche nel giornalismo, dal lontano 1600 per giungere ai giorni nostri.
 
Vi sono due considerazioni da fare in proposito. La prima è che il giornalismo stesso è una forma di  cultura, proprio in quanto, in tempo reale, veicola contenuti che riguardano la vita umana e il suo svolgersi, in un contesto storico, contemporaneo al giornalista che narra gli eventi, che rappresenta la società e le sue dinamiche E’ la vita umana che diventa cultura attraverso il giornalismo.
 
L’altra considerazione è che, attraverso l’istituzione di uno spazio culturale nell’ambito dei singoli giornali, si portano a conoscenza della moltitudine dei lettori giornalistici le pagine più rilevanti della cultura e del sapere, che escono dalla loro classica sede dei libri di storia, di filosofia, di arte, di giurisprudenza, 
di letteratura,di scienza, di teologia e di ogni altra dimensione della conoscenza, per trovare un loro spazio nelle pagine dei giornali e divenire, in tal modo, 
conoscenza di facile accesso per tutti.
 
Si attua, pertanto, un processo democratico della conoscenza, della cultura e del sapere, in quanto si esce dalla nicchia propria che ogni sapere occupa destinata agli addetti ai lavori o a coloro che si prefiggono specifici percorsi formativi attraverso la saggistica e i libri, i cui contenuti culturali e conoscitivi, non sono meta della moltitudine, per varie motivazioni  sia di ordine sociale, sia di ordine economico o semplicemente per scarso interesse.
 
Si facilita, attraverso il giornalismo culturale, l’accesso alla conoscenza e alla scoperta del valore che essa riveste, proprio per essere tale forma di giornalismo facilitante, per la sua snellezza e rapidità di racconto, della ricezione dei contenuti che la saggistica rende più elaborati e necessari di un tempo maggiore di approfondimento.
 
La cultura diviene narrazione semplice, tuttavia professionale, attraverso il giornalismo culturale, a tal punto da stimolare la curiosità del lettore per temi 
spesso lasciati ai tecnici delle singole materie conoscitive.
 
Possiamo affermare che si promuove, mediante il giornalismo culturale, un processo di democratizzazione della conoscenza e della cultura, che arriva 
facilmente a molti e non  resta privilegio per addetti ai lavori.
 

di Biagio Maimone
Giornalista e comunicatore, grande esperto di uffici stampa, inviato del quotidiano America Oggi, direttore responsabile di Marketing Journal e Segretario Generale del ClubMC (www.clubmc.it)
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