Il Giornalismo di Ieri, Oggi, Domani (22) ad opera di Biagio Maimone

Il giormalismo formativo 

Il giornalismo ha una missione prioritaria che consiste nell’informare la pubblica opinione relativamente agli accadimenti più rilevanti di carattere sociale, politico, economico e culturale.

Esso è sorretto da un rigoroso codice deontologico che lo incanala nel  percorso della verità, dell’obiettività, del rispetto dei fatti narrati e delle persone di cui narra le vicende. 

Non può il giornalismo, che è una delle forme più elevate della comunicazione umana, mentire, accusare, diffamare, deturpare la dignità altrui, in quanto non solo punito dal diritto, ma anche dalle stesse regole che lo disciplinano. 

Il giornalismo narra la vita umana e pone in luce il bene e il male che essa ha nel suo universo interiore ed esteriore. 

Non vi è attività più nobile di quella giornalistica – a mio avviso – in quanto il giornalismo illumina gli angoli anche oscuri della realtà, portando alla luce quelli che sarebbero nascosti dalla persona scaltra e immorale.

In tal modo mette in moto un processo conoscitivo o meglio disvelativo della realtà. Nel contempo, si pone al servizio della verità.

Sappiamo che la verità ha un grande potere educativo. Difatti, pone il lettore e l’osservatore degli accadimenti di fronte alla sua forza dirompente che svela fatti altrimenti taciuti, non posti in luce, non puniti se punibili, se nocivi al singolo e alla collettività.

Tutti temono di “finire sulle pagine di un giornale” in quanto sanno che  la loro realtà, il loro modo di vivere la vita e la loro reputazione ne subirà detrimento. 

Ci si sente forti nel fare azioni illecite se nessuno le scopre, se nessuno le condanna. 

Svelare il male, il malaffare, la disonestà è stato spesso l’obiettivo del giornalismo, ne è stata l’anima, la natura autentica.

Il quarto potere è definito il potere intrinseco al fare giornalismo. 

L’indagine giornalistica scopre tanti misfatti, perché essa si pone a favore della collettività, fa giustizia, dove il potere della Magistratura sembra sonnecchiare.

Ed allora? Cosa emerge? 

Emerge che il giornalismo ha una sua intrinseca natura educativa, educativa delle coscienze individuali e collettive. 

Alcuni anni i fogli dei giornali, prima dell’avvento di internet, parlavano il linguaggio della legalità, della giustizia sociale, della denuncia, della scoperta della verità di fatti che si annidano nelle trame della società.

Queste pagine avevano un loro particolare profumo, che è il profumo della carta stampata, ma che era anche il profumo di chi cerca la verità 

Peccato che esse non possano più emanare l’odore di una  carta stampata vicina ai cittadini, vicina agli ultimi, agli umiliati dalle ingiustizie. 

Ma è vero anche che il giornalismo non è esente dall’influenza dei grandi poteri, che, da sempre, hanno determinato un certo comportamento da parte di alcune  testate, per fortuna non da tutte. 

Nel corso delle grandi guerre il giornalismo è stato di parte o ha subito la censura. 

Vi è stato un parte del giornalismo a servizio del potere 

Mitigare le notizie, i toni ed altri compromessi è stato un consiglio a volte ascoltato.

Ma è vero che a tali giornali si sono  contrapposti altri, che hanno perseguito la loro indipendenza e sono stati testimonianza vera dei fatti. 

Il giornalismo non è una voce univoca, ma esso rappresenta tante voci, infinite voci ed è davvero difficile tacitarlo.

Ne emerge che esso è veicolo di civiltà e di civilizzazione, lo è stato e lo sarà.

Esso è cultura della vita, contro la cultura della morte in quanto veicola la forza della verità dei fatti.

il giornalismo educa alla lettura quotidiana, alla curiosità per i fatti della vita di tutti i giorni, sprona alla continua osservazione del quadro sociale, politico, economico e culturale e, per tale motivo, è esso stesso cultura e conoscenza.

Esso focalizza l’attenzione sulla costante informazione e conoscenza.

Il giornalismo ci insegna ad osservare la realtà, a vigilare sul suo procedere  quotidiano e ci pone in relazione con gli altri, conducendoci oltre l’isolamento, per sentirci comunità e sviluppare in noi il senso civico, attraverso la lezione che scaturisce dalla narrazione costante  dei  fatti della vita quotidiana che riguardano la nostra nazione e l’intera umanità. Da lettori a conoscitori della vita: questo è il passaggio a cui induce il giornalismo. 

Ci insegna a capire che siamo in cammino sul percorso della vita insieme agli altri, che siamo collettività ed individualità nel contempo. 

Ed ecco emergere  il ruolo formativo dell’animo umano che appartiene al giornalismo, letto in termini di comunicazione al servizio dei cittadini, i quali imparano la lezione della storia che esso veicola.

di Biagio Maimone 

Giornalista e comunicatore, grande esperto di uffici stampa, inviato del quotidiano America Oggi, direttore responsabile di MarketingJournal.it  e Segretario Generale del ClubMC (www.clubmc.it)
biagio.maimone@gmail.com

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