Il linguaggio: forma di comunicazione

IL linguaggio letteralmente da dizionario è:

  • Facoltà dell’uomo di comunicare ed esprimersi per mezzo di suoni articolati, organizzati in parole, atte a individuare immagini e a distinguere rapporti secondo convenzioni implicite, varie nel tempo e nello spazio.
    • Parlare lo stesso linguaggio, intendersi, essere delle stesse idee, andare d’accordo.
    • estens.
      L’insieme dei segnali, fisici o chimici, per mezzo dei quali gli animali comunicano fra di loro.
      “il l. delle api”
    • In informatica, l’insieme delle regole, dei caratteri e dei simboli usati per l’elaborazione dei dati.
    • Linguaggio di programmazione, quello usato per impostare un programma.
    • Linguaggio macchina, quello basato su elementi numerici direttamente recepiti dal computer, che se ne serve per interpretare ed eseguire le operazioni richieste da un determinato programma.
    • Linguaggio simbolico, quello costituito da un insieme di istruzioni basate su codici alfanumerici, usate per impostare i programmi e tradotte dal computer in linguaggio macchina.
    • Linguaggio naturale, il comune linguaggio umano usato nella comunicazione quotidiana, in contrapposizione ai linguaggi simbolici utilizzati in logica e in informatica.
  • 2.
    estens.
    Modo di esprimersi estremamente caratterizzato, riferibile all’uso particolare della comunicazione linguistica da parte di un autore o di categorie o gruppi di individui o di determinati ambienti sociali o professionali: il l. del Leopardi; l. popolare, scientifico, tecnico; il l. dei giovani; l. burocratico, sportivo.
    • Linguaggio formalizzato, quello simbolico, definito in tutti i suoi aspetti sintattici e semanticamente interpretabile, di cui fa uso la logica per rappresentare adeguatamente le inferenze deduttive.
    • Linguaggio del pensiero, secondo i neurofisiologi, apparato simbolico, che si suppone abbia la forma di un linguaggio, con cui il cervello registra i contenuti degli stati mentali.
  • 3.
    estens.
    Il valore espressivo attribuito a particolari gesti o segni ( il l. degli occhi ), ovvero anche all’uso che si fa di certi oggetti ( il l. dei fiori ).
     

    Il linguaggio è una forma di comunicazione tra due o più individui attraverso un complesso determinato di suoni, gesti, simboli e movimenti dotati di significato, che definiscono una lingua comune ad uno specifico ambiente di interazione.[1]

    La facoltà di rappresentare un significato mediante un codice è presente non solo nell’essere umano, ma in molte specie di animali,[2] sebbene il linguaggio verbale umano abbia caratteristiche che lo differenziano grandemente da quello di quest’ultimi.[1] Alcuni autori contemporanei definiscono il linguaggio umano come uno strumento del pensiero, di cui la comunicazione è solo un accessorio non indispensabile, e le lingue vengono considerate come oggetti biologici e non come utensili progettati dagli esseri umani[3].

    Il linguaggio non è, dunque, prerogativa umana: anche le forme di comunicazione animale sono intese come “linguaggio”. Ad esempio, gli uccelli comunicano cinguettando, emettendo cioè suoni variamente modulati. Le api comunicano attraverso una speciale “danza” (la danza delle api). Le scimmie usano gesti e suoni. I cani e alcuni felini comunicano attraverso l’emissione di specifici odori. Alcuni pesci e le formiche comunicano attraverso l’emissione di specifiche sostanze chimiche. In generale, per riferirsi alle forme di comunicazione tra animali, si parla di comunicazione animale

    I biologi evoluzionisti hanno avanzato una teoria che darebbe un fondamento evolutivo alla predisposizione umana alla lingua, basandosi su due concetti:

    1. il vantaggio evolutivo, per il quale si presuppone una naturale selezione della specie umana che era in grado di comunicare a scapito degli ominidi precedenti;
    2. i disturbi grammaticali che si riscontrano in alcuni individui hanno carattere ereditario e quindi fondamento genetico.

    Il linguaggio verbale basato sulla doppia articolazione è una prerogativa dell’uomo, senza il quale esso non sarebbe tale. Non esiste infatti in nessun altro essere vivente un linguaggio simile per complessità e livello di elaborazione.

    La capacità di elaborare e produrre un linguaggio verbale, nell’uomo, si è sviluppata a seguito di mutamenti strutturali della cavità orale. In particolare, l’arretramento dell’ugola ha reso l’essere umano capace di esprimere una gamma sonora variegata e di controllare l’articolazione dei suoni.

    Variabilità dei linguaggi nello spazio e nel tempo

    • La scuola linguistica strutturalista mette in evidenza le strutture grammaticali sintattiche che sono gli elementi del linguaggio che presentano maggiore stabilità nel tempo e uniformità nello spazio. La loro teoria prevede che tali elementi siano “universali”, al contrario degli elementi lessicali e semantici che sono invece frutto dell’arbitrarietà delle comunità e delle persone.
    • La scuola romantica che si sviluppò nell’Europa centrale a metà Ottocento vedeva nel linguaggio lo spirito di un popolo, l’elemento fondante della comunità e del popolo. Essi preferivano mettere in evidenza soprattutto i caratteri di differenza dalle altre lingue piuttosto che le similitudini, facendo così prevalere la semantica sulla sintassi.

    Le lingue così come nascono, possono anche morire. Succede infatti che a seguito di contaminazioni linguistiche dovute a conquiste e sottomissioni di popoli, una lingua prevalga su un’altra. Ogni lingua è quindi sottoposta a continua pressione sia per effetto dell’influenza delle lingue esterne sia per la costante necessità di modificarsi al suo interno per poter esprimere in modo adeguato le trasformazioni subite dalla comunità di parlanti.

    Variabilità sociale dei linguaggi

    Ogni barriera sociale è una barriera linguistica in quanto:

    • Vi sono differenze significative nei modi di esprimersi degli appartenenti alle diverse classi sociali. Non è solo la pronuncia a imprimere alla lingua una marcatura di classe, ma il lessico usato è un indicatore altrettanto evidente[8]. Non solo certe parole ricorrono con più frequenza in una classe che in un’altra, ma la ricchezza semantica aumenta molto nettamente salendo la scala sociale. Data la diversità del repertorio generale linguistico delle classi inferiori e superiori, nell’istituzione scolastica, indipendentemente dal quoziente intellettivo degli alunni, sono favoriti gli alunni provenienti da classi medie che, con una maggiore ricchezza lessicale, hanno una maggiore facilità a superare gli anni scolastici. Questo perché la scuola altro non è se non un’istituzione che si occupa della trasmissione di codici linguistici elaborati.
    • Un’altra variante della diversità linguistica risiede nel genere, infatti uomini e donne posseggono spesso un lessico differente.
    • Ancora, un’altra differenziazione storica è quella del linguaggio urbano e quello contadino.
    • Molto sviluppato in epoca moderna è il linguaggio specialistico. I linguaggi tecnici sono il prodotto della crescente specializzazione del sapere e delle conoscenze. L’acquisizione di un sapere specialistico comporta inevitabilmente l’acquisizione di un linguaggio specialistico che richiede un lungo periodo di addestramento e che serve alla comunicazione all’interno della cerchia ristretta degli esperti.
    • Alcuni studiosi, infine, aggiungono anche un altro linguaggio che poi è anche fonte di variazione della lingua stessa: il linguaggio ideologico, quello che intenzionalmente modifica il senso delle parole rendendolo eventualmente più accettabile e nasconde quello spiacevole. Viene chiamata anche antilingua [1]. Il linguaggio ideologico è allusivo e strumentale, affascinante per la sua ambiguità che fa sparire la percezione sgradevole e la sostituisce con quella accattivante, che nasconde la stessa modifica. Esempi di questa lingua ideologica si trovano in 1984 di George Orwell, in Metamorfosi della Gnosi di Emanuele Samek Lodovici, in I mostri della ragione di Rino Cammilleri.

    Tipi di linguaggio

    Linguaggio verbale

    • Linguaggio orale: la forma orale è caratterizzata da precisissime sequenze articolatorie, a carico soprattutto di bocca, faringe e laringe, che realizzano sofisticati programmi motòri (prassie verbali) provenienti dalla corteccia cerebrale (principalmente le aree motorie e pre-motorie del lobo frontale sinistro). Questi gesti (gestures) articolatori comprendono il contorno intonativo e l’accento di forza (stress), dipendenti principalmente dall’aria espiratoria controllata dalla muscolatura toracica. Può essere presente anche un accompagnamento gestuale, realizzato in genere da braccia e volto (movimenti che originano da aree diverse, sullo stesso lobo frontale sinistro). La comprensione del linguaggio orale avviene, per il tramite del sistema uditivo, nelle zone temporali e temporo-parietali della corteccia cerebrale, prevalentemente nell’emisfero sinistro.
    • Linguaggio mentale: linguaggio interiore che comincia successivamente a quello orale e non corrisponde sotto molti aspetti al linguaggio orale.
    • Linguaggio scritto: la forma scritta — secondaria e dipendente da quella orale in tutte le culture ove presente — ovvero con strumenti tecnici è ugualmente imperniata su prassie articolatorie differenti a seconda della tecnologia usata, ma realizzate tipicamente dalla mano destra (nel caso si usino matita o penna). In individui destrimani è ancora dalla corteccia motoria sinistra che originano i programmi motori. La comprensione della forma grafica avviene nelle aree corticali associative dell’emisfero sinistro (presumibilmente nell’area di Wernicke, o nelle sue vicinanze).
    • Linguaggio comune: è il linguaggio, sia orale che scritto, prevalente in una determinata comunità di persone.

    Il linguaggio di ogni individuo cambia registro a seconda dell’interlocutore o degli interlocutori che ha di fronte.

    • linguaggio privato/pubblico; Il linguaggio privato è meno attento alla correttezza delle forme grammaticali sintattiche, fa molta più attenzione ai segnali non verbali di approvazione/disapprovazione degli interlocutori. Quello pubblico, invece, è molto formale/impersonale sia perché non è rivolto a una serie di persone ben individuate, sia perché richiede un maggiore controllo lessicale/grammaticale.

    Vygotskij sottolinea la differenza tra:

    • Linguaggio privato: può contenere un numero (comunque limitato) di ripetizioni, parole senza senso che ha funzione di modulazione del carattere nel bambino e man mano si apre agli altri.
    • Linguaggio sociale: è quello utilizzato con altre persone; a 4 anni il bambino padroneggia la quasi totalità degli allofoni, dei fonemi e delle regole grammaticali (morfosintattiche) della propria lingua madre, sia in produzione sia in comprensione.

    Linguaggio non verbale

    L’uomo possiede, oltre a un linguaggio verbale assai articolato, diversi linguaggi non verbali che si possono esprimere con movimenti del corpo, soprattutto delle braccia e della faccia. Vi sono inoltre degli atteggiamenti para-linguistici (intonazione, pianto, riso, sbadiglio, sospiro, interruzione), che servono, da soli o insieme al linguaggio orale, a esprimere le proprie emozioni.

    Tra i linguaggi non verbali sono da prendere in considerazione anche l’uso dello spazio (una stanza più grande a una persona più importante, il tenere a distanza una persona in segno di rispetto o starle vicino in segno di confidenza) e l’utilizzo di certi artefatti, come abiti e cosmetici che molto spesso servono più delle parole.

    Un importante linguaggio non legato alla capacità di sentire o di parlare è la lingua dei segni. Essa è una vera e propria lingua naturale: esperimenti di neurolinguistica dimostrano che la lingua dei segni coinvolge le stesse aree cerebrali di una lingua naturale.

    Linguaggio musicale

    Il linguaggio musicale fa parte della natura umana non meno della lingua; a seconda degli autori si disquisisce se sia nato prima il linguaggio verbale (ipotizzato da Steven Pinker) o quello musicale cantato (Charles Darwin) od entrambi simultaneamente (Steven Mithen)[9]. La sua prerogativa è di essere comprensibile universalmente, astratto e collegato unicamente alla sfera emotiva[10].

    Sviluppo del linguaggio

    Tramite la risonanza magnetica funzionale si è scoperto che in bambini di due mesi si attivano le stesse aree cerebrali deputate al linguaggio mentre ascoltano le loro madri parlare[11].

    Il linguaggio viene appreso durante i primi anni di vita e questo apprendimento precede la parola la cui evoluzione può essere suddivisa in alcune sezioni temporali:

    • 0-3 mesi emissioni di suoni vocali
    • 4-6 mesi uso di espressioni facciali sia negative sia positive e inizio della lallazione
    • 6-9 mesi ricerca della sorgente del dialogo, pronunciazione di gorgheggi, lallazione abbondante, uso dell’indice per indicare un oggetto (pointing)
    • 9-12 mesi risposta al richiamo del proprio nome, emette i bisillabi, messaggi di sguardo e ripetizione dei messaggi falliti, in modo che siano più efficaci.
    • 12-13 mesi pronunciazione di parole comuni, come mamma e papà
    • 14-18 mesi Si hanno le prime parole-frasi (frasi semplici)
    • 18-24 mesi il vocabolario si arricchisce, il 50% delle consonanti è prodotto correttamente, il linguaggio è predominante rispetto ai gesti
    • 24-36 mesi il 70% delle consonanti è prodotto correttamente, uso dei pronomi (io/tu, me/te)
    • 3-5 anni il discorso è comprensibile nella sua interezza, ma possono essere presenti difficoltà nei fonemi “r” “v” e gruppi consonantici.
    • 6-11 anni sviluppo grammaticale completo e arricchimento del linguaggio con la scolarizzazione

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