Il Marketing della persona - Personal Branding passo a passo di Danilo Arlenghi

Gen 23rd, 2021 | Di Redazione | Categoria: Branding, CATEGORIA B, Comunicazione, Editoriale, Marketing


“Il compito principale nella vita di un uomo è di dare luce a sé stesso”
(Eric Fromm)

Eric Fromm sicuramente non ci andava piano quando si trattava di narcisismo umano. 
Eppure questa frase è il punto di partenza ideale se applicata al nostro tema, al mondo del lavoro e dell’imprenditoria. 

In generale vince chi spicca o chi è capace di vendersi meglio. 

Quante volte nella vita ci si rapporta con altre persone magari dopo un colloquio andato male (“dai ma hanno preso quello/a che sembrava una zucchina”), oppure dopo un progetto fallito (“c’è riuscito quello/a ti pare io non ho possibilità) o magari nel mondo delle relazioni (“ma perché ha scelto lei/lui e non me?) ecc.

La risposta a tutte queste domande è: perché ti sei venduto male.

Viceversa nel caso di successi, traguardi, conquiste e tanto altro possiamo complimentarci con noi stessi per essere riusciti a dimostrare tutto quello che dovevi ai nostrii destinatari.

Bisogna precisare però che ogni persona è a sé, stesso discorso per le situazioni, i contesti e i settori di business.
 
Quindi diciamo che 9 insuccessi su 10 potrebbero dipendere in gran parte da ciò che si è trascurato.

Il personal branding si traduce proprio, nel prendere coscienza di questa proporzione e creare le basi per dare luce a se stessi consapevolmente o, per capire come vendersi bene in determinati contesti e situazioni. 

Per dirla, invece, in un modo più tecnico: è il processo per identificare e comunicare nella maniera più efficace la ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner dovrebbero sceglierci.
 
Non serve guardare solamente all’aspetto imprenditoriale di questo argomento, basta anche provare ad applicarlo nella vita di tutti i giorni: le persone con cui si interagisce, quelle che detestate, il modo in cui ci oniamo o raccogliamo credito verso gli altri, ecc.

Tutte a modo loro sono un brand. 
Si tratta di marketing della persona. Tu sei il tuo brand da sviluppare, diffondere, promuovere, sul quale creare un’identity, strutturare un sistema di valori e generare un’ottima brand reputation.

Il padre di questi concetti è considerato l’americano Tom Peters, uno dei riconosciuti fondatori dell’industria del management grazie al suo libro capovolavoro “In Search of Excellence (1982), consulente di marketing e scrittore di business. 

Peters, infatti, in un articolo del 1997 “The Brand Called You” parlò per la prima volta di personal branding in un modo talmente chiaro e diretto che aggiungere altro sarebbe davvero superfluo:
qualsiasi sia la mia estrazione sociale o età, io sono di fatto il Presidente, l’amministratore delegato e il responsabile marketing dell’azienda chiamata “IO SPA”.

La mia reputazione e la mia credibilità dipendono da quanto efficacemente riesco a comunicare la mia competenza e a distinguermi dagli altri, determinando così la qualità del mio lavoro futuro. 
Tom Peters

Nel manifesto di quello che si sta affermando come qualcosa di più del rinnovamento del coaching tradizionale, Peters evidenziava i cambiamenti nelle carriere professionali, proponeva di nominarsi amministratori dell’azienda “Io spa” e suggeriva l’unico modo di emergere in un mondo dominato dai brand: trasformarsi in un marchio a propria volta e utilizzare strategie di promozione simili a quelle adottate da CocaCola, Nike e Apple.

Il Brand non riguarda dunque solo le imprese, ma anche le persone, indipendentemente da chi sono e che tipo di lavoro svolgono.

Il personal branding è una pratica che da molti anni, anche incosapevolmente, tutti hanno provato ad applicare.

Peters fa l’esempio dei pionieri americani, i padri pellegrini, che basavano la loro strategia di sopravvivenza su tre principali risorse:

- competenza: la loro specifica capacità. Analizzare e valorizzare le caratteristiche e le attitudini della propria persona producendo valore sul mercato;

- visibilità: farsi notare dalla folla e non dipendere da nessuno, spiccare dalla massa attraverso strategie comunicative coordinate sia online che offline;

- networking: avere una rete di contatti, aiutarsi e seguire gli stessi valori. Essere coerenti con la propria personalità, empatici, aperti al dialogo e allo scambio in modo da farsi conoscere e creare una propria rete di contatti con cui interagire.

Questi sono i tre veri pilastri del personal branding. Un personal brand forte ed empatico si costruisce attraverso originalità e unicità: è necessario orientare l’individuo verso valori positivi e coerenti ad ogni livello, per farlo bisogna che condivida le proprie risorse e instauri un dialogo costruttivo con gli altri.

La qualità di ciò che si ha dipende da quello che si fa.

Danilo Arlenghi
Pres.Naz. ClubMC
Pres. Party Round Green
Editore Marketing Journal
daniloarlenghi@partyround.it
tel mobile: + 39 393 9402040

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