Il #MeToo del mondo della pubblicità, centinaia di donne raccontano gli abusi

Lug 25th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Dopo il cinema, il settore pubblicitario. Centinaia di donne che ci lavorano hanno raccontato di essere state violentate, molestate e discriminate, dopo che il blog «Mad Man, Furious Women», di Zoe Scaman, fondatrice dell’agenzia di marketing e pubblicità Bodacious, ha aperto il dibattito, lanciando una sorta di #MeToo della pubblicità.

Scaman ha rivelato di essere stata inondata di e-mail da donne di tutto il mondo che parlavano di commenti sessisti nelle riunioni, vere e proprie aggressioni sessuali e violenze.

Nel suo blog ha riportato il contenuto di alcune di quelle mail, omettendo nomi e dettagli che avrebbero permesso di identificare le vittime.

Una donna afferma di essere stata aggredita sessualmente, quando aveva 24 anni, dal suo capo, che l’ha seguita in bagno, per poi suggerire di «dimenticare», come se quello che è accaduto fosse stato «consensuale o reciproco». «Non era né una cosa, né l’altra», ha scritto. Un’altra ha scoperto di essere pagata 20 mila sterline in meno rispetto a un collega uomo di pari anzianità ed esperienza, mentre un’altra ancora, che aveva un ruolo di alto livello, ha spiegato di essere stata licenziata quando era incinta di sei mesi. Tantissime donne, poi, hanno riferito di avere subito avance sessuali molto esplicite da parte di clienti.

Ma anche se le donne che avevano contattato Scarman erano furiose, molte non volevano che le loro storie fossero pubblicate online: «Sono assolutamente terrorizzate dalle conseguenze della verità sugli abusi che hanno subito», ha spiegato. «Sanno di rischiare di venire cacciate o messe a tacere con gli accordi di non divulgazione. Mentre gli uomini violenti continuano ad avere successo, continuano ad essere a capo di queste agenzie».

Scaman ha deciso di aprire il blog dopo aver incontrato un’altra pubblicitaria, che si era appena trasferita a Londra. «Entrambe abbiamo alle spalle delle storie orribili», ha detto. «E non si tratta degli anni ’80 e ’90: queste cose stanno accadendo ora».

Secondo la pubblicitaria, anche se misoginia e discriminazione si insinuano in ogni settore, la natura «anticonformista» della pubblicità la rende un ambito ancora più difficile e pericoloso per le donne. «L’idea della “vita al di fuori delle regole della società” fa sì che i comportamenti illeciti siano liquidati come cattivo comportamento, “proprio quello che succede nelle pubblicità”».

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