Impennata del gioco d’azzardo (soprattutto online) con la fine del lockdown. E i videogame pay to win preoccupano

Feb 8th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Ricerche e Statistiche


Con le chiusure dei locali e l’obbligo di stare a casa durante il lockdown, gli affezionati frequentatori delle sale bingo hanno dovuto rinunciare al gioco d’azzardo.

E così hanno fatto i clienti abituali di Gratta e Vinci, delle slot machine o gli amanti delle scommesse sportive. Online e offline, quest’attività ha subito un calo con le restrizioni imposte per fronteggiare la pandemia di Covid.

In seguito, però, appena le misure sono state allentate, il trend è cambiato e si è assistito a un’impennata: le persone hanno ricominciato a sfidare la sorte come prima, anzi più di prima se si considera solo il mondo virtuale.

A rivelarlo, una nuova ricerca realizzata dall’Istituto superiore della sanità in collaborazione con l’Istituto Mario Negri, l’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la rete Oncologica (ISPRO), l’Università degli studi di Pavia e l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

“Anche se durante il lockdown la pratica ha subito una riduzione rispetto al periodo prepandemico, abbiamo notato un aumento dell’intensità dell’attività, vale a dire che il tempo mediano dedicato a giocate e scommesse è cresciuto di quasi un’ora.

Tra l’altro, alcune persone si sono avvicinate per la prima volta al gioco d’azzardo proprio durante la fase caratterizzata dalle maggiori restrizioni anti covid”, spiega a Business Insider Italia Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping.

Come si legge nello studio, il 19,7% di coloro che già giocavano ha incrementato l’attività totale di gioco durante il lockdown. “E molti di loro presentano un profilo correlato al disagio e a fattori di rischio, dal fumo al consumo di cannabis e alcolici.

Anche l’uso di psicofarmaci, la bassa qualità della vita, la scarsa quantità di sonno, la depressione e l’ansia risultano significativamente correlati ad un aumento della pratica del gioco d’azzardo”.

Più nel dettaglio, lo studio considera un campione della popolazione italiana di età compresa tra 18 e 74 anni, e fa riferimento a tre periodi: il primo, antecedente all’emergenza covid; il secondo, dal 27 aprile al 3 maggio, che coincide con il lockdown; il terzo, dal 27 novembre al 20 dicembre, quando le restrizioni imposte dal governo sono state allentate.

I dati mostrano che “la pratica del gioco d’azzardo dal 16,3% del periodo prepandemico è scesa durante il periodo di lockdown al 9,7% per poi risalire al 18% nel periodo di restrizioni parziali”.

La versione terrestre è diminuita dal 9,9% del pre pandemia al 2,4% durante il lockdown, ed è poi risalita all’8% nella fase successiva. Quella online, invece, passa dal 10,0% del periodo precedente la pandemia all’8,0% nel lockdown, per salire al 13% nel periodo di restrizioni parziali.

Lo studio ha analizzato anche il consumo di videogiochi gratuiti, che prevedono forme di pagamento per avanzare nel livello. Si tratta di tutti quei videogame a cui si può avere accesso da un sito o un’applicazione su computer, da smartphone, tablet o social network, come ad esempio CandyCrush, Brawl Stars, Clash Royale e Fortnite.

“Ci siamo anche occupati del pay to win, perché anche se non può essere considerato un gioco d’azzardo, secondo alcune ricerche internazionali potrebbe fungere da gateway a prodotti che rientrano nel campo del gioco d’azzardo”, aggiunge l’esperta Roberta Pacifici, sottolineando che “la popolazione che solitamente accede al pay to win è giovane o giovanissima.

Il nostro lavoro mostra che nelle ultime 4 settimane dalla rilevazione, il 33% del campione – si tratta ripetiamo di persone maggiorenni – ha dichiarato di aver praticato questi giochi”

Il direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping ribadisce che “la forte relazione trovata tra situazioni di disagio emotivo e comportamenti di dipendenza richiede politiche urgenti per impedire che le popolazioni vulnerabili aumentino e sviluppino una grave dipendenza dal gioco”. E per questo evidenzia la necessità di investire di più in assistenza e prevenzione.

“Bisogna rafforzare le comunità terapeutiche e le strutture che forniscono servizi contro le dipendenze, che sono spesso legate tra loro. È importante investire in formazione del personale: da un lato, chi già ci lavora sta invecchiando e servono giovani che li aiutino; dall’altro, bisogna aggiornarsi in modo da affrontare queste nuovi tipi di dipendenze, che sono di comportamenti non di sostanze.

Infine, la prevenzione: uno studio che abbiamo realizzato tempo fa mostra che il 3 per cento dei minorenni ha un profilo problematico di giocatori”.

Related posts:

  1. Nielsen: il comportamento degli italiani durante il lockdown di fine anno
  2. Le famiglie italiane e la loro ‘nuova normalità digitale’ nel rapporto Auditel/Censis sul lockdown
  3. Il mercato pubblicitario in aprile crolla su tutti i mezzi, -44,2%. Nielsen: è il confine tra lockdown e ripartenza
  4. Hyunday ha realizzato il gioco di corse in auto controllato da iPhone più grande al mondo