Incontri in remoto: una nuova etichetta - Relazioni Pubbliche in pillole a cura di Giorgio Vizioli

Dic 4th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Relazioni Pubbliche


Uno strumento di comunicazione che i recenti accadimenti mondiali hanno portato prepotentemente alla ribalta, senza probabilmente una adeguata preparazione da parte dei fruitori, sono le video conference call. Ossia gli incontri in remoto tra due o più persone.

Se fino all’inizio di quest’anno si trattava di uno strumento relativamente poco utilizzato, l’impossibilità di organizzare convegni, riunioni, conferenze stampa, presentazioni e ogni altro tipo di assembramento, come è stato definito, ha indotto a un utilizzo massiccio e più sofisticato di queste piattaforme.

Dal canto suo, la tecnologia ha dato il proprio contributo, giungendo in pochi mesi a proporre su larga scala configurazioni spettacolari per efficienza e per immagine.

Quasi tutti, quindi, sono chiamati oggi a collegarsi in diretta per partecipare a incontri e seminari di ogni tipo, suddivisi concettualmente in due categorie: quelli in cui ogni partecipante è visibile agli altri partecipanti e ai relatori, prescindendo dal fatto che possa o meno intervenire sull’argomento in discussione, e quelli invece in cui l’evento viene per così dire rappresentato, e chi si collega come spettatore rimane invisibile agli altri partecipanti oltre che a chi tiene relazioni.

In tutti i casi, però, valgono alcune regole di comportamento, una nuova etichetta, che, a quanto si vede, per ora sono ampiamente disattese.

Sono indicazioni di base: in primo luogo occorre collegarsi ben vestiti, magari business casual, ma comunque in ordine, con un filo di maquillage per le donne e la barba fatta o comunque curata per gli uomini.

Occorre poi una illuminazione frontale, che consenta di vedere bene in volto chi parla (stando attenti ai controluce, con le finestre alle spalle); altrettanta attenzione va rivolta alla scenografia, che deve essere semplice, anche palesemente domestica, ma ordinata, evitando che si vedano o intravvedano biancheria stesa, pentole e fornelli, giocattoli, sanitari alle spalle di chi parla.

Per quest’ultimo problema esistono degli sfondi digitali che possono coprire il nostro panorama casalingo, quando non sia possibile fare altrimenti: o a tinta unita o con immagini standardizzate.

Molti optano per avere alle spalle una libreria ma vanno bene anche altri set, purché siano sobri e sufficientemente professionali.

Venendo alla disposizione della telecamera e del computer, troppo spesso si vedono persone che sono filmate sul lato e perché lo schermo verso il quale guardano non è allineato alla telecamera.

Oppure sono ripresi dal basso, o troppo vicini o troppo lontani (più raro). Per questo, è bene fare delle prove, prima di andare in onda, per fare in modo che la propria immagine sia veicolata nel mondo migliore, trasmettendo a chi ci vede l’idea che si attribuisce al colloquio, alla conferenza o all’incontro il dovuto rispetto e la giusta importanza.

Insomma: la cosiddetta nuova normalità fa sì che entrino virtualmente in casa nostra molti ospiti.

Facciamo in modo che siano accolti con riguardo e, anzi, valorizziamo il nuovo strumento come una potente opportunità per valorizzare la nostra immagine.

Giorgio Vizioli
Comunicatore e Giornalista, dal 1990 titolare dell’Agenzia Studio Giorgio Vizioli & Associati di Milano (www.studiovizioli.it), ha ricevuto il Premio “Ufficio Stampa di Eccellenza 2019” del GUS (Giornalisti Uffici Stampa) Lombardia
Membro del Comitato Direttivo del ClubMC
giorgio.vizioli@studiovizioli.it
www.studiovizioli.it

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