Inflazione dei media dilagante: i costi pubblicitari aumentano del 31,2%

L’inflazione del media televisivo

L’analisi bimestrale Global Advertising Trends, compilata dal Warc, sostiene che la televisione non abbia ceduto all’aumento dei costi dei media televisivi globali, registrando un aumento del settore del 9,9% su base annua solo nel 2022.

La metrica del costo per mille (CPM), monitorata al dato odierno è di € 19,75 a livello globale, ma tale cifra nasconde significative disparità regionali, con gli Stati Uniti che quest’anno raggiungono i € 71,87 – un premio del 40% rispetto al 2019 – e il resto del mercato che sostiene a stento la spesa. In Cina e nel Regno Unito i valori del CPM sono rispettivamente di € 3,04 e € 10,38 e l’Australia è in una posizione intermedia con € 34,09.

L’inflazione dei media digitali

Alex Brownsell, responsabile dei contenuti di Warc Media, ha dichiarato: “Dato che la quota della TV tradizionale sul consumo totale dei media diminuisce, in particolare tra il pubblico più giovane, i brand cercano altrove una copertura incrementale. Tuttavia, l’efficienza nel raggiungere una copertura tramite canali non televisivi è minacciata dall’inflazione che colpisce l’intero ecosistema dei media“.

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Alex Brownsell, responsabile contenuti di Warc Media
Credits: www.dailyonline.it

L’aumento dei prezzi ha sicuramente a che fare con la televisione tradizionale, come abbiamo visto finora, ma in questo percorso non è sola. Anche i costi dei media digitali, infatti, sono in rapido aumento poiché gli inserzionisti televisivi cercano altrove canali più sostenibili economicamente.

Le categorie trascurate

Tali fluttuazioni presentano categorie spesso trascurate: in Australia, ad esempio, i costi dei media CPM radiofonici sono scesi da € 6,11 nel 2019 a € 5,83 nel 2022, rispecchiando una tendenza simile nel Regno Unito, dove i costi sono scesi da € 2,44 a € 2,35.
L’out-of-home si dimostra un’ulteriore proposta interessante, con i prezzi degli annunci outdoor nel Regno Unito ora inferiori del 3,1% rispetto ai tempi pre-Covid. Questa tendenza è ancora più pronunciata negli Stati Uniti, dove il mercato OOH è il 5,8% più conveniente rispetto al 2019.
Brownsell ha aggiunto: “Mentre l’economia globale vacilla sull’orlo di una recessione inflazionistica, i costi dei media potrebbero subire un’ulteriore volatilità. Tuttavia, vale la pena considerare i canali alternativi se sono adatti al target di riferimento”.

L’aumento dei costi comporta, dunque, dei risvolti negativi per la spesa pubblicitaria nel Regno Unito, con la Advertising Association e Warc che prevedono una stagnazione nel 2022, prima che si stabilisca una contrazione assoluta l’anno successivo.

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