Influenzare, collaborare e mitigare: la corporate diplomacy nelle aziende transnazionali

Lug 28th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione


Tra le sfide che le aziende del XXI secolo devono affrontare c’è sicuramente quella della gestione delle dinamiche geopolitiche. Oggi è abbastanza difficile trovare un’impresa che non realizzi una quota del proprio business in un paese estero o che attivi e gestisca relazioni con attori internazionali, siano essi economici, istituzionali o sociali.

Di recente è emersa una nuova disciplina che unisce relazioni internazionali, economia e comunicazione. Si parla infatti di diplomazia aziendale, o corporate diplomacy. La letteratura italiana disponibile è molto esigua, ma il dibattito internazionale ha fatto emergere l’importanza di questo “nuovo strumento” che le aziende hanno a disposizione. Seppur sia difficile concordare su una definizione, risulta chiaro che l’obiettivo di tale disciplina è quello di aumentare la capacità dell’azienda di operare in contesti internazionali, ottenere buoni risultati dal punto di vista economico e reputazionale, pur mantenendo un unico approccio aziendale, declinandolo in baes alle specificità dei Paesi obiettivo.

Saper agire, con successo, in diversi Paesi è possibile soltanto se la strategia di corporate diplomacy ha considerato attentamente le tematiche di maggiore influenza e interesse (issue management), mappato attentamente gli stakeholder, coinvolto soggetti terzi – come associazioni sul territorio, think tank, opinion leader – e creato una narrazione ben precisa, strutturata e soprattutto credibile.

In particolare, come afferma Stowe Boyd, fondatore del Work Future Institute, il diplomatico aziendale dovrà avere alcune abilità, tra cui: una spiccata curiosità per l’ “altro”, capacità di essere superpartes e di astrarre, possedere una sensibilità creativa per disegnare nuovi schemi e visioni, in altre parole saper creare delle alternative.

La comunicazione infine diventa il driver per poter supportare efficacemente una strategia di corporate diplomacy; come affermato da Vittorio Cino e Andrea Fontana nel libro “Corporate Diplomacy, le imprese non possono più restare politicamente neutrali”- edito da Egea, le aziende devono “privatizzare” la loro politica estera e “diplomatizzare” la loro comunicazione esterna. Infatti se l’impresa deve avere ben chiari gli interessi aziendali, gli stakeholder e il contesto, deve essere altrettanto attenta a non tradire, con una errata comunicazione, i propri principi, il valore del brand nel rispetto del contesto socio-culturale in cui opera.

Isabel Pepe su www.mgpcomunicazione.it

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