La Comunicazione è vita

Il vagito appena nati esprime il nostro primitivo modo di comunicare con il mondo.

Da lì comunicheremo 24 ore su 24 sette giorni su sette.

Comunicare, dopo respirare, è una delle azioni che facciamo in modo più facile e inconscio di ogni altra. Se, però, per alcuni secondi puoi volontariamente non respirare, non c’è secondo, anzi, millesimo di secondo in cui tu non possa comunicare.

Quando parli comunichi, quando stai in silenzio comunichi, quando ti muovi comunichi, quando stai immobile comunichi, quando sorridi o metti il broncio comunichi, quando sei impassibile, in realtà, comunichi.

Spesso crediamo di “non comunicare niente”ma questo è materialmente impossibile. La comunicazione ha in sé tre livelli differenti: comunicazione verbalecomunicazione paraverbale comunicazione non verbale.

Il problema principale della comunicazione è che non tutti sono a conoscenza di questi tre diversi canali e nel relazionarci con gli altri spesso diamo più valore ad un tipo di canale piuttosto che a un altro.

Per comunicare a pieno ciò che desideriamo, abbiamo bisogno di saper padroneggiare tutte e tre le tipologie di comunicazione.

Vediamole nel dettaglio:

Comunicazione verbale

La comunicazione verbale è legata al trasferimento di contenuti grazie alle parole dette e scritte.

È necessario sfatare un mito: la comunicazione verbale non è la modalità più rilevante. Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà è molto semplice. Grazie agli esperimenti e agli studi di Mehrabian, e poi di Argyle, abbiamo potuto notare che la comunicazione verbale influisce solo al 7% nella trasmissione di un messaggio ad un’altra persona o ad altre persone.

Una delle frasi più gettonate in questo caso è “non conta ciò che dici, ma come lo dici”. Frase molto vera. Probabilmente ti sarà capitato di conoscere almeno una di quelle persone molto loquaci, ma, allo stesso tempo, noiose e difficili da seguire.

C’è però da fare una precisazione!

Anche la persona migliore ad approcciarsi, se è priva di contenuti veri, rischia di non essere più compresa e, non devi dimenticare, che il fine principale della comunicazione è proprio quello di trasferire correttamente un messaggio da un soggetto ad un ricevente.

Utilizzando in malo modo questo 7% il messaggio diventerà di difficile comprensione e la comunicazione, semplicemente, non funzionerà come invece avresti voluto.

La comunicazione verbale, anche se influisce al 7%, deve essere comprensibilecurata semplice.

Ad esempio, ciò che può essere detto con trenta parole non deve essere comunicato con cinquanta. Ciò che può essere spiegato con termini semplici, ma comprensibili, non deve essere espresso con termini difficili.

Infatti, anche se i vari studi hanno dimostrato che la comunicazione verbale è efficace solo in piccola parte nel giusto trasferimento di un messaggio, questo tipo di comunicazione rimane comunque fondamentale e deve essere utilizzata nel modo giusto per essere davvero efficace e utile.

Comunicazione paraverbale

Abbiamo già citato e analizzato la frase emblematica della comunicazione, cioè “non importa ciò che dici, ma come lo dici”. Infatti, se la comunicazione verbale è “ciò che dici”, la comunicazione paraverbale è “come lo dici”.

La comunicazione paraverbale è strettamente legata a quella verbale e va a caratterizzare il modo in cui diciamo ciò che vogliamo dire oralmente, quindi con le nostre parole e la nostra voce. La sua importanza è tale da influire per il 38% sulla comunicazione del messaggio.

La comunicazione paraverbale ha un ruolo centrale, soprattutto per la sua capacità di coinvolgere il ricevente. Coinvolgere, infatti, significa rendere partecipe l’altro, specialmente dal punto di vista emotivo.
Grazie a questo canale siamo in grado di rendere più o meno partecipi gli altri modulando tutti gli elementi che fanno parte della comunicazione paraverbale.

Infatti, il paraverbale si distingue in quattro elementi della voce:

  • tono, ciò che definisce lo stile della comunicazione e soprattutto l’impatto emotivo, quindi potremmo dire “che bello!” in tono felice, ma anche in tono sarcastico oppure in tono dolce.
  • ritmo, questa caratteristica è influenzata dal nostro stato d’animo ed è la velocità con cui parliamo. Solitamente, parliamo velocemente quando siamo imbarazzati e lentamente quando vogliamo esprimere calma, ma non sempre è così. In ogni caso, il ritmo è fondamentale per non rendere la comunicazione un elettrocardiogramma piatto, ma ricco di enfasi, di pause, utili a dare potenza a determinate frasi o parole.
  • timbro, cioè il registro vocale di una persona, il colore vocale, ciò che più si lega alla personalità di una persona. Per definire il timbro potremmo utilizzare una varietà di termini, come, ad esempio, rauco, profondo, caldo, avvolgente, stridulo, vivace e così via.
  • volume, ciò che determina l’intensità delle parole. Il volume può essere alto o basso e spesso le persone con un volume alto di voce vengono identificate come sicure e convinte, mentre le persone con un volume basso di voce sono viste come timide e insicure.

Comunicazione non verbale

Nella trasmissione di un messaggio influisce un altro tipo di canale, cioè la comunicazione non verbale.

La comunicazione non verbale ha un potere immenso nella trasmissione del messaggio, addirittura il 55%, molto di più della somma delle altre due tipologie di comunicazione.

Come il paraverbale, anche la comunicazione non verbale è figlia della situazione emotiva del soggetto; infatti, è composta da gesti e movimenti che difficilmente possiamo controllare senza un vero allenamento.

La comunicazione non verbale è analizzabile dalle espressioni facciali, la postura e i movimenti del corpo, la distanza dall’interlocutore e tutto ciò che non è verbale, quindi a parole.

Quante volte ti sarà capitato di dire “sto bene”, ma di dimostrare tutt’altro con il tuo corpo e il tuo viso, senza nemmeno accorgertene. Infatti, la comunicazione non verbale esprime ciò che davvero siamo, il nostro vero essere e ciò che c’è nel nostro inconscio. Proprio per questo, non è facile da controllare, anzi, spesso e volentieri è inconscia e nemmeno riesci a renderti conto al cento per cento di tutti i movimenti che fa.

Il tuo viso, ad esempio, con i suoi tantissimi muscoli, si muove anche in modo non sempre percepibile da un occhio poco attento ed esprime ogni tua emozione.
Oppure i tuoi occhi possono esprimere molto analizzando dove guardano, cosa guardano, se sono lucidi oppure no, quanto sono dilatate le pupille e così via.

Spesso quando non ti senti sicuro tieni le braccia conserte, quando non sei troppo interessato alla persona con cui parli la postura del tuo corpo lo dimostra, quando sei in ansia digrigni i denti oppure sbatti il piede a terra oppure tossisci oppure ti sudano le mani e così via.

Il mondo della comunicazione non verbale, come anche del paraverbale e del verbale, è un mondo immenso, impossibile da analizzare in un articolo solo.

Ciò che ci preme di più in questo articolo, però, è, in primo luogo, dimostrarti quanta importanza ha la comunicazione in ogni attività umana, dato che è impossibile non comunicare. In ogni momento, esprimiamo qualcosa e spesso e volentieri ce ne dimentichiamo.

Per avere il controllo della situazione ci sono molti fattori che collaborano tra loro e uno di questi è il controllo delle proprie modalità di comunicazione e la comprensione dei tre canali di comunicazione negli altri.

Non basta saper controllare le proprie emozioni e le proprie modalità comunicative, se poi non sai comprendere quelle degli altri e viceversa.

Per ora inizia a familiarizzare con questi tre canali comunicativi, analizzali negli altri e in primis su di te e nota quanto “parlano” le parole, ma anche quanto “parla” ciò che parole non sono.

La comunicazione fa parte di noi e ci accompagna per tutto l’arco della vita: tutto quello che facciamo e non facciamo inevitabilmente comunica qualcosa di noi. E’ connaturata alla natura umana perché vivere è comunicare cosi’ come comunicare è vivere

In sua assenza si è insensibili a tutto.

Siamo vivi nella misura in cui siamo in grado di comunicare.e questo vale anche e soprattutto per gli animali ed il regno vegetale

La comunicazione sembra materia alla portata di tutti. D’altronde tutti usiamo i social e tutti comunichiamo. Ma il fatto che tutti lo facciamo e maneggiamo strumenti all’apparenza semplici non significa certo che tutti lo sanno fare nella maniera più efficace.

Più la comunicazione è corretta, trasparente, vera più è meglio percepita dalla massa critica delle personas che può fare pressione sulla politica ad esempio riguardo ai grandi temi dell’umanità in tutto il globo terrestre: problema climatico, esigenza energetica, istanza dell’alimentazione, crisi econimica-finanziaria, grandi migrazioni di popoli, etcc..

Lo studio della comunicazione umana si puo’ dividere in tre settori:

  1. a) la sintassi: modalità di trasmissione dell’informazione;
  2. b) la semantica: accordo sul significato della comunicazione;
  3. c) la pragmatica: effetti della comunicazione sul comportamento.

Come si crea una strategia comunicativa efficace? Quali sono le regole da seguire? Quali sono i principi da conoscere per evitare errori? La comunicazione è una disciplina complessa, che evolve nei tempi, segue le evoluzioni dei media e delle nuove tecnologie. Nonostante sia una materia in trasformazione esistono delle regole generali, dei capisaldi: i 5 assiomi elaborati da Paul Watzlawick.

Watzlawick. Brevi cenni storici

Nel 1967 esce un libro che è diventato la base della teoria della comunicazione interpersonale: è “La pragmatica della comunicazione umana” scritto da Paul Watzlawick assieme a un collettivo di studiosi provenienti dalla Scuola di Palo Alto in California. Il focus attorno al quale ruota il libro è che ogni comportamento comunica un messaggio ed è, di conseguenza, da considerare una comunicazione. Comunichiamo con i gesti, con le parole e a volte lo facciamo in modo inconsapevole. È un aspetto fondamentale della vita quotidiana di ogni essere vivente ed esistono delle regole per creare un’efficiente comunicazione: i 5 assiomi.

1.Non si può non comunicare

Qualsiasi cosa scegliamo di fare o di non fare è comunicazione. Esprimiamo costantemente qualcosa, anche quando cerchiamo di non rivelare niente. Ad esempio, quando non si ha voglia di parlare con qualcuno a un tentativo dell’altro di iniziare una conversazione, ci si limita spesso ad accennare un sorriso: non viene detto nulla, eppure si sta comunicando in modo eloquente.

  1. Ogni comunicazione veicola un contenuto e una relazione

Quando diciamo qualcosa a qualcuno, non gli passiamo solo un’informazione ma esprimiamo – attraverso il tono, la postura e la scelta delle parole – in che relazione ci poniamo nei suoi confronti. Ogni volta che ci si rapporta con qualcuno, qualsiasi sia il mezzo utilizzato, bisogna prestare attenzione alla relazione che si veicola, perché potrebbe far risultare controproducente la comunicazione.

  1. La natura della relazione dipende dalla punteggiatura della comunicazione

Prendiamo in considerazione un evento: un’azienda decide di aprire un nuovo stabilimento. Da una parte si potrebbe mettere in risalto il fatto che il nuovo stabilimento aumenterà l’occupazione in quel territorio, dall’altro – assumendo un’ottica ambientalista – ci si potrebbe concentrare sul fatto che costruendo il nuovo stabilimento verrà disboscata una zona che, invece, andrebbe protetta per la sua biodiversità.
L’evento è lo stesso, ma la prospettiva e gli effetti sono del tutto differenti.

  1. La comunicazione può essere sia analogica che digitale

Watzlawick definisce come “digitale” la comunicazione verbale, mentre “analogica” quella non verbale. Quando si deve veicolare un’informazione è importante scegliere bene il come: a volte le parole sono indispensabili, altre volte sono di troppo. Perché la comunicazione sai efficace è necessario che questi sistemi coincidano: tutte le componenti devono trasmettere il medesimo messaggio.

  1. Le interazioni possono essere simmetriche o complementari

La comunicazione simmetrica si verifica quando gli interlocutori hanno una comunicazione alla pari, mentre quella complementare si presenta quando uno dei due si pone su un piano superiore. In questo ultimo caso la persona che si sente superiore (one-up) cercherà di mettere l’altro interlocutore in una posizione subordinata (one-down). Esempio: quando una mamma ordina al figlio di sistemare i giocattoli sta mettendo in risalto che si trova in una posizione di superiorità.

I principi della comunicazione

  1. Ogni comportamento è comunicazione, non si può non comunicare secondo il noto principio di Watslavvik: i mini comportamenti (movimenti occhi, cambiamenti del colore della pelle, modificazione del respiro ecc.) danno informazioni importanti sulla persona. Il significato della comunicazione è la risposta che si riceve, la risposta ricevuta è il feed-back che influenza la comunicazione successiva.
  2. Non esiste comunicazione corretta o sbagliata.
  3. Il buon comunicatore è responsabile al 100% dei risultati che ottiene (o che non ottiene).

Da ricerche compiute risulta che l’efficacia della comunicazione è dato per il 7% dal significato delle parole, per il 38% dalla tonalità della voce e per il 55% dalla fisiologia, cioè il linguaggio del corpo.

Questo ci fa comprendere quanto sia necessario esprimere la sintonia ad ognuno di questi 3 livelli. Il processo di rappresentazione del mondo è attivato da meccanismi specifici, definiti generalizzazione, cancellazione, nominalizzazione. In tale modo ognuno di noi costruisce la sua mappa individuale del mondo e la propria mappa o modello della realtà.

Violazioni del metamodello

Generalizzazioni

Si tratta del processo attraverso il quale elementi o parti del modello di una persona vengono staccati dalla loro esperienza originaria e giungono a rappresentare l’intera categoria di cui l’esperienza è esempio. e’ come quando prendiamo porzioni d’esperienza molto grandi, come pescare con una rete a maglie larghe. Nella frase manca il riferimento ad una specifica situazione che induce a generalizzare l’esperienza in modo da fuggire da quello che realmente abbiamo provato.

Cancellazioni

Si tratta del processo attraverso il quale prestiamo attenzione ad alcune dimensioni della nostra esperienza e ne escludiamo altre: sono violazioni che eliminano un pezzo d’esperienza, eliminando il cosa o il chì fanno parte di quell”esperienza in modo da non affrontarla mai pienamente.

Nominalizzazioni

Si tratta di parole che indicano processi e vengono trasformati in sostantivi astratti, infatti possono essere riportati alla loro forma originaria di verbi: “Tutto ciò che non può essere messo in una carriola, per quanto grande sia la carriola, è una nominalizzazione”.

Lavorare sul proprio modo di comunicare e avere consapevolezza di quali violazioni del metamodello mettiamo in atto quando comunichiamo con gli altri più aiutarci a rendere più efficace ed efficiente la nostra comunicazione e a raggiungere più velocemente gli obiettivi che ci prefiggiamo.

La comunicazione efficace

Quando possiamo definire una comunicazione “efficace”? Quando tutti gli assiomi vengono rispettati e quando:

  • Il codice è corretto, quindi si utilizza un linguaggio adeguato alla situazione in cui ci si trova
  • Il codice non viene alterato in modo da evitare fraintendimenti
  • La comunicazione è in linea con il contesto
  • Pause e punteggiatura sono ben definite
  • Comunicazione digitale e analogica coincidono
  • Ci sia ascolto da entrambe le parti

Queste sono buone regole per imbastire una comunicazione, valide anche quando ci si sposta in ambito web marketing. Quando un’agenzia si trova davanti a un progetto di comunicazione dovrebbe tenere in considerazione gli stessi assiomi visti sopra: si dovrà utilizzare un linguaggio adeguato al target di riferimento, deve essere chiaro, funzionale e non fraintendibile, il messaggio (testo e immagine) devono essere in linea con la mission, i valori, il know how e gli obiettivi aziendali e devono riflettere la brand identity dell’azienda. I 5 assiomi di Watzlawick sono ancora oggi un utile strumento!

La comunicazione e’ come l’acqua: vitale, essenziale… e dovrebbe come l’acqua del Petrarca essere chiara , fresca e dolce

Una buona comunicazione, anzi ottima deve essere autentica , sincera, veritiera, coerente, spontanea,  creare empatia, e non essere artefatta, faziosa, ingannevole perche’ la post verita’ ovvero la disinformazione fa breccia nell’ignoranza

“La comunicazione è vita, la vita è comunicazione. Ruota attorno a noi costantemente senza interruzioni in ogni campo dello scibile umano, ed in ogni espressione o manifestazione vitale . Dunque la comunicazione è la struttura portante dell’agire umano delle sue consequenziali relazioni personali e  professionali  . La comunicazione infatti come la musica costruisce ponti ed abbatte le barriere ( i muri). Coloro che ne sono espressione massima hanno ricevuto  l’autorevole riconoscimento dal ClubMC dalle mani delle Donne Marketing e Donne Comunicazione attualmente in carica”, ha affermato  io come  Presidente del Club del Marketing e della Comunicazione,  in veste di padrone di casa, dando il via alla cerimonia di premiazione dei Top Communicator of the year, condotta da Sheila Capriolo.

Cosi’ la Comunicazione con la C maiuscola è stata celebrata dal ClubMC.it e,  con essa , i suoi più autorevoli  interpreti , nel  corso  della prima edizione del Premio Top Communicator of the Year 2022, svoltasi  di recente,  a Milano, nell’Università Meier.

Responsabilità per Giuseppe Brindisi, Verità per Piero Chiambretti, Sostenibilità Nutrizionale per Giorgio Santambrogio, Correttezza per Fabrizio Pregliasco, Educazione per Alberto Brandi, Coerenza per Luciano Fontana, Serietà per Marino Bartoletti, Leggerezza e Spensieratezza per Paolo Liguori, Trasparenza per Angelo Perrino, Semplicità per Angelo Macchiavello, Immediatezza per Luca Levati,  Bellezza per  Miky Degni, Libertà per Fernando Proce,  Ascolto per Germano Lanzoni, Umorismo per Zap e Ida, Avanguardia per Gianluigi Nuzzi, Cultura e Impegno per Andrea Zucca, Affidabile per Gaspare Borsellino, Coadiuvante Terapeutica per Giampietro Comolli, Sensibilità per Biagio Maimone.

Un grande imprinting culturale quello apportato dai vincitori esperti comunicatori con le loro personali parole chiave che identificano la comunicazione vincente del futuro.

LA COMUNICAZIONE È VITA

L’abilità a comunicare può fare la differenza tra il successo o il fallimento in tutti gli aspetti del vivere. Noterete che generalmente chi ha successo nelle proprie attività, di solito dispone di un’elevata abilità nel comunicare, viceversa tale capacità manca a coloro che fanno fiasco.

La comunicazione non è semplicemente un modo per progredire nella vita, ma ne costituisce il cuore. Al mille per cento questo è il fattore più importante per comprendere la vita e per condurla con successo.

Proviamo una venerazione istintiva nei confronti del grande artista, pittore o musicista, e la società nel suo complesso li considera esseri decisamente fuori dal comune. E in effetti non lo sono. Ma il comprendere e l’usare con destrezza la comunicazione non sono solo per l’artista, sono per chiunque.

Nell’esaminare l’intero soggetto della comunicazione, si può scoprire, andando oltre le apparenze, che ben poche persone attorno a noi comunicano davvero, mentre c’è parecchia gente che crede erroneamente di comunicare quando invece non lo sta facendo.

L’apparenza sembra indicare a volte che non comunicare sia preferibile a comunicare, ma non è mai così. La comunicazione è il solvente per qualsiasi problema umano. Prima di Scientology non si è mai trovata una comprensione della comunicazione come tale.

Per condurre una vita di successo è indispensabile disporre di strumenti quali una conoscenza approfondita e completa della formula della comunicazione, come anche, la piena comprensione delle difficoltà che possono sorgere nella sua applicazione pratica, così da poterle riconoscere e correggere. Le nozioni e gli esercizi contenuti in questo corso vi faranno prendere la via del successo. Nelle chiese di Scientology potrete raggiungere un’abilità a livello professionale frequentando il Corso Hubbard dei TR Professionali. Troverete una supervisione esperta e una raccolta completa d’informazioni sul soggetto, perfezionando così la vostra abilità a comunicare.

Vivere è comunicare. Comunicare è vivere

Il linguaggio, come la coscienza, sorge dalla necessità di rapporti con altri uomini. Marx

L’espressione “Vivere è comunicare” non ha la pretesa di indicare che la vita che viene comunicata sia di per sé una vita di “valore”. L’espressione in sé non dice nulla sul significato della vita che si vuole comunicare, né, tanto meno, rappresenta un indice della positività di tale significato.

Da qualunque contenuto comunicato non si può di per sé dedurre in maniera logica, consequenziale, il valore dell’esperienza cui esso fa riferimento. 

Per comprendere in maniera sufficientemente adeguata il valore di un’esperienza, occorre che il ricevente del messaggio si lasci coinvolgere nell’esperienza che gli offre l’emittente, assumendone i valori. Il che dipende unicamente dalla predisposizione interiore del ricevente, che può essere più o meno favorita dalla forza attrattiva del messaggio e dello stesso emittente.

Le obiezioni che a questo punto si possono porre sono due:

  1. a) la condivisione di un’esperienza comune può anche portare a non saper individuare le soluzioni per risolvere in maniera adeguata le sue contraddizioni, al punto che per comprendere bene una determinata esperienza occorre condividerne un’altra di valore superiore;
  2. b) se si condivide già una determinata esperienza, a che serve comunicarsene i valori?

La risposta a questa seconda obiezione è facile: non c’è nessuna esperienza che possa essere condivisa fino al punto di non aver bisogno di essere usata come oggetto di comunicazione.

Questa è la premessa fondamentale da cui partire per una qualunque analisi sul linguaggio. Se vogliamo considerare il silenzio come l’espressione più adeguata per comunicare un certo tipo di esperienza, bisogna altresì aggiungere che la comunicazione è cosa che non riguarda unicamente la parola e che col termine linguaggio occorre intendere la capacità espressiva umana in senso lato.

 Inoltre l’esperienza umana non è così perfetta da non aver bisogno della comunicazione per poter rimanere coerente con i propri valori fondamentali, ovvero per potersi riprodurre all’infinito. Essa è costantemente soggetta a fasi di diversa intensità.

A noi non interessa unicamente analizzare le caratteristiche del linguaggio umano, ma:
1. analizzare tali caratteristiche considerando che ci troviamo a vivere una formazione sociale particolare;
2. verificare in che modo da tale analisi si possono trarre degli spunti utili per uscire da questa formazione antagonistica.

Ora procediamo. Se l’espressione “Vivere è comunicare” non dice nulla sul significato dell’esistenza cui si fa riferimento, l’espressione opposta: “Comunicare è vivere” offre ancor meno indicazioni.

Questa seconda espressione infatti o viene considerata in maniera del tutto semplicistica, nel senso che chiunque comunichi qualcosa, in qualunque modo e con qualunque mezzo, deve per forza essere un soggetto esistente, in vita, in quanto i morti non comunicano (anche se qualcuno pensa che attraverso dei fenomeni paranormali possano farlo); oppure occorre considerarla in maniera circospetta, nel senso che chiunque abbia la pretesa di dimostrare qualcosa solo per il fatto che la comunica, va guardato con sospetto.

L’espressione “Comunicare è vivere” può essere soggetta a un’illusione che nel nostro tempo, basato su un uso massiccio dei mezzi mediali, è piuttosto tipica. Molti infatti ritengono che la qualità di un’esistenza sia proporzionale alla quantità di messaggi che essa trasmette o che su di essa si trasmettono. Quanto più si “comunica” tanto più “si crede” (o si vuol fare credere) di vivere un’esistenza significativa, dotata di un certo prestigio.

Certamente la proprietà dei mezzi comunicativi garantisce un elevato potere politico (persuasivo), ma essa di per sé non garantisce affatto che tale potere venga usato per fini democratici e umanitari, proprio perché non è la capacità di trasmettere notizie e informazioni che può di per sé dimostrare un valore positivo di un’esistenza.

Normalmente anzi, laddove i mezzi di comunicazione appartengono a poche persone, il loro uso è necessariamente, inevitabilmente, anti-democratico. Paradossalmente, laddove si usa tanta informazione monopolistica, unidirezionale, non interattiva, lì di sicuro essa si rivela del tutto inutile, anzi dannosa, ai fini dello sviluppo della democrazia.

Nulla infatti è più inutile di quella informazione che non permette di contribuire in qualche modo alla risoluzione del problema che si presenta.
Persino la comunicazione interattiva non serve a nulla se alla fine il problema rimase irrisolto.

L’importante e’ comunicare ! E saper ascoltare per attuare una comunicazione biunivoca e non solo unidirezionale, tipo monologo, con il quale non si “metterebbe in comune” proprio nulla

Comunicate, gente comunicate !

Nota Bene:

“La comunicazione umana è una delle forme attraverso cui il tempo si rende presente nella vita individuale e sociale dell’uomo.
Per questo essa tesse l’esistenza umana e dà un senso alla vita”
( Mario Pollo – professore associato confermato di Pedagogia Generale e Sociale a tempo pieno della Facoltà di Scienze della Formazione della Lumsa di Roma.)

Danilo Arlenghi

– Presidente del Club del Marketing e della Comunicazione ( clubmc.it)
– Editore Marketingjournal.it
– Presidente Partyround.it

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