La Fabbrica Delle Idee Per Creare Un Prodotto A Basso Rischio Che Tutti I Consumatori Vorranno

Mag 16th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing


Per una grande maggioranza delle imprese lo sviluppo del prodotto (o del servizio) significa estensioni di linea, miglioramenti e modifiche del prodotto attuale con lo scopo di mantenere la propria quota di mercato.

Rara davvero la scelta (anche perché rischiosa) di assistere al lancio di un prodotto significativamente differenziato, se non innovativo, nei mercati maturi, al giorno d’oggi, in tempi di Coronavirus.

La torta di mercato da spartire resta sempre quella e la competizione necessariamente si orienta su un’innovazione a basso rischio con progetti cautamente innovativi: incrementi e modifiche a prodotti dell’azienda già in commercio, destagionalizzazione dei prodotti ed anche estensione delle linee di prodotto già esistenti.

I mercati maturi sono piatti e sempre più affollati, pertanto innalzare la propria quota di mercato con referenze intensamente innovative comporterebbe un costo elevato.

La scelta ritenuta razionalmente più corretta sembra quella di muoversi con le dovute cautele.

Detto questo, il punto di partenza per nuove avventure da condursi in sicurezza è rappresentato dai prodotti dell’azienda che godono già di un’adeguata domanda di mercato (il comparto moda ed i prodotti basati sul design sono esemplificativi a riguardo).

Nella messa a punto di questa tattica prudente ci viene in soccorso la ricerca di marketing condotta sul campo.

Anche il prodotto più basic e banale permette di acquisire, semplicemente monitorando “in vivo” il comportamento degli user, informazioni utili non solo per migliorare il prodotto ma per crearne di nuovi, “specializzati” in altre funzioni che stimolino l’interesse da parte di nuovi segmenti di pubblico.

Gli esempi del passato nell’ambito food sono innumerevoli.

Pensiamo alla IVª gamma che da contorno è diventata anche un piatto unico (con l’arricchimento di ingredienti: mozzarella, tonno, capperi, acciughe, mais…)

Quindi, quando si dispone di un prodotto “che gira”, prima di impegnarsi nel creare altri prodotti o linee, si dovrebbero osservare attentamente quali siano le diverse modalità d’uso e repertori di consumo da parte dei consumatori.

Un prodotto già affermato può infatti essere diversificato in infiniti modi in accordo ai più insoliti usi che, spontaneamente, ne vengono fatti (o desiderati).

La ‘lived experience” del prodotto, ingiustamente sottovalutata, consente di operare la diversificazione del prodotto e magari poter ridefinire una nuova sotto-category praticamente senza rischi.

Proprio nell’ odierna realtà del consumo risiede la grande opportunità di creare nuovi prodotti semplicemente partendo da impieghi spontanei già in essere e adottando un adeguato marketing mix.

Robert Cooper, l’accademico che maggiormente si è impegnato nell’ innovazione di prodotto, afferma che non ci si deve arrovellare più di tanto perché le migliori idee ci arrivano dai consumatori.

Secondo Cooper i focus-group, le ricerche etnografiche, le osservazioni on-site sono gli strumenti più importanti a disposizione per individuare bisogni latenti o la risoluzioni dei problemi.

I concetti di prodotto vincenti vengono suggeriti dai consumatori più evoluti, i cosiddetti pionieri, quelli che anticipano negli acquisti tutti gli altri consumatori.

Loro sono i soggetti che la ricerca di mercato deve privilegiare perché per la loro propensione ad innovare non solo possono aiutare l’industria a valutare e a perfezionare un concetto di prodotto ma persino a (ri)definire il prodotto stesso anche attraverso la comunicazione.

Ed anche nel caso di nuovi prodotti derivati dall’innovazione tecnologica (dove cioè l’idea è scaturita da un laboratorio o un centro di ricerca tecnologico) saranno sempre i consumatori ad anticipare l’accoglienza (o meno) del prodotto da parte del mercato.

Inoltre, ricorda il guru dell’innovazione, è molto più economico testare un prodotto fin dal momento del concepimento piuttosto che sviluppare il prodotto nella sua veste definitiva per poi testarlo sul consumatore.

Cooper nel suo monumentale ““Winning at New Products”, adottato dalle 500 aziende top nella classifica Fortune, ha descritto il suo processo dell’innovazione, denominato Stage-gate process, in una sequenza di passi.

Per innovare si devono realizzare verifiche fin dalla fase iniziale dei test di concetto, seguiti da una prototipazione del prodotto e da prove sperimentali condotte attraverso indagini qualitative e brainstorming con il consumatore; questo è il modo vincente di validare il prodotto prima di immetterlo sul mercato. Basta saper osservare, analizzare e dedurre. Obviously!!!

A meno che non ti piaccia azzardare…

Scritto da Vincenzo Freni su www.freniricerchedimarketing.com
v.freni@frenimkt.com
tel. uff. 055 350773

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