La guerra del guano. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”

Lug 12th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing


No, no, premetto, a scanso di equivoci, che quella che ti voglio raccontare è una storia di marketing, non certo quella della guerra stercoraria (1334) combattuta contro il francese Bertrando del Poggetto, rappresentante del Papa, e che in suo nome governava Bologna, anche lui come il papa di lingua francese ed amante del lusso sfrenato.

I bolognesi vennero a capo del conflitto assediando per 2 settimane il castello dell’infame Bertrando ricorrendo alla terribile, e a buon mercato, arma fecale. Una guerra batteriologica ante-litteram di cui poco si parla.

Quintali di merda lanciati contro il castello convinsero alla fine gli occupanti ad arrendersi senza condizioni.

Quella che voglio raccontare oggi è invece una storia di marketing, la grande guerra della merda che ha coinvolto il mondo intero.

La storia è quella della guerra commerciale tra due materie prime: da una parte gli escrementi umani e animali dall’altra il guano, composto di escrementi di uccelli e pipistrelli. Sempre di merda si tratta ma la qualità è ben diversa, così come il rispettivo valore commerciale.

I resti archeologici indicano che lo sterco animale ed umano viene usato da almeno 7 migliaia di anni.

I primi agricoltori avevano osservato che gli escrementi miglioravano la crescita e la produttività delle colture alimentari integrando la presenza dei nutrienti portati via dal suolo dalle precedenti colture.

Questa pratica non solo aveva ottimizzato la resa dell’agricoltura stanziale ma aveva dato forma alla gestione e alla privatizzazione del proprio territorio.

Il letame animale (dal latino laetare “fertilizzare”, da laetus “fertile”, poi “lieto”) decisamente rappresentava una ricchezza (con un valore di mercato quotato tutt’oggi in borsa) ma non da meno erano gli escrementi umani, specie quelli provenienti dall’intestino degli appartenenti ai ceti più abbienti (certo più puzzolenti ma più ricchi di sostanze fertilizzanti come si conviene al facoltoso).

La grande svolta avvenne a metà ottocento con la scoperta del guano, che si rivelò agli europei e nord americani come il miglior fertilizzante disponibile per aumentare notevolmente la resa del terreno.

In realtà l’importanza del guano era già stata acquisita da tempo dalla civiltà Inca (il più grande impero del mondo nel XVI secolo) che basava la sua alimentazione sulla coltivazione delle patate e della quinoa.

L’ importanza strategica del guano nelle nazioni del periodo pre-industriale era associata alla urbanizzazione delle popolazioni.

L’imperativo era di far aumentare il più possibile la produzione agricola per incrementare gli affari e far fronte alla crescita demografica.

Però, come si conviene quando abbiamo a che fare con una materia prima insostituibile, il suo incalcolabile valore dette origine alla guerra del guano.

L’accesso all’azoto derivante dal guano per potenziare la resa dei terreni generò prima una guerra tra Spagna e Perù (che si estese poi al Cile, Bolivia e Ecuador) seguita poi da una guerra tra Bolivia, Cile e Perù per la definizione dei confini e delle tasse da imporre.

Il guano tra l’altro data la sua composizione chimica costituisce anche la base per numerose miscele esplosive per cui è presumibile (ed ironico) che la guerra del guano tra le nazioni sia stata combattuta a suon di esplosivo a base di merda di pipistrello.

Gli Stati Uniti erano esclusi dall’acquisto del guano alla fonte e per averlo dovevano rivolgersi all’Inghilterra.

La fame di guano era tale (ma lo è ancora oggigiorno) che, in drammatica espansione demografica a causa della forte immigrazione e bisognosi di aumentare la resa del terreno, promulgarono il Guano Islands Act.

Di che si trattava? Era una legge che autorizzava qualunque cittadino statunitense a prendere possesso di qualsiasi isola, non appartenente ad altre nazioni, dove fosse presente del guano.

Ancora oggi almeno un centinaio di piccole isole sono contese.

Ma, come tutto quel che ci circonda, merda compresa, non sfugge all’inevitabile “ciclo di vita del prodotto”.

I politici europei avevano maturato la consapevolezza che massimo entro qualche decennio le riserve di guano si sarebbero esaurite con conseguenze inimmaginabili per un pianeta che, in assenza del guano, non avrebbe potuto sfamare tutta la popolazione presente.

Venne in soccorso a questo riguardo un’altra invenzione silente (vedi nostro precedente post sulle invenzioni di cui non si parla che hanno cambiato il nostro modo di vivere) che ha decretato la fine della guerra della merda tra nazioni e risolto la carenza di cibo planetario, calmierando nel contempo il prezzo del guano.

L’invenzione del fertilizzante sintetico, (oggi il marketing parlerebbe di Disruptive Innovation, wow!!), la sintesi dell’ammoniaca, dei tedeschi Haber e Bosch, risolse il problema alla radice (togliendoci letteralmente dalla merda).

L’invenzione iniziale diede poi origine, con il nascente marketing mix, a una miriade di prodotti segmentati sulla base della destinazione d’uso, dell’utilizzatore, del canale di vendita e della comunicazione.

Sono molte le nazioni che ancora oggi utilizzano gli escrementi umani e animali dando il giusto valore alle deiezioni.

A Firenze, ad esempio, fino agli anni ‘50, operavano i “merdaioli” (parola che ancora oggi serve a denigrare ed offendere chi ha comportamenti non consoni al vivere civile) che svuotavano con i secchi le fosse biologiche e vendevano la merce fetida al contado nei dintorni.

Del maiale, si dice, non si butta via niente, ma… anche dell’uomo.

Il lucroso commercio delle deiezioni umane terminò a causa dell’impiego di prodotti chimici per la pulizia del WC.

I prodotti chimici resero inutilizzabile questo bene prezioso per la crescita delle tenere insalatine che venivano dai campi a sud della città e obbligarono gli autospurghi a trattare il liquame in apposite vasche di decantazione.

ndr: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” è una famosa frase di Fabrizio De Andrè inserita nella sua canzone Via del Campo

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Scritto da Vincenzo Freni

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