La nuova copertina di Time: «2020, il peggiore anno di sempre»

Dic 6th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Editoriale

In attesa di nominare la «Persona dell’Anno», il noto settimanale Usa saluta (senza nostalgia) l’anno ormai trascorso. Ma non tutto è da buttare: cosa abbiamo imparato.

Una grande croce rossa sul 2020. E un titolo che non usa mezzi termini: «The worst year ever». «Il peggiore anno di sempre».

Questa la copertina con cui il Time, settimanale Usa che ogni dicembre elegge la «Persona dell’Anno», uscirà nelle edicole fisiche e digitali lunedì 14.

«Ci sono stati anni peggiori nella storia degli Stati Uniti, e certamente anni peggiori nella storia del mondo – esordisce l’articolo di apertura, affidato alla critica cinematografica Stephanie Zacharek –, ma la maggior parte di noi, che siamo vivi oggi, non ha mai visto niente di simile».

La questione è infatti meramente generazionale: «Dovresti avere più di 100 anni per ricordare la devastazione della prima guerra mondiale e la pandemia di influenza spagnola del 1918; circa 90 per avere un senso della privazione economica causata dalla Grande Depressione; ed essere oltre gli 80 per conservare un ricordo della seconda guerra mondiale e dei suoi orrori».

Zacharek afferma quindi che il resto della popolazione, al pari di un bambino che non ha avuto rotelle per imparare ad andare in bici, non era pronta ad affrontare «un virus che ha avuto origine, forse, da un solo pipistrello e ha finito per sconvolgere la vita di tutti sul pianeta e uccidere circa 1,5 milioni di persone».

Cosa abbiamo imparato dal 2020?
Ma il Covid non è stato l’unico evento a rendere il 2020 un anno da dimenticare. L’articolo menziona infatti anche «il ripetersi di disastri naturali che confermano quanto abbiamo tradito la natura» e «un’elezione contestata sulla base della fantasia» (quella statunitense, ndr).

Inoltre non mancano riferimenti alla scomparsa di figure quali Ruth Bader Ginsburg, John Lewis, Kobe Bryant, Chadwick Boseman e George Floyd. «Abbiamo imparato molto nel 2020, ma cosa abbiamo imparato esattamente?», si chiede poi l’autrice.

«Abbiamo rallentato. Abbiamo imparato cosa era importante. Abbiamo giocato a giochi da tavolo e puzzle e abbiamo davvero parlato e ascoltato i nostri bambini».

Una generale riscoperta delle piccole cose. Come «le passeggiate al sole quando ci veniva detto che non potevamo uscire se non per fare esercizio», tornare a «incontrare un amico per un bicchiere di vino» – «un privilegio e un piacere che, nei mesi precedenti, non eravamo sicuri che avremmo avuto» – e, alla riapertura dei musei, «ricongiungerci con i dipinti che amiamo».

Inoltre «abbiamo avuto molto tempo per conoscerci meglio». Attività che, tuttavia, spesso solleva più domande che risposte: «Non è questo il momento di essere duri con noi stessi per non sapere esattamente cosa vogliamo – riflette Zacharek –, a parte continuare a rimanere sani e vivi e fare ciò che possiamo per assicurarci che lo stesso valga per i nostri vicini e i nostri cari».

Arriveranno tempi migliori: «Gli americani sono intrinsecamente ottimisti – conclude Zacharek –. Il nostro ottimismo è il nostro tratto più ridicolo ma anche il più grande. Non può essere sempre mattina in America. A volte dobbiamo superare l’ora più buia. L’aurora attende il suo momento».

Il toto-nomi
Se questa è la premessa, l’attesa per scoprire chi sarà la «Persona dell’Anno» 2020 non può che crescere ulteriormente.

Su cosa punterà il Time? Su una o più figure legate al Covid-19 o cercherà l’effetto sorpresa? Lo si saprà giovedì sera (venerdì mattina in Italia), quando sulla Nbc andrà in onda un apposito speciale tv.

Come sempre a determinare il verdetto saranno i giornalisti della rivista, ma tra le alternative informalmente proposte online ai lettori si trovano, tra gli altri, Anthony Fauci, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i lavoratori essenziali (medici, infermieri, rider, autotrasportatori, dipendenti dei supermercati e via dicendo), Joe Biden, Kamala Harris, Xi Jinping, Jack Dorsey, Eric Yuan, Jeff Bezos, i creatori di TikTok e gli attivisti di Black Lives Matter.

Non resta che pazientare ancora qualche giorno. Nel frattempo è stata inaugurata la sezione «Giovane dell’anno»: ad aggiudicarsi il titolo è stata la scienziata 15enne Gitanjali Rao, per l’occasione intervistata da Angelina Jolie.

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