La nuova frontiera del packaging? Da riciclable diventa commestibile!

arlare di sostenibilità non significa soltanto sapere leggere le etichette degli alimenti per capirne provenienza e contenuto. È necessario uno sforzo in più da parte di tutti ed è questo il tempo di imparare a capire l’impatto che i packaging possono avere sull’ambiente. Gli effetti della pandemia hanno generato una nuova sensibilità globale su questo punto e numerose start up stanno studiando metodi alternativi per produrre packaging in materiale completamente riciclabile e, in alcuni casi, a zero impatto.

Ogni cittadino italiano produce in media 488 chilogrammi di rifiuti all’anno. Sebbene la produzione nazionale di rifiuti urbani nel 2020 sia scesa del 3,6% rispetto all’anno precedente, sono numeri che fanno impressione. E gli italiani se ne rendono conto: una ricerca Ipsos condotta nel 2020 ha individuato tra le principali questioni ambientali da fronteggiare come paese, quella di «affrontare la quantità di rifiuti che generiamo». E’ quanto riporta Vanityfair.

I consumatori, in Europa, ricercano sempre più prodotti sostenibili ed ecocompatibili e l’imballaggio ne è una componente essenziale. Questi studi dimostrano anche che i consumatori reagiscono positivamente ai brand che hanno a cuore la questione ambientale, soprattutto quando si tratta di scelta del packaging. Secondo uno studio del 2021 dell’Osservatorio Packaging del Largo Consumo, «negli ultimi 6 mesi, il 14% degli italiani ha smesso di acquistare prodotti a causa di una confezione che non presentava elementi di sostenibilità e più della metà degli intervistati ha dichiarato che potrebbe farlo nel prossimo futuro».

Cosa significa questo? Che mentre state leggendo questo articolo, decine e forse centinaia di startup stanno scommettendo su tecnologie all’avanguardia per sviluppare packaging che non siano solo riciclabili o riutilizzabili, ma anche compostabili. E nel caso del food packaging, la nuova frontiera è rappresentata dai packaging commestibili. Letteralmente, imballaggi che non solo proteggono il cibo, prolungandone la shelf-life, ma che possono essere consumati senza colpo ferire.

Abbiamo scelto le cinque realtà più interessanti che stanno lavorando per rendere il packaging alimentare commestibile, una realtà non solo confinata a un laboratorio, ma scalabile alla grande distribuzione e adattabile alle nostre abitudini quotidiane.

Notpla, alghe commestibili
Con sede a Londra, la startup Notpla punta a far scomparire del tutto il packaging. Notpla ha creato Ooho, un’alternativa alla plastica prodotta con le alghe. Non è solo biodegradabile, è pure commestibile. Se buttata via, occorrono solo poche settimane per decomporsi. Forse ne avete già sentito parlare, perché in occasione della Maratona di Londra del 2019 è balzata agli occhi di tutti. Ai maratoneti, infatti, venivano distribuite delle bolle d’acqua che loro dovevano solo mettere in bocca e far scoppiare coi denti, al posto delle inquinanti bottigliette di plastica.\

Loliware, cannucce ipercompostabili
Azienda fondata negli USA da Leigh Ann Tucker e Chelsea Briganti con l’obiettivo iniziale di produrre bicchieri commestibili, Loliware ha ora come core business quello delle cannucce «ipercompostabili». Realizzate con alghe provenienti da una catena di approvvigionamento globale sostenibile che è completamente regolamentata e controllata dai governi competenti, le cannucce “progettate per scomparire” sono nate per sostituire completamente le cannucce di carta e plastica. Le cannucce di alghe Loliware durano 24 ore e si decompongono completamente in una settimana.

Packtin, il gel bio
Un’eccellenza italiana figlia della ricerca. Nato come spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Packtin è un progetto di economia circolare che reimmette nel processo produttivo materia prima di recupero, ottenendone biopolimeri per la realizzazione di gel e coating biodegradabili. Questi permettono una maggiore conservazione degli alimenti e un prolungamento della shelf-life. Frutti Fresh è un gel spray edibile e completamente invisibile che blocca l’ossidazione della frutta pronta da mangiare.

Gousto, «plastica» dai piselli
Gousto è un’azienda inglese di meal kit dal nome italianeggiante, che dopo 15 anni di ricerca e uno di sviluppo ha prodotto un packaging commestibile a base di proteine di piselli. L’imballaggio è stato realizzato in collaborazione con Xampla, spin-off dell’Università di Cambridge, e contiene il dado da brodo presente in alcuni box ricetta. In questo modo, il dado va semplicemente sciolto nell’acqua calda, senza bisogno di scartarlo.

L’imballaggio commestibile è realizzato ingegnerizzando ed essiccando un materiale proteico di piselli in fogli che hanno gli stessi vantaggi della plastica, essendo in grado di preservare il sapore e la durata di conservazione del cibo, ma senza sprechi di imballaggio. Inoltre, il materiale è anche vegano e gluten free.

Lidl&Empa, film di cellulosa
Prevenire lo spreco alimentare senza utilizzare la plastica è la sfida contemporanea di molti supermercati. Una nuova scoperta potrebbe aiutare a vincere parte della sfida: un semplice rivestimento in cellulosa che protegge il prodotto. Potreste obiettare che la maggior parte della frutta e della verdura non abbia affatto bisogno di protezione; per questo i cetrioli avvolti nella pellicola sono sempre criticati. Tuttavia, siccome la frutta e verdura del supermercato è sempre stata raccolta giorni o settimane prima, l’imballaggio può effettivamente avere qualche vantaggio.

Per questo, Lidl Svizzera e i Laboratori federali svizzeri per la scienza e la tecnologia dei materiali (Empa) stanno lavorando a un progetto che mira a rivestire frutta e verdura con un film di cellulosa ricavato da materie prime biologiche. Ciò dovrebbe garantire che i prodotti freschi si conservino più a lungo e contribuirà ad eliminare i rifiuti di imballaggio. Lidl&Empa

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