La pragmatica della comunicazione

Come comunichi? “Con ogni comportamento” è la risposta giusta
Comunichiamo tutti i giorni, con chiunque, consapevolmente e non, per raggiungere obiettivi, descrivere eventi, suscitare emozioni, stabilire relazioni. Ma possono migliorare i disturbi della Comunicazione Sociale (Pragmatica della Comunicazione) ?

Il Disturbo della Comunicazione Sociale ossia Pragmatica della comunicazione consiste in una persistente difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale.

I sintomi fanno riferimento sostanzialmente a deficit nell’uso sociale del linguaggio, uso che si raggiunge attraverso l’acquisizione delle regole che governano la comprensione del contesto comunicativo e la produzione di risposte appropriate in differenti contesti sociali. La valutazione delle abilità pragmatiche di linguaggio e le competenze linguistiche di tipo pragmatico si riferiscono alla capacità di comunicare efficacemente.

Nel disturbo della comunicazione sociale ciò che maggiormente è compromesso è lo sviluppo di un utilizzo pragmatico e sociale del linguaggio.

Nello sviluppo del linguaggio distinguiamo infatti due livelli:
– Livello semantico apprendimento di significati;
– livello pragmatico utilizzo del linguaggio comunicativo verbale e non verbale con finalità e conseguenze pratiche sulle interazioni sociali.

PRAGMATICA: dal greco “pragma”, ossia “cosa”, “fatto”. In questo contesto indica la comunicazione intesa nel suo aspetto pratico, cioè le influenze della comunicazione – nella fattispecie, della comunicazione interpersonale – sul comportamento delle persone.

PREMESSA: LA TEORIA DEI SISTEMI. – Un sistema si può definire come un insieme organico di elementi semplici in relazione tra loro.

 Quali sono gli elementi della comunicazione interpersonale:

  • l’emittente
  • il ricevente
  •  il messaggio
  • la relazione
  • il contesto
  • in che modo essi possano trovarsi in relazione (verbale, non verbale).

La comunicazione come un sistema?

Ogniqualvolta cominciamo una conversazione, ci poniamo in relazione con un altra persona, vi scambiamo delle informazioni e ne otteniamo delle reazioni. Questa interazione è da considerarsi un sistema, come un unicum composto di più elementi, un tutto integrato, costituito da parti, che danno luogo a un insieme diverso dalla somma delle medesime: esse sono, tra loro intrecciate, embricate, in modo tale che il funzionamento dell’intero sistema viene tenuto insieme dalle reciproche relazioni.

ogni elemento del sistema considerato, opera una serie di aggiustamenti in risposta alle perturbazioni esterne e simultaneamente un adattamento retroattivo, che forma un sistema permanente di adattamento apprendimento

Ora, l’interazione non risponde a logiche lineari e prevedibili (una causa, un effetto sicuro), ma a meccanismi più complessi di causalità circolare, nei quali causa ed effetto sono legati ricorsivamente e non è possibile stabilire dove vi sia l’inizio del processo se non in modo arbitrario, e per i quali condizioni di partenza simili possono avere conseguenze molto diverse, pertanto la prevedibilità è solo ipotetica

2) al variare di uno di essi anche la totalità del sistema ne viene modificata. 

La comunicazione è un’esperienza usuale e continua di relazione con gli altri, tende quindi ad influenzare reciprocamente le persone in relazione.

La comunicazione è un processo:

• Sistemico in quanto le persone coinvolte fanno parte di un sistema di influenzamento reciproco

• Pragmatico in quanto ciò che conta sono gli effetti del comunicare, non le intenzioni, conta il messaggio che l’altro recepisce, la risposta che si ottiene

• Strategico in quanto la persona che ha chiari obiettivi da raggiungere si dota di una strategia ben precisa. La migliore sistematizzazione dei processi di comunicazione in un’ottica sistemica è quella proposta dai ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto, California. In un’opera divenuta celebre, Pragmatica della comunicazione umana.

Paul Watzlawick definisce la comunicazione un “processo di scambio di informazioni e di influenzamento reciproco che avviene in un determinato contesto”.

I CINQUE ASSIOMI DELLA SCUOLA DI PALO ALTO

Assioma” = “principio essenziale”.

Con questo termine Watzlawick, Beavin e Jackson hanno indicato quelle proprietà semplici della comunicazione interpersonale, sarebbe a dire quelle caratteristiche che si riscontrano in generale nella vita di relazione tra gli esseri umani.

PERCHÉ È UTILE CONOSCERE QUESTI CINQUE ASSIOMI? Perché aiutano a comprendere meglio le dinamiche che avvengono quando le persone comunicano tra loro, in modo da ottenere due importanti risultati:

1) formulare una comunicazione efficace;

2) evitare i fraintendimenti e le incongruenze.

PRIMO ASSIOMA: “NON SI PUÒ NON COMUNICARE”.

Ogni nostra parola, ogni nostro gesto o azione, persino la posizione del nostro corpo, indicano sempre qualcosa, quindi sono essi stessi comunicazione. Infatti, ogni nostro comportamento è comunicazione. Anche quando non vogliamo comunicare, lo comunichiamo: con il silenzio, con l’inattività, con l’allontanamento. Questo assioma costituisce la base su cui si sviluppano tutti gli altri, essendo la condizione più generale in assoluto delle relazioni tra le persone.

SECONDO ASSIOMA: “OGNI COMUNICAZIONE HA UN ASPETTO DI CONTENUTO E UN ASPETTO DI RELAZIONE DI MODO CHE IL SECONDO CLASSIFICA IL PRIMO ED È QUINDI METACOMUNICAZIONE”.

Abbiamo visto che ogni comunicazione consiste essenzialmente nell’invio di un messaggio da un emittente. Oltre al contenuto vero e proprio del messaggio, però, l’emittente manda anche dei “sotto-messaggi”, dei “metamessaggi” (dal greco “meta”=oltre), ossia dei messaggi complementari, che caratterizzano la relazione tra l’emittente al ricevente, secondo il punto di vista dell’emittente.

Dunque, ogni comunicazione contiene un aspetto di contenuto, la “notizia”, i “dati” e un aspetto di relazione che definisce i rapporti tra gli interlocutori; infatti definisce il modo in cui i dati vengono trasmessi e permette di capire come deve essere interpretato il messaggio (si tratta della metacomunicazione). Ad esempio, si può dire “Bene!” con l’intenzione di lodare qualcuno o con tono sarcastico per metterlo in ridicolo. (comunicare x a qualcuno che adoro, o che mi infastidisce)

L’aspetto di contenuto è cosa si dice, l’aspetto di relazione è come lo si dice. E’ quindi l’aspetto di relazione che chiarisce il significato del contenuto.

Quindi l’aspetto di relazione è ciò che classifica l’aspetto di contenuto, cioè gli dà il significato generale; in altre parole, rappresenta il contesto della comunicazione, ma così come viene percepito dall’emittente.

Pertanto esso va oltre il semplice contenuto; per questo si parla di metacomunicazione.

(L’aspetto di contenuto è presente in quelle relazioni tendenzialmente “sane” in cui l’aspetto relazionale della comunicazione viene relegato in secondo piano. Nelle relazioni “non sane” si tende a lottare per definire la tipologia della relazione relegando in secondo piano il contenuto della comunicazione. (“lei non sa chi sono io”, “dovresti essere…”, “mettiamo le cose in chiaro: io…, mentre tu…”) –>  In una relazione che funziona senza intoppi si privilegia il contenuto; in una che presenta problemi, i comunicanti sono troppo intenti a definire i ruoli tra di loro per preoccuparsi dei contenuti, quindi la loro comunicazione risulta inefficace.)

TERZO ASSIOMA:
“LA NATURA DI UNA RELAZIONE DIPENDE DALLA PUNTEGGIATURA DELLE SEQUENZE DI COMUNICAZONE TRA I PARTECIPANTI ”.

Attraverso la punteggiatura la comunicazione viene scomposta analiticamente in modo che si possa identificare chi parla e chi ascolta.

(per punteggiatura si intende una sequenza di punti o frecce che indicano momento per momento che parla e chi ascolta, come nella figura che segue)

Analizzando questa comunicazione possiamo notare che ogni atto comunicativo rappresenta contemporaneamente uno stimolo, una risposta e un rinforzo.

Esempio: Lui si chiude in se stesso … lei brontola … lui si chiude ancora di più in se stesso..e lei brontola per il suo atteggiamento di chiusura..e così via.

Questo è importante se consideriamo la speciale relazione che si instaura tra due persone che sono ingessate in ruoli rigidi, dove il comportamento del primo sostiene e rinforza la risposta del secondo, vedi le relazioni complementari: soccorritore/bisognoso; tiranno vittima; inquisitore/riservato; analizzante analizzato, ecc.

Da questa prima analisi sembrerebbe che in una relazione complementare sia l’agente ad influenzare la risposta del ricevente, ma le cose non sono così semplici.

Ad esempio, individuare in una data relazione “chi influenze chi” è più difficile di quello che potrebbe sembrare. Infatti a seconda del punto di vista, le cose possono cambiare, come dimostra la storiella del ricercatore e della cavia di laboratorio:

un ricercatore cerca di addestrare una cavia, associando alla risposta della cavia (abbassare la leva di una gabbietta) un rinforzo (fornire alla cavia un pezzo di formaggio).

Il ricercatore ritiene di aver condizionato la cavia a pigiare un tasto offrendogli del cibo ogni volta che lo fa.

Allo stesso modo qualcuno potrebbe asserire (partendo dal presupposto che il topolino non pensa) che sia stata la cavia ad addestrare il ricercatore perché tutte le volte che gli fornisce uno stimolo (abbassare la leva di una gabbietta) ottiene dal ricercatore la medesima risposta (un pezzo di formaggio)

Questo esempio dimostra che: non esiste una punteggiatura “oggettiva”

 –          cioè non si puo’ identificare in maniera oggettiva chi sta comunicando a chi, né chi sta influenzando chi. In una relazione c’è uno scambio continuo di atti comunicativi, tale che ci si influenza a vicenda continuamente.

Questo ha delle implicazioni enormi quando analizziamo le relazioni di coppia, particolarmente quelle in conflitto o in crisi dove ciascuno sostiene di aver ragione e colloca il torto esclusivamente dall’altra parte.

QUARTO ASSIOMA: “GLI ESSERI UMANI COMUNICANO SIA CON IL MODULO NUMERICO CHE CON QUELLO ANALOGICO”

Linguaggi numerici: I linguaggi numerici si basano su una logica astratta e convenzionale, fanno uso di parole, cioè di termini astratti e convenzionali, che si legano assieme in base a regole ben definite e piuttosto rigide – la sintassi, l’ortografia ecc. Sono in grado di descrivere adeguatamente la realtà, per cui sono particolarmente adeguati per trasmettere conoscenze e comunicare informazioni. Però non riescono a dare adeguatamente il senso della relazione interpersonale, proprio perché sono linguaggi astratti, “freddi”. Sono quindi più legati al contenuto dei messaggi.

Es. linguaggio verbale, descrittivo

Linguaggi analogici: i linguaggi analogici non sono in grado di esprimere significati complessi, e hanno un forte grado di ambiguità – es. il pianto può essere di dolore, di gioia o di rabbia; si può sorridere per comunicare allegria, ma anche ironia e disprezzo. La loro importanza sta invece nel fatto che sono una diretta espressione delle nostre emozioni, per cui hanno un ruolo fondamentale nello stabilirsi della relazione stessa tra i comunicanti, oltre il contenuto vero e proprio. Perciò riguardano essenzialmente la metacomunicazione.

Esempio: linguaggio non verbale /

Gli esseri umani comunicano sia con il linguaggio numerico che con quello analogico. Il linguaggio numerico serve a scambiare informazioni, quello analogico definisce la natura della relazione. La comunicazione analogica ha a che fare con le emozioni e quindi con la comunicazione non verbale. I due linguaggi coesistono e sono complementari in ogni messaggio.

E’ una differenza che tornerà utile quando vedremo gli strumenti linguistici: voi sapere che ogni acquisto si fa prima con la pancia, con l’emotività, dopodichè la testa vi fornisce spiegazioni razionali, ma implementare le proprie vendite in parte coincide con l’imparare a parlare alla pancia.

QUINTO ASSIOMA: “TUTTI GLI SCAMBI DI COMUNICAZIONE SONO SIMMETRICI O COMPLEMENTARI, A SECONDA CHE SIANO BASATI SULLA UGUAGLIANZA O SULLA DIFFERENZA”.

E’ importante capire che possiamo scegliere la reazione che metteremo in atto, non siamo necessariamente costretti a subirla.

Lo scopo di questa parentesi?: io non posso entrare a gamba tesa, arrivare e dire una certa cosa e permettermi di ignorare l’interlocutore. Sviluppare una consapevolezza di tutte le variabili che entrano a far parte è per noi una consapevolezza fondamentale, che deve orientare il nostro modo di entrare in contatto, prima osservando e poi formulando una risposta allineata e pertinente.

I LIVELLI DI COMUNICAZIONE:

Prima abbiamo parlato di contenuto e relazione. A sottolineare l’importanza degli aspetti relazionali nella comunicazione vi sono alcuni dati statistici che mostrano che in una comunicazione il contenuto ha un “peso” soltanto del 10%, il tono della voce del 30% e la gestualità del 60%. Tono della voce e gestualità definiscono con il 90% la relazione!

Quando comunichiamo, trasmettiamo molto più di ciò che vorremmo dire con le nostre parole:i gesti, la postura, l’intonazione della voce, persino il silenzio possono rivelare emozioni e pensieri, influenzando l’efficacia del nostro messaggio.

Esistono tre livelli di comunicazione:

  • verbale
  •  paraverbale
  •  non verbale

La differenza tra chi sa comunicare in modo efficace e chi, invece, non riesce a trasmettere il messaggio nel modo desiderato sta proprio nella capacità di sintonizzare questi livelli.

I tre livelli di comunicazione

1) Comunicazione verbale

La comunicazione verbale è costituita dalle parole che usiamo quando parliamo o scriviamo, e normalmente è anche il livello di cui siamo più consapevoli, quello che curiamo con maggiore attenzione.

Quando dobbiamo esprimerci, infatti, cerchiamo di scegliere con cura le parole, adattando il registro al nostro interlocutore: se siamo in un contesto formale, useremo un linguaggio più forbito; se parliamo in un ambito informale, useremo un gergo più colloquiale. In generale, cerchiamo di costruire il discorso in modo che sia chiaro e comprensibile, oltre che persuasivo, e di destare interesse e curiosità nell’interlocutore.

2) Comunicazione paraverbale

Il secondo livello di comunicazione è quello paraverbale, ovvero il modo in cui diciamo qualcosa.

Nella comunicazione orale, gli indicatori sono:

Tono: qualifica l’intenzione comunicativa. È un indicatore dell’intenzione comunicativa, del senso che si vuole dare a quanto si dice: tono interrogativo, tono riflessivo, tono sfidante, ecc.

Tempo: evidenzia la velocità assoluta o relativa, l’uso delle pause che sono un fattore che serve a sottolineare, rinforzare, accentuare il contenuto verbale

Timbro: è il colore del suono ovvero la percezione acustica del suono vocale e caratterizza la persona. Timbro gutturale, nasale.

Volume: indicatore di distanza o di aspetti relazionali ed emotivi.

Riguarda l’intensità sonora, il farsi ascoltare va calibrato a seconda della vicinanza o distanza dall’interlocutore.

Rispetto al primo livello, siamo meno consapevoli di questi aspetti. Se, infatti, è normale preparare un discorso o scegliere alcune parole al posto di altre, è meno usuale decidere il tono di voce o il timbro.

3) Comunicazione non verbale

Il terzo livello riguarda ilnon verbale, ovvero tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura, i propri movimenti, la posizione occupata nello spazio rispetto all’interlocutore, ma anche il proprio modo di vestire.

MIMICA FACCIALE

•POSTURA

•GESTIONE DELLO SPAZIO

•CONTATTO

•ABBIGLIAMENTO

Anche in questo caso, non sempre siamo consapevoli di quanto questi elementi rivelino qualcosa di noi e, viceversa, di quanto sia importante saperli leggere per comprendere meglio chi ci è di fronte.

Conoscere i tre livelli per comunicare in modo efficace

Sulla base di uno studio sull’importanza dei diversi aspetti della comunicazione nel trasmettere oralmente un messaggio, lo psicologo e docente universitario Albert Mehrabian formulò il modello del “55, 38, 7”.

Secondo Mehrabian:

  • il 55% del messaggio comunicativo è dedotto dal linguaggio non verbale (gesti, mimica facciale, postura);
  • il 38% dagli aspetti paraverbali (tono, ritmo, timbro della voce);
  • il 7% dal contenuto verbale.

Usare un determinato tono di voce, gestire correttamente gli spazi o mettere a proprio agio l’interlocutore sono quindi azioni che possono rafforzare il messaggio che stiamo trasmettendo con le parole.

Inoltre, se i tre livelli non sono allineati daremo all’interlocutore l’impressione di essere poco chiari e coerenti, e saremo poco credibili. In particolare, se i tre livelli della comunicazione non sono coerenti prevalgono i significati espressi dalla comunicazione non-verbale e para-verbale (meta-comunicazione).

Saper armonizzare i tre livelli di comunicazione è fondamentale per comunicare efficacemente in ogni occasione: al lavoro, in famiglia, con gli amici, davanti a una platea di persone.

VS ASSOLUTISMO DELL’INTERPRETAZIONE RIGIDA

Calibrazione: dal reagire all’osservare

Per una buona comunicazione è importante saper cogliere il feed-back (informazione di ritorno) che ci viene sempre veicolato dall’interlocutore sia verbalmente che non.

Il feed-back è la risposta che si ottiene dopo aver inviato un messaggio e che produce, a sua volta, un altro feed-back e così via. Il feed-back può essere considerato un fattore di controllo della comunicazione, perché consente di verificare l’effetto che i nostri messaggi producono sull’altro. Attraverso il feed-back esprimiamo assenso o dissenso, accettazione o rifiuto, comprensione o incomprensione, chiarezza o confusione

“la cosa più importante nella comunicazione è sentire ciò che non viene detto” P. Drucker.

Comunicazione efficace: consci di ciò che avviene intorno a noi. Molti parlano e non prestano attenzione a quanto accade in risposta.

Neccessità di sviluppare acutezza sensoriale, la nostra esperienza del mondo più ricca, riceviamo più feedack sul raggiugimento del nostro risultato: hai presente quelle persone che se ne escono sempre con l’osservazione di un dettaglio che non avevi notato?

osservare e decodificare ciò che viene comunicato inconsciamente dà vantaggio

via www.simonemarietta.it

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