La scienza spiega perché compriamo quello che piace agli altri, soprattutto se costa tanto

Ago 22nd, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News, Psicologia & Sociologia


Davanti a un prodotto da acquistare, siamo sicuri di giudicarne il valore senza farci condizionare da chi ci sta intorno? La risposta suggerita da uno studio scientifico da poco pubblicato è che il giudizio degli altri conta, eccome.

Di fronte a un modello di automobile o di smartphone che piace a qualcuno di simpatico o degno di stima, dire che siamo portati a volere quel prodotto è riduttivo. Infatti non solo ne percepiamo un valore maggiore e siamo disposti a compralo a un prezzo più alto, ma anzi se costa di più lo acquistiamo ancora più volentieri.

Come si poteva dimostrare una tesi così forte se non in un mondo in cui la soggettività nelle valutazioni è massima, come quello dell’arte? Così gli scienziati che si occupano di ricerca psicologica all’università di Vienna si sono inventati un modo di misurare – quantitativamente – quanto possiamo essere influenzati dai giudizi altrui, e quanto il prezzo di un oggetto influisce sul nostro valore percepito.

Dividendo quasi 200 studenti volontari in una dozzina di gruppi, gli autori dello studio hanno chiesto ai partecipanti di valutare una serie di opere d’arte. A un primo gruppo non è stata data alcuna informazione, mentre a un secondo gruppo è stato detto che altri studenti dello stesso corso e dei testimonial (nel caso specifico famosi critici d’arte) avevano già apprezzato molto quelle stesse opere. Infine, ad altri gruppi è stato detto che a giudicare brutte le opere d’arte erano state persone che loro stimavano, o viceversa persone di pessima reputazione come colleghi antipatici o critici d’arte impopolari.

Il bilancio? La valutazione dei partecipanti cambiava significativamente a seconda del giudizio degli altri e da chi aveva dato quel giudizio. La tendenza era di avvicinarsi nella valutazione alle persone autorevoli o a quelle simpatiche, mentre con le persone ritenute meno affidabili o antipatiche si tendeva ad andare nel verso opposto.

In un secondo esperimento, poi, gli stessi studenti dovevano valutare delle opere d’arte dopo aver saputo il loro prezzo di vendita. Gli oggetti meno costosi sono stati anche quelli con giudizi peggiori, mentre quelli più cari hanno raggiunto il massimo livello di apprezzamento. Nonostante i prezzi fossero in realtà stati assegnati in modo del tutto casuale.

Secondo gli autori dello studio si tratta di una dimostrazione pratica della cosiddetta teoria della distinzione sociale, formulata per la prima volta dal filosofo e sociologo francese Pierre Bourdieu. Secondo questa interpretazione, tendiamo naturalmente a giudicare le cose in modo diverso a seconda di chi le ha giudicate prima di noi.

Ci viene spontaneo avvicinarci al giudizio delle persone a cui attribuiamo un alto valore sociale, mentre cerchiamo a tutti i costi di differenziarci nei giudizi dalle persone che vorremmo mantenere alla larga.

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