LA STORIA DEL COLONIAL VIPER AVVERTENZA SOFFOCAMENTO

Vi siete mai chiesti come ci siano finite le avvertenze soffocamento sulle confezioni dei giocattoli che contengono piccole parti?

 

Se pensate che sia stata opera delle associazioni genitori, vi sbagliate di grosso.

 

Questo genere di iniziative sono davvero comuni solo dagli anni ’90, prima non ci si preoccupava poi così tanto della sicurezza dei giocattoli, le famiglie erano molto più darwiniane di adesso.

 

L’iniziativa fu presa autonomamente da Mattel, su suggerimento dei propri legali, per scongiurare il rischio di future cause legali.

 

Tutto nasce alla fine degli anni ’70, dopo il lancio del Colonial Viper, giocattolo di fantascienza collegato alla serie tv Battlestar Galactica, che all’epoca ebbe grande successo.

 

Avendo visto gli enormi incassi che George Lucas aveva realizzato con il merchandising di Star Wars nel 1977, la Mattel penso di sfruttare questa nuovissima serie appena uscita sulle TV americane, per realizzare un’intera linea di giocattoli.

 

Purtroppo il Colonia Viper non era stato ben concepito e il missile rosso, che si trovava sulla punta dell’astronave, provocò il soffocamento di un bambino di 4 anni.

 

In seguito a quell’incidente il giocattolo fu immediatamente ritirato dal mercato, ma la Mattel venne ugualmente portata in tribunale dalla famiglia del bambino.

 

Per recuperare il gravissimo danno d’immagine dovuto al “caso Colonial Viper”, Mattel decise di inserire, su tutti i giocattoli con piccole parti, l’avviso di pericolo di soffocamento.

Oggi ci siamo abituati e non ci facciamo nemmeno più caso, ma all’epoca fu una piccola rivoluzione dal punto di vista della comunicazione.

Per in nostalgici, sull’immagine della confezione si può riconoscere un giovanissimo Dirk Benedict, meglio conosciuto in Italia come Templeton “Sberla” Peck della serie tv A-team.

di Fortunato Monti

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