La voce delle donne si fa sentire sulla piattaforma rosa di Mama Chat

Nov 25th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Unusual Communication


Formare per fermare. Ma anche ascoltare, prevenire e informare. Sono queste le idee che ispirano la campagna di awareness a scopo sociale #UnaSuTre lanciata sui social per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre da Mama Chat, associazione no profit che ha creato il primo sportello europeo di ascolto femminile interamente digitale.

Non un semplice hashtag da usare, ma un vero e proprio invito a scendere in campo rivolto a tutte le donne e gli uomini per rompere il muro del silenzio che ancora troppo spesso isola chi è vittima di violenza sessuale, o subisce maltrattamenti fisici o psicologici dentro e fuori le mura di casa.

La campagna #UnaSuTre di Mama Chat arriva nel mare magnum dei social per sensibilizzare e chiamare a raccolta le donne su un tema tutt’altro che trascurabile, visto che nel mondo la violenza domestica è purtroppo ancora la prima causa di morte per le donne fra i 16 e i 44 anni: più di cancro, incidenti stradali, guerre.

Muore una donna ogni 8 minuti. Un quadro drammatico confermato dai dati Istat 2019, che dicono che il 31,5% delle donne tra i 16 e 70 anni (6 milioni 788mila) nel corso della loro vita ha subito violenza fisica o sessuale, con i casi più gravi che vedono responsabili partner, parenti o amici. E, in Italia, dei partner denunciati solo il 27,9% è stato imputato per la violenza e di questi solo l’8,3% condannato.

Per dire basta a tutto questo, il 25 novembre Mama Chat invita a scaricare il filtro con #UnaSuTre che ha ideato con i creativi del team di H-FARM Digital Marketing: un hashtag che richiama un concetto già conosciuto e utilizzato nella lotta alla violenza contro le donne e uno sfondo di volti femminili in cui a una donna su tre è stata cancellata la bocca. Lo sfondo, una volta caricato sul proprio profilo, parte prima con tutte le donne in bianco e nero, andando poi a colorarne solo una su tre.

«Una donna su tre vorrebbe dire basta, ma nella maggior parte dei casi pensa che non vi sia nessuno ad ascoltarla. ‘Rompi il silenzio, fai sentire la tua voce contro la violenza sulle donne’ è lo slogan che auspichiamo diventi virale il 25 novembre», spiegano i fondatori di Mama Chat.

La campagna del 25 novembre offre l’occasione a Mama Chat per raccontarsi e raccontare i tre anni di vita di questo “telefono rosa senza fili”, uno sportello chat psicologico volutamente anonimo e gratuito dietro alla quale c’è uno staff di 17 psicologhe volontarie formate e pronte ad ascoltare, sostenere e informare come recita lo slogan dell’associazione “Per ogni donna che chatta, c’è sempre una persona che ascolta”.

La professionalità e l‘accessibilità dei servizi offerti hanno fatto conoscere Mama Chat a più di 7000 donne in difficoltà – con età media dai 25 ai 44 anni – in 3 anni di attività e gli sono valsi premi importanti come il Google Impact Challenge on Safety 2020 e il Welfare Together 2018 come miglior startup sociale in Italia.

Lo sportello di aiuto online, appositamente ideato da Mama Chat affinché non ci sia bisogno di iscriversi o lasciare mail, è rivolto al pubblico femminile e funziona attraverso una semplice chat cui si accede da smartphone, tablet o pc sul sito https://mamachat.org: la donna in difficoltà stabilisce un contatto tramite la chat riservata e dall’altra parte risponde una psicologa del team che, dopo un ascolto approfondito, la indirizzerà verso i servizi territoriali o del Terzo Settore più idonei (consultori, ospedali, servizi sociali, sportelli anti-violenza).

Questa l’idea da cui è partita Mama Chat, fondata nel 2017 da Margherita Fioruzzi assieme a Marco Menconi. Una laurea in psicologia e un master a Dublino in disuguaglianze sociali lei, una laurea in ingegneria meccanica ed esperienza digital a Google Dublino lui.

«Incontravo per il mio lavoro donne e mamme con gravi problemi psico-sociali, alcune vittime di violenza e maltrattamenti, anche psicologici, con scarsa conoscenza dei loro diritti. Ad accomunare italiane e straniere era il fatto di essere sempre connesse con il cellulare. E osservandole, ho capito che sarebbe stato più facile per loro chiedere aiuto protette dall’anonimato di una chat», racconta Margherita Fioruzzi parlando dell’inizio del tutto.

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