Laura Corbetta presidente (OBE): il presente sta già dando forma al futuro

Mar 26th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Interviste


Intervista a una big della pubblicità per capire come gira l’economia e anche le possibilità di reagire fattivamente alla crisi Coronavirus

Un punto di vista diverso e allargato, quello di Laura Corbetta. E’ il presidente di OBE (Osservatorio Branded Entertainment), l’associazione che lega tutti i player del brand entertainment; ma è anche ceo e fondatrice di YAM112003, una struttura che lavora incrociando trasversalmente molti settori e anime della industry della comunicazione e della pubblicità; con dentro una parte creativa, ma anche la produzione e gli eventi.

La cronologia della crisi innescata dal corona virus e quella del comparto corrono affiancate nel suo racconto: “Nel corso della prima settimana abbiamo avuto lo shockdown degli Eventi, che oggi è il settore che più sta soffrendo le conseguenze di quanto sta accadendo. Magari gli appuntamenti non sono stati cancellati, molte date per adesso sono state spostate, ma è stata svuotata definitivamente o quasi la programmazione del primo semestre, che di regola è molto importante negli equilibri complessivi dell’anno. Noi abbiamo clienti – continua la manager – che hanno rimesso in pista le date a partire da settembre”.

La seconda cosa che si è fermata, alla terza settimana, è stata la parte di shooting video. “Avevamo aperti tre set e dopo un po’ ci siamo dovuti arrendere. Le restrizioni dei decreti governativi ad un certo punto hanno stoppato ogni possibilità e ovviamente è valso anche il principio di garantire sicurezza a chi lavora.

Faccio una premessa: dal 24 febbraio l’azienda è in smartworking, perché avevamo già chiara la sensazione – spiega la founder di YAM112003 – che le cose sarebbero peggiorate e che quindi fosse saggio mettersi prima possibile in un nuovo assetto”. Ultima a cedere è stata la televisione. “L’idea e la possibilità di potere girare in sicurezza alcune produzioni in studio, a porte chiuse, ricalibrando le modalità organizzative ha resistito più a lungo che altrove.

Noi ad esempio, fino a pochi giorni fa, avevamo in pieno corso la produzione di B Heroes per Banca Intesa – che è una case history importante di brand entertaiment giunta al terzo anno – ma alla fine ci siamo dovuti fermare”.

Gli ascolti e la penetrazione del mezzo salgono. “Ma tra poco ci sarà da affrontare una grande problematicità sulla disponibilità del prodotto” commenta Corbetta. “Anche l’approvvigionamento di contenuto internazionale, da adattare e doppiare, sta diventando difficile”.

Quindi è fatale che i palinsesti si scarichino, e prima o poi anche i big, perfino i network che fanno ricorso a format con una storia pluriennale dovranno fare i conti con questa difficoltà. “Il comparto è fermo.

E si tratta oltre tutto di un settore, quello della produzione nella televisione, già molto destrutturato. Essendo la produzione molto collegata ad un accendi e spegni continuo, sono poche (e in un numero ridotto di soggetti più rilevanti), le posizioni lavorative con un qualche livello di garanzia e prevalgono rapporti più flessibili.

E da questo consegue una particolare sofferenza del nostro mondo variegato di lavoratori atipici. E il paradosso è che quando magari, finalmente si ripartirà, ci possa anche essere un ingolfamento”.

Gli aiuti governativi? “Il decreto Cura Italia da ovviamente priorità al fronte caldo di questa battaglia, la sanità, e a settori più palesemente sotto schiaffo della nostra economia come il turismo, la ristorazione, l’ospitalità. Ma il comparto della comunicazione, per quanto più laterale, avrà bisogno dello stesso tipo di sostegno.

Le realtà aziendali più strutturate, chi ha dipendenti, può accedere a integrazioni e supporto, sia pure attraverso un iter non facilissimo. Ma per quanto riguarda il vasto fronte degli autonomi e degli atipici c’è solo, in teoria, il bonus previsto per marzo ed aprile; ma è un supporto che è complicato mobilitare e rimane comunque esiguo per quelle che sono categorie professionali – dagli autori alle figure più legate alla produzione più operativa – che già operano in un contesto di estrema flessibilità degli incarichi”.

Diversi scenari possibili

Ma non sono queste le problematiche che entrano nelle attività di OBE. “Non siamo un’associazione di categoria, come UNA che opera in questa fase pragmaticamente per consigliare i soci in queste questioni. Abbiamo un ruolo di studio, ricerca, e rimaniamo concentrati sul monitoraggio delle dinamiche del mercato, sull’evoluzione dei contenuti e del linguaggio”.

Il summit di OBE inizialmente programmato a maggio? “Vedremo cosa fare. Potremmo farlo virtuale…” aggiunge la presidente dell’associazione che raduna aziende, centri media, agenzie ma anche clienti attivi su questa disciplina. “Intanto stiamo raggiungendo i nostri associati con una newsletter, con il tema chiave che in questo momento è ovviamente ‘Come si fa a produrre contenuti in emergenza’”.

Cosa succederà nei prossimi mesi è difficile dirlo. “Come hanno già detto molti degli intervistati di questa rubrica, bisogna vedere quali sono gli scenari, quanto dura questa fase. Se l’emergenza si chiude entro maggio, magari giugno – continua Corbetta – allora si può pure pensare di recuperare un parte del gap di quest’anno.

Ma se il contagio di Covid -19, tra qualche falsa o parziale ripartenza, va avanti fino a dicembre senza che si trovi una maniera di prendere le misure al fenomeno, allora il quadro si fa molto complicato e le ripercussioni le vivremmo per tutto il 2021 (ad andare bene)”.

Responsabilità e solidarietà

Che cosa ci portiamo nel futuro di questa situazione è un altro aspetto essenziale, per le aziende ma anche per Obe. “Mi pare che ci siano pochi dubbi sul fatto che questa fase drammatica della storia del Paese e del mondo intero avrà degli strascichi lunghi, e che qualcosa cambierà nel profondo di ognuno di noi.

Il presente sta già dando forma al futuro e la responsabilità e la solidarietà sono i due valori forti in primo piano. E a mio parere concorreranno a ridisegnare la cornice emotiva in cui ci muoveremo dopo l’uscita dalla crisi e, forse, perfino negli anni a venire.

Anche perché l’alternativa alla ‘responsabilità’ è il controllo totalitario, la delega incondizionata della nostra libertà; e se non saremo solidali e consapevoli che i nostri destini sono collegati, allora rischiamo di confrontarci con derive individualistiche pericolose”. Quel tipo di irrazionalità “che genera le code nei negozi di armi in certi stati degli Usa”.

La prima cosa che bisogna salvaguardare sono le persone, la vita umana. “E’ stato uno dei punti chiari che questa emergenza sanitaria ha fatto emergere. Quando tanti medici e infermieri pensionati decidono di tornare in servizio rischiando la vita, quando si chiamano alle armi 300 volontari e rispondono subito in 8 mila, vuol dire che qualcosa di profondo si è smosso dentro la sensibilità e l’inconscio collettivo. E le aziende – conclude Corbetta – non potranno non tenerne conto”.

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