Le colline del prosecco sono patrimonio dell’umanità Unesco

Lug 7th, 2019 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Si brinda a Conegliano Veneto e a Valdobbiadene. Ma anche nel resto dell’Italia in una domenica di luglio diventata ‘frizzante’ grazie all’Unesco. “Le colline del prosecco da oggi sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Lo ha decretato a Baku, in Azerbaijan, il World Heritage Commettee composto da rappresentanze di 21 Stati che hanno il compito di valutare le candidature. Salgono così a 55 i siti italiani di cui il mondo ha fatto tesoro.

Nella mappa dell’origine controllata, in realtà, ci sono anche le province di Veneto e Friuli, compreso il paese di Prosecco (in provincia di Trieste). Da queste terre proviene lo spumante con oltre 140 anni di storia alle spalle che, oltre ad avere conquistato i mercati esteri, al Veneto regala questi 30 chilometri di colline coperte di vigneti a perdita d’occhio, ora risconosciuti - come già le Dolomiti e la laguna di Venezia - patrimonio dell’Umanità.

Si tratta di un angolo di natura che l’uomo ha saputo valorizzare e monetizzare. Lo sa bene Zaia che definisce “eroici” quegli agricoltori che hanno ‘disegnato’ le colline per secoli: “Il blasone Unesco consacra la particolare conformazione geomorfologica delle nostre colline e il ricamo di coltivazioni vitate, di ciglioni erbosi e terrazzamenti” che oggi rappresentano una vera ricchezza, non solo paesaggistica. Delle 464 milioni di bottiglie Doc vendute lo scorso anno, prodotte su oltre 24mila ettari di vigneti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, circa 2 su 3 sono state vendute all’estero dove la Gran Bretagna - fa notare la Coldiretti che ha organizzato un maxi brindisi nel ‘Villaggio contadino’ al Castello Sforzesco di Milano - è di gran lunga il Paese che ne consuma di più”.

Al punto che lo sparkling wine di casa nostra era stato persino accusato di rovinare lo smalto dai dentisti britannici, scatenando critiche e ire nostrane. L’aumento record del 21% delle vendite nel 2019, a conferma che il Prosecco è il vino made in Italy maggiormente esportato, ha sicuramente dato una spinta alle bollicine italiane più popolari.

L’area vitivinicola veneta non è l’unica ad avere ottenuto il riconoscimento dell’Unesco. Nel 2014 Langhe-Roero e Monferrato, in Piemonte, sono i paesaggi diventati patrimonio dell’Umanità. Ora a stappare la bottiglia è il Veneto, incassando il successo.

“Si tratta di un bel risultato per il nostro territorio e mi complimento con il ministro (delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, ndr) Gian Marco Centinaio (che a sua volta commenta “Una giornata storica per il Veneto e l’Italia intera”) e il presidente Zaia per il successo a lungo atteso”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. “Un sogno che sto inseguendo da 10 anni”, aveva ammesso lo scorso anno il governatore del Veneto, sperando che la candidatura andasse in porto.

Oggi scatta la festa - suo il tweet “Vittoria!” - dopo che ci si è rimboccati le maniche per un anno. “Il lavoro non è finito: - aveva detto allora Zaia, con i migliori auspici - ci dobbiamo preparare alle visite dei turisti, dei tecnici del mondo scientifico e di tutti coloro che saranno curiosi di visitare queste zone”.

Ora tra Conegliano e Valdobbiadene la vera sfida sarà proteggere quel “microcosmo di natura-cultura” per conservarne sia il valore economico che quello culturale. Un impegno di cui oltre a Zaia, si fa carico anche Costa: “Adesso che le luci del mondo si sono accese su questa zona, e che tutto il mondo ci guarda e ci guarderà nei prossimi anni, è fondamentale che tutti gli attori istituzionali aumentino l’impegno per la tutela dell’ecosistema e della biodiversità trasformando questa zona in un esempio di sostenibilità libero dai pesticidi. Noi faremo la nostra parte”.

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