Le famiglie italiane e la loro ‘nuova normalità digitale’ nel rapporto Auditel/Censis sul lockdown

Ott 20th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News, Ricerche e Statistiche


“C’è una buona notizia: oltre 15 milioni di famiglie italiane durante il lockdown, proprio per le condizioni in cui si sono ritrovate, hanno aumentato in maniera straordinaria la loro conoscenza dei mezzi digitali”.

Non solo. Come prosegue il presidente di Auditel Andrea Imperiali, queste famiglie hanno anche “migliorato la qualità delle connessioni a Internet, e spesso colmato un gap culturale e generazionale, iniziando a fare per la prima volta cose che le hanno integrate a tutti gli effetti con le tecnologie digitali. Noi la definiamo la più grande sperimentazione di massa del nostro Paese”.

L’occasione è la presentazione de ‘L’Italia post lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane’, terzo Rapporto Auditel/Censis, di cui tratteremo in maniera dettagliata sul prossimo numero di Prima Comunicazione. L’appuntamento in origine era in Senato, aperto ai giornalisti. Poi, la stretta del nuovo Dpcm per i rischi contagio ha convinto a far svolgere l’evento a porte chiuse.

Pieno di dati e denso di considerazioni non sempre ottimistiche, il rapporto evidenzia un dato fondamentale: durante il lockdown (con conseguenze destinate a durare nel tempo) in Italia il vero distanziamento sociale si è rivelato essere il distanziamento tecnologico. Il gap è fra chi ha accesso a Rete e device e chi è tagliato fuori.

Tre milioni e mezzo di famiglie italiane – il più delle volte composte da un singolo anziano, rimasto solo – sono senza collegamento a Internet e quindi impossibilitate a svolgere qualsiasi tipo di attività on line. A queste si aggiunge una parte importante di quegli 8 milioni di famiglie di fascia medio-bassain possesso di un solo device (uno smartphone, quasi sempre), con cui durante il lockdown tutti in casa hanno dovuto studiare, lavorare, fare acquisti, comunicare con l’esterno.

Vista dall’altra parte della società, la ricerca però evidenzia come il periodo di chiusura ha rappresentato un formidabile acceleratore di innovazione per le famiglie, spingendo anche quelle che erano rimaste più indietro a dotarsi di una connessione internet che le rendesse in grado di svolgere quante più possibili attività a distanza.

Sono 11 milioni e 800 mila le famiglie che hanno svolto almeno un’attività online. Per 24 milioni e 300 mila persone era la prima volta. Dopo il lockdown sono aumentati gli italiani che si collegano alla rete (47 milioni e 200 mila: l’80,6% della popolazione con più di quattro anni), la frequenza dei collegamenti (42 milioni e 200 mila italiani lo fa tutti i giorni) e il numero dei device utilizzati.

E come hanno usato la digitalizzazione queste famiglie? Il 31,7% ha fatto acquisti di prodotti non alimentari su Internet, il 20,8% ha svolto attività di studio a distanza, il 17,5% ha lavorato in smart working.

Anche sui device il rapporto è estremamente dettagliato. Nelle case degli italiani 112 milioni e 400.000 schermi. Gli smartphone – con 44 milioni e 700 mila apparecchi – sono al primo posto. Seguono le tv, 42 milioni e 700 mila (oltre 10 milioni le smart tv). Se alle smart tv si aggiungono i dispositivi esterni che permettono di collegarsi a Internet, si arriva a un totale di 10 milioni e 400 mila apparecchi collegati al web, con +61,0% rispetto al 2018.

Dietro agli apparecchi però ci sono le persone. Ed è di queste che parla Giuseppe De Rita, storico presidente del Censis: “Durante il lockdown gli italiani hanno mostrato la loro capacità di adattamento e in milioni si sono esercitati, molti per la prima volta, a utilizzare le nuove tecnologie, compiendo un grande balzo in avanti sulla strada della modernità.

Oggi, di fronte alle nuove restrizioni che ci aspettano, siamo profondamente cambiati e più pronti ad utilizzare il digitale per vivere la vita normale”. Va però anche detto, come sottolineava lo stesso De Rita, che “il lockdown ha aumentato lo squilibrio fra fasce alte e fasce basse, la fascia alta prende la dimensione innovativa, l’altra no.

E con ogni probabilità questa realtà continuerà ad accentuarsi. Quello che si vede è la dipendenza dalla comunicazione unilaterale: si guarda passivamente la televisione, ma non c’è vero dialogo fra insegnante e alunno, fra chi fa una conferenza e chi ascolta. Manca il dialogo, la discussione e quindi diminuisce il tasso di vivacità della cultura italiana e della cultura familiare, quasi una sorta addormentarsi per qualche tempo”.

Fra gli altri intervenuti alla presentazione del Rapporto, Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria: “Leggere i dati ci aiuta a maturare la consapevolezza dell’era che stiamo vivendo e ci pone dinanzi a sfide future che coinvolgeranno tutte le istituzioni. Emerge una dimensione nuova, quella digitale che incide profondamente sulle nostre vite”.

Mentre Alberto Barachini, presidente della Commissione di vigilanza Rai, ha puntato sul fatto che “sono nate e si sono affermate nuove abitudini destinate a rimanere. Siamo di fronte all’era digitale strategica per la crescita del nostro Paese e che dobbiamo assolutamente cogliere”, il presidente di Agcom Giacomo Lasorella avverte : “L’accelerazione tecnologica ha messo in evidenza disuguaglianze e fragilità all’interno della popolazione che è compito della politica colmare”.

Conclude Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat: “Il Rapporto offre un contributo importante e consente di cogliere i mutamenti sociali in atto. Rappresenta anche uno strumento originale per le scelte che le istituzioni in futuro dovranno intraprendere per lo sviluppo del Paese

Related posts:

  1. Rapporto Censis: di chi si fidano gli italiani
  2. Un terzo delle famiglie italiane evita di acquistare prodotti non sostenibili
  3. Più di un terzo delle famiglie italiane ha cambiato supermercato
  4. Passeggini vuoti al flash-mob del Forum famiglie a Roma: fondi «insufficienti»