Le origini ed i primi esempi - Marketing non convenzionale a capitoli: appunti e spunti di Danilo Arlenghi

Ott 4th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Breaking News, Comunicazione, Marketing


Possiamo far risalire le origini del Marketing Non Convenzionale ai mitici anni ’70, Ma l’uso del termine vero e proprio nasce nel 1984, grazie al libro-saggio di Jay Conrad Levinson, un grande esperto di marketing e comunicazione, intitolato “The Guerrilla Marketing Revolution” che in seguito divenne la Bibbia della disciplina ed è stato un campione di vendite in decine di paesi in tutto il mondo

Il suo autore, Jay Conrad Levinson, non era certo l’ultimo arrivato ma aveva alle spalle una lunga esperienza nel mondo della pubblicità. Si è trovato a lavorare a Londra come direttore creativo e membro del consiglio di amministrazione di un colosso come la Leo Burnett Advertising.

Tornato in America ha continuato a lavorare come Vice Presidente Senior per la J. Walter Thompson, una multinazionale della comunicazione che conta più di 1.000 professionisti. Ha anche insegnato il Guerrilla Marketing all’università di Berkeley, in California, per 10 anni. Collabora anche con Adobe ed Apple.

Alcuni dei successi di Jay:
• Ha fatto parte del team che ha inventato la campagna del Marlboro Man e Marlboro Country, che ha portato l’azienda dal 31° al primo posto del settore
• Ha creato campagne di marketing di grandissimo successo per molte grandi imprese americane come Starkirst, Pillsbury, Green Giant e United Skies
• Ha aiutato la Bank of America a diffondere il Bancomat, con campagne di mailing che raggiungevano un tasso di risposta dell’80%
• E’ stato assunto da Hewlett-Packard per fare la loro prima pubblicità per un prodotto per il mercato di massa.
• Ha scritto uno dei primi e-book su incarico di Bill Gates, pubblicato mensilmente sul sito di Microsoft
• Ha creato slogan e materiali di marketing per un numero enorme di imprese

Levinson è nato a Detroit e cresciuto a Chicago, per poi trasferirsi per studiare all’Università del Colorado. La sua formazione in Psicologia lo aiuterà a porre le basi per lo sviluppo della disciplina, mediante lo studio del cervello, del suo funzionamento, ma soprattutto del processo decisionale degli esseri umani. Come, in che modo, in quanto tempo l’essere umano riesce a codificare un messaggio? Le risposte sono nelle svariate applicazioni e sono tutti elementi fondamentali per la disciplina del Guerrilla.

Il termine è uscito dal sottobosco nel 1984 con l’omonimo libro di Jay Conrad Levinson, ma per capirne la nascita dobbiamo fare un passo più indietro.

Fino agli anni ’70 la comunicazione era fatta di grossi budget, grandi campagne e jingle accattivanti. Chi faceva marketing era a caccia dei profitti e poteva trovare nuovi clienti a milioni. La comunicazione si concentrava nel dire al consumatore qualcosa che prima non sapeva: i pubblicitari davano per scontato che bisognasse educare il mercato.

Ma questa tecnica è diventata sempre meno efficiente con il tempo. Gli acquirenti riconoscevano la pubblicità e imparavano ad ignorare ciò che prima ascoltavano attenti: negli anni ’70 il mondo della comunicazione era pronto per la rivoluzione, che arrivò appunto nel 1984 quando le idee di Levinson per avere grossi risultati con bassi investimenti di comunicazione approdarono nelle librerie.

Il libro Guerrilla Marketing raccontava i segreti di un marketing meno invasivo, più sottile, che alcuni professionisti illuminati conoscevano già da anni. Quello che nemmeno Levinson si aspettava è quanto le piccole imprese avrebbero portato al successo le idee contenute nel suo libro .

Comunque i suoi esordi sono precedenti: come in molte altre categorie del marketing, “guerrilla” è un’etichetta applicata a posteriori ad una tecnica che è sempre stata usata, più o meno consapevolmente, nell’advertising.

Scioccare e stupire per far parlare di sé o del proprio prodotto era una tecnica ampiamente diffusa anche prima che coniassero un neologismo per definirlo.

Levinson introducendo il concetto del guerriglia, piccola guerra, si ispirò ad una tattica di lotta armata condotta da piccole formazioni irregolari contro un esercito regolare che si sviluppa con attacchi brevi e improvvisi.

Nel tempo il guerrilla marketing ha perso la sua accezione strategica militare ma è rimasta
la voglia di “combattere” nel mercato in modo inusuale e irregolare, rompere le convenzioni
con mezzi inaspettati.

Si è diffuso negli anni con maggior forza e determinazione nel campo sociale ed è stato un ottimo strumento per mettere in luce problematiche sociali, catturando l’interesse del pubblico attraverso azioni insolite e inaspettate.

Sono cresciute negli ultimi anni campagne di marketing sociale in matrice non-convenzionale con il fine di raggiungere un obiettivo di utilità sociale, attraverso pratiche legali o semi legali. I temi trattati sono numerosi: dall’ambiente alla salute, dalla cultura alla lotta contro la guerra.

Il budget, quasi sempre limitato per le campagne sociali, ha portato a scegliere dei mezzi
economici ed efficienti ed il guerrilla si è dimostrato essere un valido strumento anche sotto
questo punto di vista.

Fu proprio Jay Conrad Levinson ideatore dell’unconventional marketing ad attuare una prima azione di marketing non convenzionale attraverso la graffiti art – street art utilizzando dei graffitari nelle strade di New York per promuovere in modo ‘live’ un prodotto di un suo cliente.

Cosi’ l’Arte Non Convenzionale, l’arte di strada con i writers ed i loro murales o graffiti su tela divenne prodromo e motore della comunicazione non tradizionale

Graffiti e Marketing: un collaudato e interessante connubio; come i “graffiti” possano integrarsi nel marketing?

I writers ragionano esattamente come si ragiona nel marketing, vogliono imporre il loro nome, il loro logo sulla società. Lo fanno per le ragioni più diverse e sanno scegliere il posto giusto, l’azione più temeraria, i colori, valutare l’impatto delle loro produzioni.

Se sostituite i nomi degli artisti con un logo commerciale lo stesso verrà energicamente imposto nella società. Oltre alla Guerrilla tradizionale esiste anche un’approfondita conoscenza di molti canali preferenziali, soprattutto online, per arrivare ai giovani tramite i più autorevoli “opinion leaders” delle subculture che danno gli indirizzi alle mode e alle tendenze stilistiche.

Non molto diversa dall’utilizzo degli adesivi, la graffiti art ha la caratteristica di esprimere un maggiore radicamento al territorio, oltre al fatto di affascinare ed attirare l’attenzione sia degli utenti che dei media, grazie agli elementi di estrema fantasia e di illegalità che la caratterizza.

Quando le classiche strategie pubblicitarie non funzionano, ecco entrare in scena la guerriglia. Original thinking e creatività al primo posto, per fare in modo che l’immaginazione vinca sui grandi budget spesi in promozione e comunicazione

Stencil graffiti: Coca-Cola spray rosso on the street

La tecnica di guerrilla dei graffiti, in particolare, utilizza le strade cittadine, i vicoli ed i punti di maggiore affluenza come delle gigantesche tele su cui i creativi possono dare sfogo alla loro immaginazione in un’ottica commerciale… e non importa quanto sia conosciuta la marca, se c’è una cosa sicuraè che la graffiti art sa davvero lasciare il segno!

I graffiti possono essere realizzati completamente a mano libera o attraverso l’utilizzo di stencil(mascherine). Di questi ultimi esistono due tipologie:

Stencil Graffiti: vengono utilizzate delle mascherine (stencil) per creare delle opere ripetute di street art, con il vantaggio di avere una replica precisa della stessa immagine, veloce e facilmente riconoscibile, di solito di piccole dimensioni per poter essere ripetuta su differenti superfici;

Graffiti Reverse: azzeccatissima campagna Hard Rock cafè

Graffiti Reverse : sulla stessa scia della precedente, ma ancora più originale, perché permette di rimuovere lo sporco e la sporcizia da una strada o da una parete, con l’effetto di creare un messaggio con una marcatura del tutto naturale. Come? Mettendo lo stencil, ad esempio, su un marciapiede e lavando gli spazi scoperti!

Oltre all’utilizzo degli stencil, come abbiamo già detto, sono molteplici le forme di guerrilla marketing attuabili attraverso i graffiti, tanto che arrivano a comprendere persino dei veri e propri murales o disegni artistici realizzati sulle strade.

“Quando la comunicazione diverte, il marketing fa spettacolo, la pubblicità piace e l’arte stupisce ”

La unconventional communication sposta i confini: Comunicazione è Arte, Arte è Comunicazione e la comunicazione non convenzionale è la comunicazione fatta ad arte!
Doppio senso che include anche quello di comunicazione fatta con l’arte

Nella comunicazione non convenzionale sfumano i confini tra pubblicità e arte e spesso un mondo attinge all’altro per rinnovare ed evolvere le proprie capacità espressive e attitudini inventive di comunicare, rappresentare, meravigliare.

Se, per caso, nel 1978, vi fosse capitato di essere arrestati per reati minori a New York, accanto a voi in cella avreste potuto incontrare un ragazzo dalla faccia da cartone animato con le mani sporche di colore: un Keith Haring alle soglie della fama, e della Factory, “colpevole” di aver realizzato rapidi quanto puntuali graffiti nelle stazioni della metropolitana della grande mela.
Ecco il più iconico realizzato ad Harlem nel 1986:

Tra le sbarre d’oltreoceano invece qualche annetto dopo avreste potuto incontrare Mister Banksy. A Bristol o magari a Londra. Sareste potuti essere tra i rari che l’hanno visto in faccia. L’eclettico street artist inglese infatti non ci mette la faccia bensì lo stencil, tappezzando città, t-shirt e immaginario collettivo con una brillante e satirica guerrilla art, il tutto in costante, ed estremamente comunicativo, anonimato.

Il ragazzo si diverte a entrare nei musei più importanti del mondo e appendere delle sue opere tra le altre già presenti e la cosa sorprendente è che passano giorni prima che qualcuno si accorga della sostituzione e noti che in un dipinto in perfetto stile settecentesco è comparsa una bomboletta spray tra le mani di un nobile, dettagli anacronistici per suggerire novità e un pelo di polemica.

Dunque, perchè vi sto raccontando di questi incontri galeotti? Molto semplice, per introdurre un tema complesso ma che ci sta parecchio a cuore a quanto pare: la street art, un argomento controverso che, sorprendentemente, sta trovando una legittimazione sul piano della comunicazione di brand, uno sviluppo intrigante direi!

I graffiti imbrattano le città o leniscono il loro grigiore? Il dibattito è aperto ormai da anni, la lotta ai “muri sporchi” è ormai cavallo di battaglia delle campagne elettorali cittadine ma al tempo stesso si stanno facendo strada molte iniziative dedicate a cercare di diffondere la poetica dei writers, le loro reali intenzioni, nel tentativo di avvicinarli alle richieste e alle necessità dei cittadini e, parallelamente, di elevare i prodotti di questi ormai assodati movimenti culturali a livello di opera d’arte.

In questo panorama il marketing non convenzionale accoglie le tendenze anticipandole sempre di un attimo e forse aiutandole a raggiungere una più vasta approvazione pubblica.
Allora, se da un lato prende piede sempre di più l’idea dei graffiti come espressione artistica dei nostri tempi, come unico mezzo per comunicare al mondo il disagio di vivere confinati in “prigioni di cemento e asfalto”, dall’altro lato, nella sinergia sempre più frequente fra street art e guerrilla marketing risiede il mutamento di percezione da parte dell’opinione pubblica.

La realizzazione di azioni di guerrilla marketing facendo ricorso ad artisti di strada prende ispirazione anche dalle operazioni dei Culture Jammers: gruppi di persone che modificano e reinterpretano le pubblicità delle marche per dargli una connotazione e un significato diverso, una sorta di protesta contro l’appropriazione di spazi pubblici o più semplicemente per sensibilizzare una ribellione verso il mondo dei brand (facendo ovviamente ulteriore branding).

In questo campo un vero professionista è l’artista e architetto Kurt Wenner, con le sue “profonde” interpretazioni tridimensionali in floor graphics sui marciapiedi di tutto il mondo.

Il connubio street art e comunicazione esalta lo “spettacolo della città” e così facendo coinvolge attivamente il pubblico passante, relazionando il tutto con le nuove attitudini che stanno emergendo nel web, attraverso gli user generated content, i feedback degli utenti, verso cui qualificare politiche di partecipazione attiva, capaci di dar vita a forme sempre nuove e attrattive di arte diffusa, inclusiva, creativa e internazionale, destinata a tutta la popolazione, senza distinzione di etnia, cultura, genere, età, stato sociale.

Ecco perchè marketing e street art funzionano bene nonostante siano iniziative fortemente localizzate: il web blogging, i social network e il recente fenomeno del geoblogging creano la notizia e la fanno girare opportunamente sino a farla giungere ai media tradizionali e più generalisti.

Emozionare attraverso l’arte è meraviglioso. Emozionare per lasciare un ricordo di se è diventato necessario anche nella comunicazione per le aziende, che si avvalgono di creativi e performers per coinvolgere il pubblico.

Il marketing anti tradizionale porta nelle strade e nei luoghi più frequentati delle città varie forme d‘arte:

o .installazioni artistico -pubblicitarie, realizzate da aziende che vestono le nostra città con bellissime creazioni o da meravigliose iniziative che coinvolgono i cittadini in qualcosa di unico.

o mostre d’arte organizzate da enti, musei, artisti e galleristi in una sorta di “notte bianca allungata” dove il focus dovrà essere maggiormente concentrato sull’unconventional art.

o performance artistiche che potranno portare alla scoperta di nuovi talenti

Le dieci principali forme di arte, da cui emanano o a cui si ricollegano tutte le altre - dette arti minori – sono suddivise in:

- ARTI VISIVE delle quali tre dette Belle Arti :Pittura (inclusi il disegno, l’incisione e la grafica digitale) - Scultura ((inclusi l’oreficeria, l’arte tessile, l’arazzo e l’origam )– Architettura- Scrittura- Fotografia (inclusa multivisione) – Fumetto
Arti Figurative tre in neretto + disegno – grafica e Arti Plastiche: Ceramica con Porcellane, Terrecotte, Argilla , Gres, Bisquit – Arte Tessile – Arte cartacea – Oreficeria e lavorazione metalli – Gioielleria e lavorazione pietre – Arte del mosaico – Lavorazione del vetro – Lavorazione del legno ed Ebanisteria

- ARTI PERFORMATIVE: Musica - Danza ( mod e class) – Teatro –Cinema ( inclusa Video arte)
Street Art ovvero Arte di strada o arte urbana: bombolette spray/Writer- adesivi artistici/Stiker Art-Arte normografica-graffiti murales /Unusual & unconventional Arts ogni genere :
FINE ART: scultura - pittura - disegno(pastello/gessetto/penna sfera/penna stilo/ matita/carboncino/pennarello in inglese marker))– incisione ( printmaking)
Fotografia non convenzionale ed incredibili da mettere in mostra o su pannelli giganti - scenografie teatrali o cinematografiche etc - Arte anamorfica – Table set o Mise en place- Flower Art opp Flower arrangements - Ikebana - Baloon Art - paper Art + kirigami e origami - ribbon art ( arte dei nastri vedi Pinterest ) - Body art - Graphic art - madonnari con carboncino o mosaico - Video art – Visual art: installazioni e performance – Assemblage Art sculture simili a collage assemblate con materiali 3D – Animation Art cartoni animati

“Un non-conventional marketer”, spiega Pallera, “è un po’ come un cool hunter della comunicazione, un cercatore di tendenze: è sempre connesso con i blog di tutto il mondo, con la sua ‘tavola da surf’ si muove sulle onde della società postmoderna; non segue le strade già percorse, ma crea nuove opportunità per le aziende. Per questo ci vogliono capacità critica, flessibilità, curiosità e aggiornamento costante su tutte le nuove tendenze”.

Il primo caso di Guerrilla Marketing
Il primo esempio di Guerrilla Marketing contemporaneo fu la promozione di “The Blair Witch Project”, un found footage horror ispirato a una leggenda metropolitana che circolava a proposito di alcune misteriose sparizioni a Blair, nel Maryland.

Era il 1999 e i registi del film costruirono in USA una campagna davvero originale per il tempo con tanto di sito web che riportava rapporti di polizia, interviste di testimoni e manifesti con le foto degli attori che offrivano ricompense a chi li ritrovasse.

L’horror raccontava, infatti, la storia di tre studenti improvvisamente scomparsi nel nulla mentre stavano facendo una ricerca sulla strega di Blair, ritenuta responsabile di alcune morti misteriose. L’operazione generò preoccupazione tra gli spettatori statunitensi, tanto che qualcuno anche dopo aver visto il film al cinema restò convinto che si trattasse di un documentario reale montato con riprese originali degli studenti misteriosamente ritrovate.

Nonostante le polemiche da cui furono investiti gli ideatori quando si scoprì che era tutto frutto dell’immaginazione, la campagna fu un vero successo a livello di marketing: al botteghino il film, diretto da esordienti, raccolse in poche settimane quasi 250 milioni di dollari.

Il marketing non convenzionale in Italia

Negli anni ’70 la comunicazione era fatta di grossi budget, grandi campagne e jingle accattivanti. La comunicazione si concentrava nel dire al consumatore qualcosa che prima non sapeva e che quindi dovesse essere educato al mercato.

Ma questa tecnica è diventata sempre meno efficiente con il tempo, infatti, le persone riconoscevano la pubblicità e imparavano ad ig In Italia dobbiamo aspettare i primi anni del duemila per parlare di Guerrilla Marketing o Marketing Non Convenzionale.

Nell’aria si iniza a sentire l’esigenza di svecchiare il modo di fare comunicazione e la Guerrilla Marketing era funzionale a condividere qualcosa di interessante, raggiungere un determinato pubblico in modi non convenzionali, ottenendo il maggiore impatto possibile con la minima spesa.

Una delle prime campagne che uscì in Italia fu quella della bufala mediatica degli Ufo a Riccione organizzata nell’estate del 2001 da una Azienda di promozioni turistiche dell’Emilia Romagna. Per incoraggiare i turisti a trascorrere le vacanze sulla riviera romagnola, si inventò la campagna “2001: Vacanze a Ufo”, lo slogan era seguito dall’immagine di una flotta di dischi volanti che avvista la terra e, in particolare, la sagoma dell’Emilia-Romagna.

La campagna è stata sviluppata su quotidiani, cartelloni e radio con diverse declinazioni tematiche. L’obiettivo era di quello di ottenere la massima visibilità sulla stampa locale e nazionale e rafforzare al contempo l’immagine di un comune giovane, attivo e propenso alla sperimentazione. Questa campagna riuscì ad avere una grande copertura sulla stampa e media nazionali.

Ed in Italia si parla di Marketing Non Convenzionale ancora nei primi anni Duemila, sulle ceneri di un movimento artistico e di denuncia contro i media, che agiva sotto lo pseudonimo collettivo Luther Blissett. Dal 1995, data di nascita a Bologna di questo progetto, si diffondono ragionevolmente, anche attraverso un uso massiccio della rete, costituendo il primo esempio in Italia di divulgazione così spinta delle proprie idee e opere in internet.

Ma le finalità del Luther Blissett Project erano soprattutto di scandalizzare e provocare l’opinione pubblica “destabilizzando il senso comune” e facendosi beffe dei mass media e di alcune grandi aziende. Ne fu un esempio la beffa alla casa editrice Mondadori nel 1996, interessata a sfruttare commercialmente il fenomeno mediatico, che ricevette alcuni testi alla rinfusa tratti da internet e conditi di banalità sociologiche, credendoci.

Le attività del Luther Blissett Project si rifacevano dunque più agli scherzi finalizzati a prendere in giro il sistema e le istituzioni troppo rigide e la facilità con cui si può far credere qualcosa alla gente. Anni prima l’Italia si era scandalizzata per il caso delle false “teste di Modigliani”, che mise in ridicolo l’intera critica accademica.

Da questo filone scaturirono diverse tendenze. Da una parte prese vita una corrente artistica volta a metterci in guardia dai rischi di una società eccessivamente “mediatizzata”. Eredi delle ideologie di LB sono quei gruppi di giovani che intraprendono, senza fine di lucro se non la notorietà, azioni di pranking (o “jokes”, “hoax”…) realizzati per ingannare l’audience, sovvertire l’ordine precostituito.
Un paio di esempi “storici” per capire lo spirito del Guerrilla.

Sono gli anni ’80 e sei in discoteca a divertirti, quando una bella ragazza si siede a fianco a te al bar e ti sussurra “Mi offri da bere?” e tu ovviamente accetti. Stranamente lei insiste su una particolare marca di vodka e poi ti racconta perché ama proprio quella marca.

Prima che tu te ne accorga lei è sparita tra la folla e tu rimani seduto da solo, un pò confuso ma con in testa la vodka della bella signorina. Bello, sei stato “guerrillato”.
Quella delle ragazze “comprami da bere” è stata una delle prime, e più efficaci, campagne di guerrilla. Così efficace da essere utilizzata anche ai giorni nostri.

Altro esempio: ad un certo momento Adidas era un marchio al top, amatissima dai campioni olimpici. Ma dopo una serie di errori stava andando a picco. Nel 1980 un imprenditore francese, Bernard Tapie, compra l’azienda e comincia a regalare paia di scarpe ai cantanti rap di New York. Gli diedero del matto: che c’entrano i rapper con le scarpe?

Finché nel 1986 i Run DMC fanno uscire un singolo, “My Adidas”, e dalla sera alla mattina tutti i ragazzi dai pantaloni troppo larghi di tutta America avevano le stesse scarpe.

L’idea di Tapie, regalare il proprio prodotto per farlo conoscere, potrebbe non avere lo stesso successo che ha avuto per Adidas, perché è diventata una strategia comune. Ma rimane comunque efficace.

Lo stesso vale per l’idea di una comunicazione diretta, forte, impattante con una persona in carne ed ossa che ha venduto il suo corpo o solo la sua testa (headvertising) come spazio pubblicitario per i brand.

Sembra che Confucio 2500 anni fa abbia detto “Dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò”, assunto ben valido anche oggi.
Il coinvolgimento sembra in effetti essere la chiave della nuova comunicazione anti-tradizionale. Ma a leggere questa frase con un po’ di malizia vien subito da pensare che è vero, il coinvolgimento è realmente la strategia più efficace, ma quanto è attuabile?

In effetti il sovraffollamento pubblicitario, media tradizionali il più delle volte ignorati e costi che diventano sempre più elevati sembrano dire che no, o la comunicazione ha mezzi importanti e fondi sostanziosi oppure è destinata a non essere efficace. Ma è davvero così?

L’economicità è una caratteristica del Guerriglia, una caratteristica che in molte situazioni a budget ridotto, se non addirittura nullo, è l’unica via per poter comunicare. Mi vengono in mente ad esempio le organizzazioni no-profit, che devono necessariamente comunicare nel modo più chiaro ed efficace possibile con fondi esigui come ad esempio:

- Greenpeace contro inquinamento atmosferico

- Lega antivivisezione contro gli allevamenti di animali da pelliccia

- Bustine di ketchup contro le mine antiuomo

- Campagna contro l’alcolismo

Torniamo a caccia di coinvolgimento ed attenzione! I maestri zen sono soliti sottoporre agli allievi un koahn, un enigma, per stimolare il loro percorso verso la conoscenza.

Un famoso koahn recita: “Se il battito di due mani produce un suono, qual è il suono di una mano sola? “. Spesso gli allievi non riescono a rispondere.

Alle volte succede che qualche discepolo, troppo ansioso di scoprire la risposta, chieda con eccessiva insistenza la soluzione al maestro. E così, di fronte a questa ostinazione, il maestro assesta un sonoro schiaffo al discepolo, che scopre così quale può essere il suono di una mano sola.

Ecco il segreto del Marketing non convenzionale! Improvviso, imprevisto, sorprendente, sconvolgente, scioccante.

Il nuovo imperativo categorico è l’interazione per generare coinvolgimento: brand e consumatore a contatto diretto , non solo per conoscersi meglio a vicenda, ma soprattutto per attivare relazioni biunivoche e proattive, creare affinità e consenso e generare passaparola.

Il marketing alternativo è frutto dell’unione del pensiero strategico e di quello creativo. E’ alternativo rispetto agli approcci e ai mezzi classici e rispetto alla tradizionale costruzione di un piano di marketing.

In quest’area numerosi esempi dell’utilizzo del marketing e della comunicazione non convenzionale, che irrompono nella società con ironia e grande effetto, atrraverso alcune società ed associazioni ‘leader’ nel settore e i precursori assoluti:

- ClubMC dal 1998 promuove il mktg non conv e le sue applicazioni pratiche in Italia attraverso Party Round Green la società di Danilo Arlenghi che prima sul territorio nazionale ha offerto di servizi e tecniche non convenzionali oltre a quelli tradizionali per eventi eco-sostenibili
-Chuco, che nasce nel 2002 come JWT cool hunting community: un insieme di professionisti del network JWT che osservano e analizzano le tendenze di marketing, nello specifico relative al significato in continua evoluzione di “coolness”;
-NinjaMarketing.it, il primo blog/osservatorio sul marketing non-convenzionale. Situato in un “Covo” nascosto alle porte della Costiera Amalfitana, è attualmente punto di riferimento per molti creativi, professionisti del marketing e studenti di scienze della comunicazione uniti dalla voglia di rinnovare il modo di comunicare delle aziende.

Oggi il mktg non convenzionale è una solida realtà in continua evoluzione

Danilo Arlenghi
Presidente nazionale Club del Marketing e della Comunicazione
Editore Marketing Journal
Titolare party Round Event & Promotion service

mob. 393 9402049
daniloarlenghi@partyround.it
www.clubmc.it

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