Legumi, consumi in crescita del 15% e successo per le versioni snack e healthy. Fanno bene alla salute, all’economia ed all’ambiente

Feb 16th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Consumi e Consumatori, Indagini e Sondaggi


Le vendite salgono del 15% con il picco delle lenticchie (+51%), ma l’area che vede maggiori sviluppi è quella destinata al break salutistico

Cos’hanno in comune la frutta secca e i legumi? Origine vegetale a parte, l’essere diventati in pochi anni dei veri e propri “superfood”, capaci di sommare l’aspetto del piacere con i valori salutistici. Infatti, com’è successo negli ultimi anni a noci e mandorle, quando i legumi hanno valorizzato il loro lato healthy sono stati visti con occhi nuovi dagli italiani. Che ne hanno comprati e consumati di più.

Nell’anno finito a giugno le vendite sono aumentate del 15% sia a valore che a volume, superando le 26mila tonnellate e i 90 milioni di euro di sell-out (fonte Nielsen).

Anche nella seconda parte del 2020 gli ingredienti per la crescita dei legumi ci sono tutti: i lockdown effettivi o annunciati che inducono a fare scorte alimentari, i timori nel frequentare i luoghi affollati (come i supermercati) e la necessità di contenere i costi domestici.

«Un’indagine che abbiamo affidato a Doxa ha evidenziato che il lockdown ha avvicinato nuovi consumatori (anche giovani) ai legumi e ne ha fatto scoprire la versatilità», conferma Matteo Merlin, direttore marketing di Pedon, azienda che, tra brand e private label, copre oltre il 40% del mercato e supera i 95 milioni di euro di fatturato.

Lenticchie e fagioli sul podio

Oltre alla domanda di alimenti a lunga durata, economici, sani e poliedrici, dietro l’exploit dei legumi ci sono anche la preferenza per gli alimenti proteici vegetali, la ricerca di prodotti “gluten free” e la passione per le specialità locali che si traduce anche in abitudini di consumo molto diverse da zona a zona. Basti pensare i toscani acquistano quasi il 90% dei cannellini venduti in Italia, mentre gli abitanti di Pianura Padana e Sud sono i maggiori acquirenti di borlotti.

Nell’ultimo anno le vendite i fagioli, che rappresentano circa il 20% del mercato dei legumi, sono aumentate del 28% circa e quelle di ceci sono cresciute del 12%, benché le quantità totali siano circa la metà rispetto ai fagioli.

Ma il vero boom è stato quello delle lenticchie: in un anno se ne sono vendute il 51% in più (oltre 46mila kg), rafforzandone la leadership di mercato visto che rappresentano la metà di tutti i legumi venduti nella Gdo italiana.

Dalle bevande, alle farine, fino ai budini

Alla crescita del mercato ha contribuito un’offerta che si è molto evoluta e ampliata perché tutti i principali competitor hanno varato diverse novità. A fianco dei legumi secchi e a quelli lessati/cotti al vapore, di quelli pronti da cuocere o quelli ready-to-eat, sono arrivate le bevande di legumi, le farine e le paste di legumi, e poi i budini e i biscotti per la colazione che ne fanno l’ingrediente salutistico distintivo.

L’area più promettente sembra quello dello snacking, trainato dal successo in Gdo di un legume tradizionale come i lupini, che nell’ultimo anno ha registrato un aumento del 10% delle vendite proprio grazie alle nuove referenze snack.

«I lupini sono un healthy food che piace sempre di più e su cui noi abbiamo puntato da tempo, investendo anche in tecnologia, con il brevetto del primo macchinario italiano per sgusciarli e proporli, così, in modo nuovo e con un alto contenuto di servizio – spiega Sabrina Mancini, marketing manager di Madama Oliva, il maggiore produttore europeo di lupini con 600 tonnellate annue, tutte made in Italy, che realizzano 3 milioni dei 36 milioni di euro fatturati dall’azienda abruzzese–.

Cerchiamo di anticipare le esigenze del mercato e di puntare sull’innovazione, come la nuova linea di lupini conditi e la versione ‘hummus’».

Il consumo di legumi come spuntino, negli aperitivi o nei break salutistici è un’area dal grande potenziale, tutta da sviluppare e su cui stanno investendo molte aziende. Puntando su prodotti unici, come i legumi tostati al forno e non fritti, lanciati pochi mesi fa da Pedon.

«Si tratta di un nuovo concetto di prodotto e processo, frutto di una tecnologia brevettata – spiega Merlin –. La gamma è ampia (24 referenze) ed è stata declinata in tre segmenti per coprire altrettante esigenze e momenti della giornata, dallo snack healthy all’aperitivo domestico».

Con questa offerta Pedon completa lo sviluppo del suo già ampio portafoglio prodotti, arrivando a coprire tutte le occasioni di consumo dei legumi e proponendosi come il brand più innovativo e capace di proporre i legumi in chiave moderna, in un’ottica di qualità, salute e servizio.

Spazio per il made in Italy

Oltre all’innovazione per allargare i momenti di consumo, l’altro trend di mercato è lo sviluppo di filiere e materie prime italiane per ovviare alla carenza di prodotto nazionale. Infatti siamo forti importatori di legumi (negli ultimi 50 anni la produzione nazionale è crollata), usati soprattutto per le private label, che rappresentano tra il 40 e il 50% del mercato. Quindi lo sviluppo di un’offerta dichiaratamente “made in Italy” rappresenta un importante elemento di differenziazione per le aziende di marca.

Anche fagioli, lenticchie, ceci, piselli, fave, soia – e i loro fratelli meno noti come lupini e cicerchie - hanno un giorno a loro dedicato: la Giornata mondiale dei legumi si festeggia il 10 febbraio.

Per sfamare una popolazione mondiale in crescita, la Fao ritiene che i legumi siano la giusta chiave per fornire una sana alimentazione al maggior numero di persone e con un minore impatto ambientale rispetto agli allevamenti animali.

Questo perché i legumi sono ricchi di proteine e possono costituire una valida e salutare alternativa alla carne. Senza contare che rappresentano anche essere un motore di sviluppo per popolazioni che non possono contare su altre risorse.

Sono economicamente accessibili e la loro coltivazione a bassa impronta idrica può essere portata avanti da piccoli agricoltori che, occupandosi anche della loro lavorazione, possono creare prodotti a valore aggiunto.

Ad oggi, nei Paesi industrializzati, i legumi rappresentano il 20-25% della dieta, in quelli in via di sviluppo il 75% (fonte Mipaaf).

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