Ma come si fa a competere con Netflix, Disney+ e Amazon? La battaglia dello streaming

Lug 15th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Televisione


Il Signore degli anelli contro Topolino & Co. Harry Potter contro Arsenio Lupin. La guerra mondiale del telecomando sta riscrivendo con un cast d’eccezione e a suon di miliardi il mercato mondiale delle televisioni. Lo tsunami dello streaming – con Netflix, Disney+ e Amazon Prime in prima fila – ha fatto saltare tutte le vecchie regole del gioco. I cari vecchi palinsesti non esistono più, sono ormai quasi un ricordo del passato.

La tv si consuma alla carta, come il menu di un ristorante: si sceglie cosa vedere dalla lista dei servizi disponibili: sport, serie, film, documentari. Ci si connette quando si vuole, dove si vuole e sullo strumento (tv tradizionale, pc o telefonino) che si desidera. Scegliendo l’abbonamento di chi ti offre la scelta migliore. I numeri di questa rivoluzione – accelerata dalla pandemia – sono impressionanti: 7 milioni di americani hanno disdetto nel 2020 la sottoscrizione alle reti via cavo e satellite, una cifra record.

Le reti tradizionali, generaliste comprese – monopolizzano ancora negli Usa – per la Nielsen – il 64% degli ascolti. Ma stanno perdendo pezzi alla velocità della luce, spiazzate dalle new-entry dello streaming: negli Stati Uniti ci sono più sottoscrizioni dei servizi di video on demand (340 milioni) che abitanti.

La loro quota di mercato oltreoceano è salita dal 20% del 2019 al 26% del 2020 e quest’anno dovrebbe balzare al 33%. Ogni cittadino a stelle e strisce – dice Deloitte – è abbonato in media a quattro operatori. In Europa i clienti di Netflix & Co. supereranno quest’anno per la prima volta quelli dei network tradizionali. E anche in Italia – con 13 milioni di sottoscrizioni attivate – l’onda cresce inarrestabile.

La partita dello streaming è appena alle battute iniziali. Vincitori e vinti sono ancora da trovare. Ma una certezza – ammette il maxi studio appena pubblicato dall’Osservatorio europeo degli audiovisivi – c’è già: spazio per i pesci piccoli ce n’è poco. Il chip di ingresso sul ring del video on demand è altissimo.

Per conquistare clienti servono contenuti appetibili. E i contenuti – che siano partite di calcio o film di grido – sono sempre più cari.

I numeri

Netflix, in pole position con i suoi 207 milioni di abbonati (26 aggiunti nei primi sei mesi di pandemia) investirà quest’anno 17 miliardi per produrre serie esclusive da offrire al pubblico. Cifre che Rai, Mediaset, Tf1 e Channel4, per dire, non si possono nemmeno sognare.

Amazon, che di miliardi ne investe 11, per tagliare i tempi e arricchire il suo catalogo ha comprato per 8,4 miliardi di dollari Mgm con la sua videoteca di 4mila film, tra cui la serie di James Bond e ha scommesso un miliardo solo per metter in piedi il prequel del Signore degli anelli. AT&T, per evitare di rimanere troppo indietro in questa partita tra giganti, ha mandato a nozze Time-Warner – con i servizi di Hbo – con Discovery.

Di soldi, insomma, ne servono molti. E i protagonisti della guerra dello streaming – con le loro forze e le loro debolezze – sono già chiari. Nel gruppo di testa, quello messo meglio, ci sono i tre “nomi” noti del settore. Netflix, Disney + e, appunto Hbo-Discovery. Hanno tutti un menù molto ricco e una redditività che consente al business di autofinanziarsi.

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