Marketing da “incubo”

Nov 2nd, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Marketing


Il programma si chiama Kitchen Nightmares (versione statunitense di Cucine da Incubo). Lo chef, stellatissimo, si presenta in loco, si informa dal proprietario del ristorante, dai cuochi e dai camerieri. Poi, sulla base della sua esperienza e intuizione, lo chef elargisce i piani di ristrutturazione, restyling, ambientazioni, piatti e menù, per il rilancio dell’attività del ristorante.

In quattro e quattr’otto, lo chef ha trovato la soluzione a tutti i problemi che da tempo affliggono il ristorante e realizza, è il caso di dirlo, la sua ricetta. Fine della puntata.

Questa è fiction, cioè una narrativa costruita sulla base di un copione secondo un format prestabilito, dove inevitabilmente tutti i nodi vengono sbrogliati nel tempi concessi dalla trasmissione.

La realtà commerciale, ovviamente, è un poco più complicata e richiederebbe un assoluto orientamento al mercato piuttosto che al prodotto per non dare luogo ad un marketing da incubo

Il dopo-intervento dello chef Ramsey ha visto alcuni ristoranti sottoposti al check proseguire l’attività, altri hanno chiuso e poi riaperto, altri ancora hanno chiuso e basta (RIP), mentre alcuni sono intervenuti modificando nuovamente l’immagine del ristorante, incrociando le dita, sperando in un rilancio.

Questi i risultati ottenuti negli USA così come riportato dal sito GrubStreet goo.gl/Te1Ba2 : 47 ristoranti che hanno goduto del tocco dello chef mago del marketing su 77 hanno chiuso (61%) e, si noti, la maggior parte proprio nello stesso anno in cui hanno partecipato alla trasmissione.

Lo chef che si improvvisa guru del marketing della ristorazione evidentemente non deve preoccuparsi di conoscere l’ effettiva domanda di mercato e quanto il nuovo posizionamento e la nuova offerta del ristorante possa soddisfarla (probabilmente per i telespettatori questa parte risulterebbe troppo noiosa).

Il semplice buon senso dovrebbe suggerire al ristoratore di verificare cosa richieda il mercato per poi eventualmente adeguare la propria offerta al segmento di utenza per lui più interessante e solo successivamente rivolgersi allo stellatissimo chef.

Questo bagno di umiltà non è previsto dal format televisivo nel quale impera il decisionismo e la critica aspra e unidirezionale.

È infrequente che gli esperti di marketing si improvvisino ristoratori, ed infatti non è quello il loro mestiere ma alcuni chef, miracoli della fiction TV, vengono investiti di competenze che non gli competono.

scritto da Vincenzo Freni www.freniricerchedimarketing.com
email: frenimkt@frenimkt.com

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