Media Relations: La catena della notizia (3a puntata) - A cura di Pietro Cobor

Dic 10th, 2021 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Comunicazione, Relazioni Pubbliche


Quando è iniziata la “Rivoluzione Digitale” nel giornalismo?

Google è stata fondata nel 1998 e Facebook nel 2004. Il World Wide Web è nato ufficialmente nel 1991 presso il CERN di Ginevra ma i siti Internet si sono sviluppati lungo gli anni ’90 e primi 2000.

A partire dal primo Decennio degli anni 2000 le tecnologie combinate di Telecomunicazione e predisposizione autonoma di testi tramite pc hanno consentito a chiunque di diventare “editore” di notizie da diffondere ovunque nel Mondo.

Questi fatti epocali hanno provocato devastanti cambiamenti in molti settori. Pochi altri però sono stati toccati come il Giornalismo mondiale che in meno di due decenni è risultato profondamente modificato.

La “catena della notizia” è stata completamente stravolta. La notizia era tradizionalmente fornita dalle agenzie di stampa via telescrivente alle redazioni di tutto il Mondo.

Le radio erano le prime a trasmetterle. Seguivano le Tv che vi aggiungevano, ove possibile, le immagini. Infine, il giorno successivo, i giornali riportavano quelle notizie corredandole di commenti e ulteriori informazioni. I settimanali e i mensili avevano poi il compito di aggiungere vasti approfondimenti.

Il Web ha ribaltato questa catena consentendo a ciascun organo di stampa e, per paradosso, a chiunque sia spettatore di una notizia nel Mondo, di fornire per primo la notizia andando addirittura a sostituire i “professionisti” del mestiere, ossia i giornalisti.

Sui siti Web dei quotidiani spesso le notizie appaiono prima che nelle agenzie di stampa e, da tempo, ci sono molti Tweet o immagini/video che anticipano gli stessi giornalisti nel riportare alcune vicende.

Parallelamente, il mercato pubblicitario ha contribuito all’ulteriore penalizzazione degli organi di stampa: si è verificato che la foto di un vestito, una borsetta o di un qualsiasi capo di moda e , poi, di qualsiasi prodotto, postata su Instagram da un “Influencer” avesse maggior impatto di qualsiasi pubblicità pubblicata su un quotidiano cartaceo o meno.

Perfino la pubblicità televisiva ha subito forti contraccolpi. Ovviamente i giganti Google e Facebook hanno contribuito intercettando la maggior parte degli investimenti pubblicitari che prima erano destinati ai “media tradizionali”.

Attualmente, si calcola che la spesa pubblicitaria nel mondo sia del 10% sui giornali: era del 33% nel 2005: il calo è stato forte e ha provocato crisi devastanti nel mondo dell’Editoria.

Nonostante un tentativo di recupero, ancora oggi i quotidiani nel Mondo e in Italia registrano ogni anno forti cali di lettori e perdita di autorevolezza a vantaggio di altre forme di comunicazione e perfino di singoli blogger e influencer.

La “disruption” (“rottura dirompente”) è avvenuta molto velocemente. Storicamente, diversi tipi di media non hanno rappresentato una minaccia diretta l’uno per l’altro. La televisione non ha distrutto la radio; Internet non ha ucciso la televisione.

Ma i nuovi entranti digitali hanno raggiunto una posizione dominante in pochi anni. Le entrate pubblicitarie complessive rimangono pressoché invariate, ma i nuovi arrivati ​​hanno rapidamente fatto la parte del leone.

Quindi, anche se l’innovazione tende a cannibalizzare le precedenti storie di successo, non significa che le elimini del tutto. La carta morirà? Forse no. Le vendite di libri elettronici, il probabile distruttore della stampa, sono rimaste stagnanti negli ultimi due anni.

La lettura su carta rimane un’esperienza distinta e apprezzata per la quale i consumatori – perfino i giovani - sono ancora disposti a pagare. Tuttavia, è più probabile che l’esperienza di lettura stessa si svolga in un momento diverso, durante il fine settimana, mentre la navigazione digitale tende a prevalere durante la settimana lavorativa.

Ogni modello di business deve adattarsi alle mutevoli preferenze dei consumatori. Quelli che lo faranno sopravviveranno. Quelli che non lo faranno periranno.

Cosa c’entrano le Media Relations con tutto ciò? Lo spiegherò nella prossima puntata.

A cura di Pietro Cobor

Pietro Cobor è un Giornalista e Comunicatore con molti anni di esperienza. Attualmente è Direttore di Agenzia Omniapress (www.AgenziaOmniapress.com ) e Senior Consultant di Weber Shandwick Italia. Ha iniziato la carriera nel 1980 e, oltre ad un’intensa attività giornalistica, è stato anche responsabile e/o collaboratore di circa 50 Uffici Stampa di Organizzazioni di ogni tipo e ogni settore.

E’ anche Consigliere Nazionale del Club del Marketing e della Comunicazione con incarico ai Rapporti Istituzionali

Contatto Email: omniapress1@libero.it

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