Milano, i palazzi da restaurare senza pubblicità: è la prima volta che succede

Apr 8th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


La fuga dei brand dall’outdoor adv. Dall’inizio dell’emergenza il bianco ha sostituito immagini e colori sulle facciate delle case in ristrutturazione

Bianco e ancora bianco. Oppure impalcature che attraverso i reticolati metallici mostrano finestre e balconi fino a poche settimane fa nascosti. Bandiere lasciate in balia del vento o bandiere ammainate.

Da Loreto ai Navigli. Fra la Darsena e viale Gorizia una coppia di palazzi inscena un dialogo muto. Dall’inizio dell’emergenza Covid-19 gli enormi cartelloni pubblicitari issati sul fianco dei palazzi o a coprire le facciate in ristrutturazione si sono via via ritirati dalle strade e dalle piazze milanesi.

Giorno dopo giorno via le immagini di grandi brand, via i lanci di serie tv o di nuovi prodotti: la gente in casa, le pubblicità scomparse in assenza di occhi per vederle, ritirate come in una bassa marea urbana.

Al posto di colori shocking e personaggi famosi, il bianco: riflette il sole di aprile e trasforma gli edifici in presenze che ricordano così tanto Christo, l’artista bulgaro che da oltre mezzo secolo (lo fece anche a Milano nel 1970 e più recentemente sul lago d’Iseo) impacchetta palazzi, monumenti e spazi naturali.

Sono molte le tappe (Buenos Aires, un cantiere su viale Sturzo dove il nylon fa danzare surreali ballerine) di un’assenza così vistosa che a tratti coglie di sorpresa i pochi automobilisti di passaggio. Un palazzo e all’improvviso, a fianco, il suo gemello senza identità. In una metropoli movimento, staticità, rinnovo o abbandono diventano immediatamente simboli.

Le pubblicità sostituite dal bianco abbagliante sono lo specchio dei tanti vuoti che in queste lunghe, lunghissime settimane ci portiamo dentro: solitudine, perdita e personali nostalgie. Una città non spenta ma di certo in un limbo d’attesa per la fase 2, per la prima, timida ripartenza. I grandi fari sopra il colore non colore sono testimoni che quelli non sono «solo» palazzi ma corpi giganti che si sono presi in carico la sospensione del grido visuale «compra questo o quello»: di certo per molti un sospiro di sollievo perché giudicati intrusivi fin dalla loro apparizione e da molti altri invece abituale e colorata compagnia nelle strade cittadine.

La percezione è intima e personalissima e cambia per ognuno il modo di osservare e capire la città. Quando tutto sarà finito, ci auguriamo che per intonare un coro per immagini non ci siano subito le pubblicità ma decine e decine di gigantografie che festeggino l’uscita dal tunnel di lutti, sofferenze e privazioni. Un inno che scriva in verde e rosso sul bianco: «Ce l’abbiamo fatta. Tutti insieme».

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