Musica e Comunicazione di Marina Martorana

Un grande potere, declinato in tredici differenti tipi di emozioni. La scienza spiega i meccanismi cerebrali attivati dal do-re-mi. Un modo per fare business tra pubblicità, discografia, cinema e dintorni. Ma non solo. Le sette note sfociano nella medicina, come terapie curative.

E’ persino possibile, soprattutto tra i più giovani, che un capolavoro dei Beatles come Here Comes The Sun sia ritenuta un’invenzione dei pubblicitari di Allianz, che l’hanno usata per un noto spot aziendale. Come hanno poi fatto con Have a nice day, successo degli Stereophonics. La compagnia assicurativa tedesca non è certo l’unica realtà a far leva sul do-re-mi d’autore per catalizzare utenti e mietere successi commerciali. Naturalmente, per ottenere ciò, è basilare che il brano rispecchi immagine e identità del brand. Deve, insomma, allinearsi al target che si vuole intercettare con la tale campagna promozionale.

D’altronde la musica è il linguaggio della comunicazione universale per eccellenza: potente stimolo emotivo che, dal punto di vista neurologico, risulta addirittura più efficace delle parole. Quando la ascoltiamo, infatti, nel nostro organismo si produce un effetto simile a quello dell’assunzione di una droga psicoattiva, che rilascia dopamina nel cervello.

Compito della dopamina è di esercitare il controllo sul movimento, sulla capacità di attenzione e di apprendimento, su alcuni aspetti delle funzioni cognitive, sulla sensazione di piacere e sul meccanismo del sonno. In breve, questo neurotrasmettitore ha il ruolo di messaggero chimico, gli impulsi nervosi lo rilasciano per indurre un certo meccanismo cerebrale.

L’effetto prodotto dalla musica, insomma, non incide solo sulle emozioni, bensì è stato dimostrato come sia in grado di influenzare pure il sistema cardio-vascolare, il battito cardiaco e la pressione sanguigna.

Inoltre, un studio dell’università di Berkeley, in California, ha dimostrato che gli esseri umani associano ai brani musicali lo stesso tipo di emozione. Sentite un po’ questa.

Le oltre 2.500 persone di diversi sesso, età, nazionalità che hanno aderito all’esperimento americano sono state sottoposte all’ascolto di migliaia di generi, dall’heavy metal alla classica, passando per la commerciale.

L’obiettivo della ricerca era di riuscire a creare una sorta di libreria delle emozioni. Il risultato finale ne evidenzia ben tredici, percepite allo stesso modo dai partecipanti: divertimento, gioia, erotismo, bellezza, rilassatezza, tristezza, fantasia, trionfo, ansia, paura, fastidi, ribellione, energia.

Esprimere e comunicare emozioni, sentimenti e stati d’animo attraverso il linguaggio non-verbale é una forza. Non a caso il successo di un film è dato anche dalla sua colonna sonora. Indimenticabili, per citarne solo alcune, quelle di Il Laureato, Guerre Stellari, Blade Runner, C’era una volta in America.

Nei generi drammatici, poi, è il fondamentale sottofondo musicale a rendere efficaci le scene clou, aiuta a dar vita alla visione del regista e immerge lo spettatore in un coinvolgente turbinio: azzera la possibile monotonia, crea tensione e suspense.

E che dire del mercato discografico? Basta un numero. Nel primo semestre del 2022 sono stati registrati 153 milioni di euro di fatturato, con trend in forte crescita.

Ma no, non solo business. Il rapporto musica-corpo è stato oggetto di interesse sin dall’antichità e, con lo sviluppo della medicina, in particolare con le neuroscienze, si è cercato di approfondire le potenzialità curative dell’ascolto o della produzione di melodie.

 
Nel tempo, sono stati studiati e confermati gli
effetti benefici irradiati dal do-re-mi, sia sulle funzioni cognitive che su quelle fisiologiche. Un obiettivo importante delle indagini, infatti, é stato quello di rilevare quali malattie potevano trarre giovamento dall’esperienza musicale.

Oggi è noto che la disciplina possa essere associata con successo a diverse terapie, anche psichiatriche: l’ascolto e il canto riducono, tra gli esempi, i sintomi della schizofrenia e controllano gli stati di agitazione associati alle demenze, migliorando così la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari.

Alcuni risultati scientifici indicano poi che la musicoterapia può aiutare i bambini con disturbi autistici , potenziando le loro abilità in interazione sociale, comunicazione verbale e nei comportamenti finalizzati.
Non certo ultimo, la musica può essere utilizzata per facilitare movimento e riabilitazione neurologica dopo un ictus.

di Marina Martorana
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