Native e Social advertising: partita ancora aperta nel 2020. Gli utenti chi premieranno?

Mar 6th, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B


Julien Mosse 8nella foto), Managing Director, Sud Europa, Benelux & Latam presso Outbrain, spiega come il native sia rapidamente cresciuto nel web

Indiscutibilmente il digitale è una leva necessaria per creare consapevolezza e connettersi con il proprio pubblico. I social media stessi sono stati storicamente un importante ambiente di diffusione per gli inserzionisti.

A fronte però del declino della loro portata e al proliferare negli ultimi anni di fake news, i brand sono oggi alla ricerca di ulteriori soluzioni in grado di preservare la loro immagine e reputazione e di estendere la portata dei loro messaggi. Inoltre, i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori online stanno contribuendo a rallentare l’utilizzo dei social network in favore di altre attività, come la visione di video digitali, che richiedono più tempo e attenzione da parte dei consumatori.

In questo ecosistema in evoluzione, il native advertising, percepito fino a non molto tempo fa come una strategia di nicchia, è rapidamente cresciuto nell’open web fino a diventare un must-have per gli inserzionisti alla ricerca di una maggiore portata e di un maggiore coinvolgimento di qualità con il loro pubblico.

Raggiungere un nuovo pubblico

Che si tratti del cambiamento degli algoritmi di Facebook o della diminuzione del tempo trascorso su Facebook (il tempo medio trascorso su Facebook scenderà a un nuovo minimo di 33 minuti al giorno tra gli adulti statunitensi nel 2020), l’impatto dei social è diminuito in modo significativo. Nell’ambiente dei walled gardens, la portata è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti.

Per compensare queste perdite ed evitare le insidie di mettere tutte insieme le uova nel paniere, gli inserzionisti troveranno nella pubblicità nativa, al di fuori dei social network, una soluzione essenziale e a lungo termine per raggiungere i consumatori sull’open web, un ecosistema aperto molto meno restrittivo e volatile.

L’ascesa di formati pubblicitari non intrusivi e incentrati sull’utente

I formati pubblicitari intrusivi hanno esasperato a lungo i consumatori (ancor più sui dispositivi mobile!). I banner che disturbano l’esperienza di navigazione, o i video la cui riproduzione e il cui suono vengono automaticamente attivati interrompono e, in ultima analisi, infastidiscono l’utente a cui erano destinati, tanto che gli utenti si sono attivati: oggi si stima che il 40% degli utenti desktop sia dotato di adblocker. Al contrario, i formati nativi, che integrano perfettamente la pubblicità all’interno dell’ambiente in cui sono collocati, offrono un’esperienza di alta qualità e non intrusiva.

In Outbrain siamo in grado di consentire ai publisher di creare le migliori esperienze online per il loro pubblico, dando al contempo ai brand una piattaforma per connettersi con i loro clienti e creare impegni significativi attraverso uno storytelling migliore e di classe. Questo è in definitiva il significato di Native, che connette l’ambiente, il messaggio e gli utenti attraverso esperienze d’uso positive e di forte impatto.

Le previsioni sulla crescita di Native (sia Social che Non-Social) continuano ad essere audaci, ma non sorprende che guardando a gran parte dei trend della pubblicità digitale degli ultimi 5 anni, il mobile sia al centro dell’attenzione, insieme al suo nuovo migliore amico “il programmatic”. eMarketer prevede che nel 2020 l’88,8% degli annunci native negli Stati Uniti diventerà mobile-focused, e che l’87,7% sarà acquistato in modo programmatico.

In trust we trust – l’effetto aureola sull’open web

Mentre le piattaforme social sono state riluttanti o incapaci di controllare la qualità dell’ambiente in cui appaiono i messaggi degli inserzionisti, gli editori tradizionali sono stati riconosciuti come molto più affidabili.

Un recente studio di Outbrain e dell’agenzia di ricerca indipendente Lumen ha scoperto che i consumatori considerano le piattaforme dei social media come un ambiente molto meno affidabile.

Infatti, lo studio ha scoperto che gli annunci nativi mostrati sui siti di notizie premium hanno più probabilità di risultare attendibili (+44%), venire cliccati (+21%) e che sono più efficaci nel portare ad acquisti futuri (+24%) rispetto agli annunci che appaiono sulle piattaforme dei social media.

I consumatori tendono ad associare un annuncio al suo “ambiente”, e per i marketer che cercano di impegnarsi in una relazione con i loro clienti, la fiducia è la valuta più preziosa che esista. I siti degli editori premium, media di riferimento, godono di un’ottima reputazione per la qualità e l’affidabilità dei contenuti prodotti dai giornalisti e quindi senza rischi per l’inserzionista.

La fiducia, combinata con la scalabilità dell’open web, rende il Native un’attività da non sottovalutare per gli inserzionisti nel 2020. Tuttavia, i marketer di maggior successo abbracceranno davvero un approccio multicanale, diversificheranno il loro mix di media e trasmetteranno un messaggio personalizzato ai loro clienti attraverso tutte le loro piattaforme e dispositivi preferiti, per tutta la giornata, sia che il cliente sia in modalità di ricerca, di condivisione o di scoperta.

La partita della ‘Fiducia’ sembra ancora aperta tra formati pubblicitari e loro ambienti di pubblicazione (siti web o social networks che siano) anche in questo nuovo anno. Quanto conterà in questa partita, come in quelle sui campi di calcio, resta una volta di più l’etica dei player, il fairplay dello staff tecnico e dei giocatori affinchè non cali la fiducia degli utenti sugli spalti.

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