Nativi digitali, ma in cerca di esperienzialità: gli acquisti dei giovani non sono poi cosi’ on line

Dic 1st, 2020 | Di Redazione | Categoria: CATEGORIA B, Ricerche e Statistiche


Millennial e Gen Z: due generazioni che potrebbero sembrare simili non solo anagraficamente, ma anche in termini di necessità e comportamenti d’acquisto. Così non è, però.

In realtà la Generazione Z — che comprende i nati tra la metà degli anni Novanta fino a circa il 2010, la cui vita è strettamente intrecciata al digitale — mostra differenze sorprendenti rispetto alle generazioni immediatamente precedenti.

Lo dimostra uno studio pubblicato da Global Web Index, agenzia di market research britannica.

Perché è importante tenerne conto?

Perché il marketing generazionale è una risorsa vincente se sfruttata in modo intelligente attraverso strategie basate su dati e ricerche puntuali, non su generalizzazioni.

Il marketing generazionale consente di rivolgersi in modo efficace a una audience di consumatori circoscritta, giovane e digital-oriented, ma che dimostra, al contrario di quanto ci si aspetterebbe, di non essere per forza ancorata all’ambiente digitale per effettuare i propri acquisti.
Come sarebbe a dire?

La Generazione Z passa molto tempo su internet, ma ciò non si traduce in un’automatica inclinazione ad acquistare online piuttosto che in store fisici.

Sebbene gli appartenenti a questa categoria siano molto più inclini a ordinare prodotti online rispetto alle altre generazioni, sembrano apprezzare l’aspetto sensoriale, esperienziale e personale dell’acquisto in store molto più dei Millennial.

I dati emersi dallo studio mostrano, inoltre, che le generazioni più giovani completano acquisti in modo più convinto se viene offerta loro un’esperienza. Per questo lo shopping in store è tutt’altro che superato.

E, incredibile ma vero, ciò potrebbe dipendere dai social network.

Instagram, Youtube e più recentemente TikTok, app specificamente rivolta a un target di giovanissimi: sono queste le piattaforme che la Gen Z frequenta più volte al giorno e su cui plasma la propria identità digitale.

Il loro tratto comune?

La centralità dell’immagine, di tutto ciò che è visually appealing, dell’evento da raccontare.

Un’inclinazione che influenza non soltanto il comportamento online dei giovanissimi, molto ricettivi rispetto ad arte e fotografia, perché:

Nel mondo fisico, la Gen Z ricerca luoghi in grado di offrire esperienze con cui possano interagire, che li coinvolgano e che possano condividere online.

Questo spiega il successo di pop up e flagship/concept store, ibridi che fanno convergere esperienza d’acquisto off e online attraverso iniziative fisiche limitate nel tempo, curate come dei veri e propri eventi prima ancora che shop.
Altro mito da sfatare

È facile pensare che per una generazione la cui vita è strettamente legata ad internet i metodi di pagamento digitale siano quelli più congeniali.

La Gen Z è in realtà lontana dall’abbandonare il contante.

Global Web Index nota, ad esempio, come siano le categorie più in là con gli anni, come i Baby Boomers, a ricorrere sempre più spesso a pagamenti digitali.

I ragazzi della Generazione Z, al contrario, sembrano preferire quelli in cash. Il motivo?

Una audience così giovane probabilmente non dispone ancora di un conto in banca e di una carta di credito personale.

Ciononostante, la loro idea di “denaro” è comunque influenzata dal digitale: i soldi, per la Gen Z, sono un fondo a cui accedere facilmente, con servizi come PayPal o Satispay, non un insieme di monete o banconote da prelevare.

Con una diretta influenza sulle abitudini d’acquisto e una particolare inclinazione al risparmio.
Davvero?

Stando a una ricerca di HSBC, uno degli istituti finanziari più noti al mondo, si tratta di una generazione “frugale”, che spende in modo pragmatico e con molta parsimonia.
La ricerca ha coinvolto 2125 adulti di diverse generazioni, dimostrando che:

Se in possesso di mille sterline, , il 72% di ragazzi della Gen Z si dichiara intenzionato a metter da parte la somma piuttosto che spenderla.

Nei Millennial la percentuale scende al 55%.

Rispetto ai Millennial, dunque, i consumatori più giovani:

- sono più inclini ad attendere che un prodotto sia in saldo prima di acquistarlo;
- risparmiano per poter acquistare ciò che vogliono veramente;
- valutano attentamente il risvolto sociale e ambientale dei loro acquisti, premiando retailer locali
rispetto a marchi fast-fashion e favorendo brand impegnati per salvaguardare l’ambiente.

Questo ultimo punto, in particolare, è forse il tratto più emblematico della Gen Z.

Il tema dei cambiamenti climatici è sempre più centrale nelle nostre vite.

Motivo per cui i brand sono chiamati a intraprendere una strada dichiaratamente più green ed environment-friendly, non solo per tentare di salvare il Pianeta, ma anche per rapportarsi e fidelizzare più consumatori, in particolare i più giovani, facendosi promotori di valori etici condivisi.
Per tirare le somme…

Millennial e Gen Z sono in realtà audience con obiettivi, necessità e valori differenti, anche e soprattutto per quanto riguarda gli acquisti online.

La Generazione Z, seppur naturalmente abile a vivere “digitalmente” per larghi tratti della giornata, apprezza particolarmente la possibilità di fare esperienze in store, di acquistare prodotti “fisicamente” anche per corroborare la propria presenza online e la propria adesione a ideali condivisi o gruppi sociali.
Quindi…

L’implementazione di esperienze d’acquisto digital non si traduce per forza in un minore appeal del retail per le generazioni più giovani.

Bensì un’integrazione.

La necessità di un contatto umano, one-to-one, in grado di sopperire alla mancanza di fisicità del digitale pare essere quindi chiave per ingaggiare nuove generazioni di consumatori e motivarne le scelte d’acquisto.

via https://ottosunove.com

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