Nell’emergenza coronavirus la politica apra alla comunicazione strategica

Mar 6th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Editoriale


Siamo sempre partiti dalla cultura e dalla nostra capacità di superare le crisi. È tipico di chi sa trasformarsi e adattarsi ai cambiamenti. Adesso dobbiamo puntare sulla nostra migliore risorsa: le università perché le sfide sono di portata globale.

Abbiamo i migliori studenti, i migliori ricercatori, i migliori docenti e lo dicono i numeri e i successi che conquistiamo nel mondo. Dalle scienze fisiche, matematiche e naturali a quelle morali. Nei più prestigiosi atenei del mondo abbiamo connazionali che insegnano tecniche sperimentali e i poli accademici italiani hanno scambi interculturali in tutto il pianeta.

Dal Politecnico di Torino, passando dalla Sapienza per giungere all’Università di Palermo, l’attività scientifica è ai massimi livelli e la risposta tecnica al coronavirus è solo l’ennesimo esempio. Federico II a Napoli, già agli inizi del 1200, comprese l’importanza di investire nella metodologia empirica seppur in pieno medioevo dove tutto era rivelazione e tutto sacrilegio.

Da allora in Italia con la cultura, le scoperte, le teorie didattiche, abbiamo costruito un tessuto sociale che ha superato guerre, divisioni interne e crisi. Oggi dobbiamo riaffidarci alla scienza, agli studiosi, alla metodologia, alla più nobile delle tradizioni, quella cartesiana. Ad affiancare i nostri studiosi, in questo periodo storico di post verità ed entropia della comunicazione e delle interazioni, scende in campo una nuova “lezione umanistica”: la comunicazione strategica.

La comunicazione strategica, nata per fini militari, come altre cose, oggi trova applicazione in molti ecosistemi, da quello aziendale a quello geopolitico; da quello elettorale a quello sportivo. In questo caso la comunicazione strategica servirà a rilanciare il Paese e si sposerà con una nuova disciplina che in Italia ancora non ha preso piede: il nation branding.

In molti Dipartimenti universitari sono iniziati i lavori di approfondimento e ricerca per elaborare documenti utili a utilizzare le due materie e metterle a disposizione del Paese. Ma perché questo accada la politica dovrà aprire le porte agli studiosi e fare affidamento alle menti disinteressate che pensano senza confini e con criteri epistemologici.

Basta pensare a quello che succede ogni secondo nel mondo e che spesso ci riguarda, come il caso francese in cui si proponeva la pizza al coronavirus, frutto di un’idea mediatica del colosso Vivendi, o le prime pagine della rassegna mondiale che, in questi giorni, parlano del nostro Paese (brand): è tutta comunicazione strategica e questa richiede contromisure e azioni a breve e lungo termine.

Gli sforzi della comunicazione interna, affidata a uffici stampa e giornalisti, sono vani perché serve la metodologia scientifica con analisi e incrocio dei risultati.

Nel mondo sono nati i primi laboratori interdisciplinari sulla comunicazione strategica, come quello a Toronto che offre soluzioni al governo e ad altri profili dell’asset canadese.

In Italia, anche in ambito militare, ci sono poche testimonianze e pubblicazioni scientifiche che possano far avviare una discussione.

Intanto si moltiplicano le piattaforme social, gli strumenti digitali, le testate e i canali satellitari, a testimonianza che la comunicazione ha sempre più rilevanza in un mondo che corre e cresce troppo velocemente coi suoi disordini e le sue crisi.

di Michele Zizza, giornalista, scrittore e Responsabile Comunicazione Digitale della Presidenza del Senato su www.huffingtonpost.it

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