Nft a New York, Times Square diventa una galleria di crypto art a cielo aperto

Nov 4th, 2021 | Di Redazione | Categoria: Unconvetional Marketing


La star è Quentin Tarantino: annuncia che venderà parti mai viste della lavorazione del suo film più famoso come Nft, token non fungibili, cioè una rappresentazione in formato digitale di realtà fisiche o virtuali la cui proprietà esclusiva del compratore è garantita dai meccanismi della blockchain.

Tarantino metterà all’asta su Open Sea, il mercato più vasto del settore, sette scene inedite di Pulp Fiction, il film col quale nel 1994 vinse la Palma l’Oro a Cannes. Tirerà fuori dai suoi archivi, immagini, audio e gli originali della sceneggiatura dattiloscritta con le correzioni fatte a mano.

Mentre lo annuncia nella sede di Nft.Nyc, gli stati generali di questo nuovo modo di collezionare, investire in asset digitali, ma anche creare comunità e nuovi modi di connettere artisti, sportivi, attori e musicisti alle platee dei loro fan, fuori Times Square si trasforma in galleria d’arte digitale a cielo aperto: su un gigantesco tabellone luminoso vengono proiettate le immagini di opere di Crypto Art di alcuni degli artisti più noti di questo nuovo mercato esploso pochi mesi fa con la vendita record (69 milioni di dollari) di un’opera digitale dell’artista americano Beeple.

Ogni opera porta con sé un Qr code e chiunque, anche un passante, può fare un’offerta per acquistarla sulle piattaforme digitali sulle quali si svolgono le aste.

Lo spettacolo è surreale: a fianco del gigantesco billboard sul quale si succedono le immagini psichedeliche o rarefatte di un’arte priva di fisicità, c’è il rumoroso e assai fisico mondo di un grattacielo in costruzione con le gru che fanno oscillare i loro carichi davanti ai tabelloni luminosi e gli operai messicani che, mentre si arrampicano sui ponteggi, guardano perplessi le cascate di immagini e di colori di questa arte on the road.

«La Crypto Art», spiega Eleonora Brizi, che ha scoperto a New York nel 2018 l’applicazione della tecnologia blockchain all’arte dopo aver lavorato per quattro anni in Cina come assistente dell’artista Ai Waiwei, «è nata nel 2016, ben prima degli Nft che sono un semplice protocollo di autenticazione usato per l’arte come in altri settori, dalla moda alla musica.

Gli artisti sono stati stimolati nella loro creatività dalle caratteristiche di immediatezza e libertà della comunicazione digitale. Poi hanno tratto vantaggio dalla possibilità di proporsi direttamente al pubblico, ai possibili compratori, presentandosi in rete senza la mediazione di gallerie d’arte, curatori, banche».

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