Ora Facebook avvisa se si condividono notizie vecchie, così come l’Internet Archive e Twitter

Lug 10th, 2020 | Di Redazione | Categoria: Social Media


Da qualche giorno, ma in roll out progressivo come spesso accade con le novità di Menlo Park, Facebook avvisa se si condividono notizie vecchie: una schermata di notifica compare quando si clicca sul tasto “Condividi” ma il link è più vecchio di novanta giorni e l’obiettivo dovrebbe essere fermare il dilagare di notizie false e disinformazione all’interno della piattaforma.

Perché ora Facebook avvisa se si condividono notizie vecchie

L’utente può naturalmente ignorare l’avviso e procedere con la condivisione dell’articolo, del link, della notizia in questione quando, nonostante sia datato, li reputa interessanti per sé, per i propri amici, per chi lo segue.

Se Facebook avvisa se si condividono notizie vecchie, infatti, è perché «le persone abbiano il contesto di cui hanno bisogno per decidere consapevolmente» cosa pubblicare, scrive il team di Zuckerberg sul post di presentazione della nuova feature. Lo spirito sembra, così, quello di molte altre iniziative di Facebook contro le fake news: già da anni, per le notizie che vengono etichettate come controverse dalla community di fact-checker o di moderatori terzi, vengono fornite informazioni contestuali appunto e il rimando ad altre fonti da poter utilizzare per approfondirle o verificarle.

«Tempestive», ma allo stesso tempo «credibili»: così pare, del resto, che gli utenti Facebook desidererebbero fossero notizie e contenuti che leggono e condividono sulla piattaforma. A dirlo sono gli stessi insight di casa Zuckerberg secondo cui anche gli editori sarebbero sempre più «preoccupati delle notizie vecchie condivise sui social media come notizie d’attualità, che possono indurre in errore rispetto allo stato reale degli eventi».

Non è una vera novità: da sempre condividere notizie vere ma datate o ormai smentite dagli eventi, dalla cronaca giudiziaria, ecc. è una strategia che soggetti dei più diversi utilizzano per creare un clima di confusione, incertezza, cattiva informazione.

Un uso dei social veloce, distratto, perlopiù a scopo ludico e d’intrattenimento fa il resto: come non di rado si condividono link senza aprirli e avendo letto il solo titolo della notizia, altrettanto spesso si condividono notizie senza controllarne la data; complici il passaparola , il buzz, la fiducia nelle notizie condivise da amici e conoscenti, la bufala è servita.

Anche l’Internet Archive avvisa chi prova a condividerle che le sue pagine non sono nuove

Secondo MIT Technology Review, per esempio, parte consistente delle fake news sul coronavirus hanno avuto origine nell’Internet Archive. Si tratta, come suggerisce lo stesso nome, di una sorta di archivio storico della Rete in cui sono conservate le cache di tutto quello che è stato pubblicato in trent’anni di World Wide Web.

Una sua funzione in particolare, la Wayback Machine, rende disponibili le versioni originali di oltre 430 miliardi di pagine web, indipendentemente da come siano state modificate o se siano state rimosse nel tempo.

Nel caso di una notizia controversa e poi verificata o smentita nel tempo – quella secondo cui il COVID-19 avrebbe fatto decine di milioni di morti in più in Cina rispetto ai numeri ufficiali, per restare all’esempio fornito dal MIT Technology Review – ciò significa, di fatto, che non importa che le testate giornalistiche abbiano approfondito l’argomento e siano arrivate a nuove versioni, più credibili, dei fatti o che le piattaforme social abbiano etichettato come fake la notizia in questione o abbiano provato a renderla meno visibile sfruttando i propri algoritmi: chiunque può ripescare il link originale e provare a far diventare virale una notizia vecchia – così, nonostante diversi gruppi di fact-checker l’avessero reputata non verificabile, la notizia secondo cui il governo di Pechino avrebbe mentito sul numero di vittime del coronavirus è stato condivisa da centinaia di migliaia di utenti e ricevuto altrettante interazioni.

Se Facebook avvisa se si condividono notizie vecchie, lo stesso fa l’Internet Archive e su Twitter una funzione simile, negli esiti almeno, invita gli utenti ad aprire link e notizie prima di ritwittarli è segno che è ormai tempo per le piattaforme di incentivare buone pratiche e comportamenti virtuosi da parte degli utenti e assicurarsi al loro interno un’esperienza di qualità. Tanto più che in gioco c’è il tempo trascorso dagli stessi utenti al loro interno e – nel caso di ambienti digitali è proprio il caso di dirlo – il tempo è denaro.

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